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DIALOGO DI UN VENDITORE D’ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE

dicembre 31, 2016 • Pierluigi Giacomoni

DIALOGO DI UN VENDITORE D’ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE
(31 Dicembre 2016)

BOLOGNA. Anche il 2016 va in archivio e passa alla storia: i 366 giorni che l’hanno composto faranno parte da domani dei nostri ricordi e di quelli dei giornali che tra dieci anni o più ci ricorderanno che nel 2016 accadde quel certo evento, scomparve quel certo importante personaggio, si verificò quella strage o quel lieto evento.

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ITALO SVEVO

dicembre 4, 2016 • Pierluigi Giacomoni

ITALO SVEVO
(4 Dicembre 2016)

BOLOGNA. Pubblico il testo della relazione su Italo Svevo che ho illustrato ieri pomeriggio nell’ambito del ciclo
“La toponomastica, la scrittura, la lettura: le strade del Pilastro e gli scrittori alle quali sono intitolate”
…laddove urbanistica e letteratura si incontrano

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GUIDO GOZZANO

novembre 27, 2016 • Pierluigi Giacomoni

GUIDO GOZZANO
(27 Novembre 2016)

Pubblico qui di seguito il testo della relazione che ho svolto ieri, 26 novembre, presso la biblioteca “Luigi
spina” nell’ambito degl’incontri dedicati ad autori della letteratura italiana che danno i loro nomi alle vie del
Pilastro.

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ADA NEGRI

novembre 6, 2016 • Pierluigi Giacomoni

ADA NEGRI
(6 Novembre 2016)

Ada Negri nasce a Lodi il 3 febbraio 1870 da un’umile famiglia.

Il padre fa il vetturino, la madre lavora all’opificio, la nonna, che ha fatto da governante ad una cantante lirica, dopo la scomparsa dell’artista, viene impiegata come portinaia dal conte Barni, rimasto vedovo.

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GABRIELE D’ANNUNZIO

ottobre 29, 2016 • Pierluigi Giacomoni

GABRIELE D’ANNUNZIO

LA PIOGGIA NEL PINETO (1902)

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.
***
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
***
Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
***
Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alvèoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.
***
(La pioggia nel pineto fu scritta da D’Annunzio nell’estate del 1902 mentre si trovava, insieme ad Eleonora duse, l’Ermione nominata nella lirica, alla Versiliana.

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