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SVIZZERA. ARRIVA L’ONDA VERDE-ROSA

24 Ottobre, 2019 • Pierluigi Giacomoni

SVIZZERA. ARRIVA L’ONDA VERDE-ROSA
(24 Ottobre 2019)

BERNA. In Svizzera è arrivata forte e chiara dalle urne un'”onda verde-rosa” che ha profondamente modificato il paesaggio politico nazionale.

Le elezioni legislative federali del 20 ottobre 2019 hanno decretato in primo luogo il pieno successo dei Verdi, nelle loro diverse versioni, ed in secondo, delle donne. I primi hanno, come vedremo, progredito in voti e seggi,mandando in Parlamento una folta delegazione di

parlamentari giovani, le seconde hanno eletto quasi 80 candidate su un’assemblea che ne conta 200.

Era dal 1999 che la scena politica federale non cambiava così profondamente: allora fu l’UDC-SVP che smise d’essere una forza politica minoritaria, confinata in alcuni cantoni per divenire un partito di prima grandezza in tutta la

Confederazione, ora tocca ai Grünen ed al mondo femminile.

In realtà, segnali in tal senso si erano avvertiti negli ultimi tempi in occasione dei vari appuntamenti elettorali cantonali: forse per effetto del movimento popolare ambientalista suscitato da Greta thunberg, forse perché sta veramente crescendo l’ansia per i mutamenti climatici in atto, le liste verdi hanno visto crescere in diverse parti

della Confederazione i propri consensi, mentre ha perso forza l’appello antimmigrazione della destra populista e sovranista, incarnata dall’UDC-SVP.

Il mondo femminile, poi, ha acquisito sempre più spazio: l’anno scorso due donne sono entrate in consiglio Federale e nei parlamenti dei 26 cantoni si è incrementato il numero delle elette.

Quest’ultimo mutamento è importante se si considera che solo nel 1971 alle donne è stato conferito il diritto di voto ed eleggibilità.

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I RISULTATI.

Le elezioni del 20 Ottobre riguardavano tutto il Consiglio Nazionale (camera bassa) eletto a suffragio universale con metodo proporzionale, e gran parte del consiglio degli Stati (camera alta) eletto con metodo maggioritario.

Per la composizione definitiva della Camera dei Cantoni occorrerà attendere i diversi turni di ballottaggio previsti per novembre, mentre già si dispone di un quadro completo per la Camera del Popolo.

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I VINCITORI.

Come detto, i Verdi sono i veri trionfatori di quest’appuntamento elettorale: sia il Partito Ecologista (sinistra) sia i Verdi Liberali (centro) hanno progredito notevolmente in tutta la confederazione, sottraendo voti e seggi ai

quattro partiti con responsabilità di governo.

Gli Ecologisti del GPS hanno ottenuto il 13,2% delle preferenze ed acquisito 28 mandati: Nel 2015 avevano ottenuto il 7,1% ed eletto 11 deputati.

Nella recente storia svizzera, almeno da quando il Parlamento è eletto col proporzionale (1919) nessun partito aveva guadagnato tanto in un’unica tornata: bisogna risalire al 1999 per riscontrare uno scossone del genere.

Allora l’UDC-SVP guadagnò 15 seggi tutti in una volta.

Anche i Verdi Liberali (GLP), dal canto loro, hanno fatto il botto: infatti son passati dal 4,7% di quattro anni fa al 7,8%, portando alla camera nove nuovi eletti (in totale 16).

In breve, i due schieramenti hanno quasi raddoppiato la porzione dei loro voti e seggi. Di conseguenza, i due partiti ambientalisti ora dispongono di 44 seggi e potrebbero far sentire forte la loro voce già a dicembre quando bisognerà rinnovare integralmente il Governo.

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GLI SCONFITTI.

Dalle urne escono ridimensionati i nazionalpopulisti dell’UDC-SVP che, come avevano anticipato diverse cattive performances a livello cantonale, cedono 4 punti percentuali: dal 29,4 del 2015 al 25,6% di oggi.

Alla camera avranno dodici deputati in meno (53 anziché 65).

In flessione anche i socialdemocratici (SPSP-PSS) che perdono 2 punti percentuali e 4 seggi: 39 invece che 43;

Non si arresta il declino dei Liberali-radicali (PLR-FDP), partito fondatore della Svizzera moderna, al governo ininterrottamente dal 1848, e dei democristiani (CVP-PDC-PPD).

I primi ottengono il 15,1%, (-1,3%, i secondi l’11,3% (-0,3).

In termini di seggi il PLR-FDP scende da 33 a 29 mandati, mentre il CVP-PDC-PPD [1] ottiene una rappresentanza di 25 unità (-3).

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BASSA PARTECIPAZIONE.

Malgrado la legislazione, per venire incontro alle esigenze dell’elettorato, consenta sia il voto per corrispondenza che in anticipo rispetto alla data dello scrutinio,la partecipazione è stata scarsa: ha votato

appena il 45,1% del corpo elettorale.

Sono ormai decenni che il livello di astensionismo nel paese è molto alto, almeno in occasione delle elezioni federali. Diversamente da quanto accade in molti Paesi europei, l’elettore svizzero si sente più attratto dalle

elezioni cantonali o da certe votazioni popolari [2] che alzano la temperatura del confronto politico piuttosto cheì dal rinnovo delle camere, un po’ come avviene in europa in occasione del rinnovo del Parlamento di Strasburgo.

Questo modesto livello di partecipazione potrebbe aver influito sui risultati: secondo alcuni sondaggi, infatti,ì stavolta vi è stata una più forte partecipazione dei giovani ed una maggiore apatìa degli anziani: cosicché gli

ecologisti ne hanno tratto profitto, perchè si sa che i ragazzi sono più sensibili agli allarmi sui danni che l’uomo infligge all’ambiente e credono che solo i Verdi possano imporre politiche più attente all’ecologia.

In più stavolta la cosiddetta “Quinta Svizzera” ossia la folta diaspora che vive all’estero non è riuscita ad eleggere nemmeno un deputato: nel 2015 vi fu un’elezione, ma stavolta nessuno dei 166 candidati che correvano per

essere i rappresentanti degli Elvetici nel mondo ce l’ha fatta.

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PARLAMENTO DI MILIZIA.

Quando saranno eletti in novembre anche i componenti del Consiglio degli Stati, le due nuove Camere federali si

riuniranno a Berna per la sessione invernale: il Parlamento svizzero, infatti, diversamente da quanto accade nella

maggior parte delle democrazie occidentali, è un legislativo non professionale, quindi composto da gente che

continua a svolgere il suo mestiere abituale.

I parlamentari normalmente si riuniscono a dicembre, marzo giugno e settembre per tre settimane di seguito per

delle sessioni deliberative: se necessario possono essere indette delle sessioni straordinarie di una o due

settimane, ma nella norma questo non si verifica spesso, perché i membri delle Camere sarebbero costretti ad

assentarsi dal loro abituale posto di lavoro.

Da un lato, ciò implica che il ruolo del deputato o senatore non è una professione, dall’altro si possono creare

dei pesanti conflitti d’interessi: leader sindacali, presidenti di associazioni professionali, membri di consigli

d’amministrazione di banche e grosse imprese possono agire in parlamento più a vantaggio delle proprie aree

d’impegno professionale che a beneficio della collettività generale.

Proprio quest’intrecci tra mandato politico e ruolo professionale sono stati più volte denunciati,ma senza che si

sia mai giunti ad una vera soluzione del problema, anche perché le diverse lobby fanno sentire forte e chiara la

loro influenza durante il processo decisionale.

Per di più, il sistema del bicameralismo paritario vigente nel paese e la forte identità dei cantoni condizionano

notevolmente il processo deliberativo, rallentando i tempi che portano all’approvazione d’una legge, col rischio,

poi che il testo accettato dalle Camere venga impallinato da un referendum popolare lanciato dagli oppositori.

Per questi motivi, la democrazia svizzera è fondata sul compromesso e su procedure molto lunghe ed articolate.

Esse prevedono che:

1. Il Governo, prima di presentare in parlamento un progetto di legge, avvii in merito una procedura di

consultazione nel corso della quale partiti e forze sociali possono esprimersi in merito ed avanzare modifiche;

2. Dopo che l’esecutivo ha elaborato il Messaggio alle Camere contenente l’articolato e una relazione illustrativa,

il testo viene esaminato da una commissione parlamentare e poi va in aula. Tanto la commissione quanto l’aula

possono proporre emendamenti.

3. Approvato il testo in un ramo dell’Assemblea federale lo si invia all’altro ramo che può adottare delle

modifiche: in tal modo sorgono delle divergenze tra le due camere che devono essere armonizzate.

4. Al termine di tutta questa complessa procedura che può richiedere anni 50mila cittadini possono chiedere un

referendum col quale l’intero elettorato possa pronunciarsi con un sì od un no.

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IL GOVERNO.

Tra i primi atti che dovrà compiere il nuovo legislativo vi sarà l’elezione del Governo federale.

Diversamente da quanto accade in altri paesi, l’esecutivo (denominato ufficialmente Consiglio Federale) non è il

frutto d’un accordo di coalizione tra più partiti: la sua composizione dipende dal voto a scrutinio segreto

dell’Assemblea federale, ossia delle due camere in seduta comune,sui singoli candidati.

Ciascuno dei sette Consiglieri federali uscenti, in ordine di anzianità di servizio, si sottopone al voto e se

ottiene la maggioranza assoluta dei voti è eletto per tutta la legislatura, salvo sue spontanee dimissioni,

annunciate con mesi d’anticipo. Il voto assembleare avviene a scrutinio segreto,quindi possono verificarsi

imboscate.

Generalmente i ministri uscenti sono rieletti, ma nel 2003 e 2007 non fu così: in particolare proprio quell’anno

l’odiato Christoph Blocher,ricco industriale e magnate dei media, nonché vero leader dell’UDC-SVP fu bocciato

dall’aula in favore d’un’altra esponente dello stesso partito d’orientamento più moderato.

Ne nacque una scissione con la formazione del Partito Borghese Democratico, meno conservatore e più disponibile a

rispettare la regola della concordanza,che impone a tutti i consiglieri federali di difendere in pubblico le

decisioni assunte collegialmente e di non attaccare pubblicamente i colleghi di governo con interviste ed

esternazioni.

L’esecutivo elvetico, in sostanza un direttorio che opera collegialmente è presieduto a turno per un anno da

ciascuno dei sette, deve rappresentare le diverse regioni ed aree linguistiche [4] del Paese e vede la presenza di

esponenti dei maggiori partiti: al presente due per UDC, PSS e PLR ed uno per il PPD.

Individualmente, ogni membro del consiglio Federale dirige uno dei dipartimenti (ministeri) in cui si articola

l’amministrazione federale: il loro lavoro è coadiuvato dalla Cancelleria federale che redige i documenti e da una

quantità di uffici e segreterie di Stato che seguono nel dettaglio le diverse materie.

Qualora a dicembre qualcuno dei capidipartimento in carica dovesse rinunciare alla rielezione potrebbero aprirsi

prospettive per l’ingresso di un verde o di qualcun altro, anche non facente parte del parlamento, che magari possa

ottenere l’appoggio degli ambientalisti: sempre fra meno di due mesi sarà eletto il nuovo Presidente della

Confederazione che per dodici mesi avrà il compito di guidare le sedute settimanali del Governo e rappresentare la

Svizzera sulla scena internazionale.

Il Governo per svolgere il proprio ruolo non ha bisogno del voto di fiducia delle Camere e quindi, in caso di

mancata approvazione d’una qualsiasi delle sue proposte legislative non è tenuto a dimettersi, perciò i partiti ed

i singoli parlamentari sono liberi di votare a favore o contro i progetti governativi ed anche di raccogliere firme

per provocare referendum su deliberazioni assembleari che non condividono.

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LA SVIZZERA MODERNA.

Per secoli la Svizzera non è stata un vero e proprio Stato, ma piuttosto una confederazione di tanti piccoli Stati,

anche di dimensione urbana, che periodicamente si riunivano in una dieta federale per concordare delle alleanze e

combattere congiuntamente i tentativi espansionistici dei vicini, soprattutto di Francia ed impero asburgico.

gli Svizzeri erano apprezzati combattenti e non di rado i vicini assumevano compagnie di ventura costituite da

miliziani mercenari, affinché partecipassero a guerre in Italia o in _Francia: da questo nacque il corpo delle

guardie svizzere tuttora operante in Vaticano, reclutato nei Cantoni cattolici.

Nel XVI secolo il territorio fu sconvolto dalle guerre di religione: alcuni cantoni come Zurigo e Basilea aderirono

alla riforma protestante e combatterono i cantoni cattolici, come Lucerna e Friburgo.

Ginevra, come noto, passò sotto il dominio di Giovanni Calvino (1508-1564), ma la città sul Lemano adeerì alla

Confederazione solo a fine 700.

Superata la fase delle guerre di religione, la Svizzera fu coinvolta nel turbine napoleonico: Bonaparte occupò la

Confederazione, la sciolse e proclamò lo stato unitario.

La creatura fu però di breve durata, perché scomparso l’Imperatore, il congresso di Vienna (1814-15) riconobbe lo

statuto federale della Confederazione e ne accettò la neutralità.

Dopo la guerra civile del Sonderbund (1847-48) tra cattolici e protestanti fu stesa una prima versione della

Costituzione federale: i cantoni accettarono di cedere una parte della loro sovranità ad un organismo federale

composto da un Governo (Consiglio Federale) e da un parlamento (Assemblea federale), articolato in due Camere di

pari poteri. Tuttavia conservarono ampia autonomia, anche perché Berna aveva campi d’intervento molto limitati: la

politica estera, la moneta nazionale, la difesa del territorio ed altro ancora, mentre i Cantoni potevano imporre

tasse e tributi e continuarono ad avere piena sovranità sulla scuola, la sanità, altri servizi sociali e

l’ambiente, oltre che l’autonomia dei comuni.

Successive revisioni della legge fondamentale (1874 e 1891) introdussero la democrazia semidiretta,cioè la possibilità per il popolo di promuovere referendum su atti deliberati dalle camere e sulle modifiche da introdurre nella costituzione.

Per tutto l’ottocento il Consiglio Federale fu controllato dal Partito Liberale Radicale, laico ed anticlericale, mentre i conservatori, cattolici, erano confinati all’opposizione, ma dopo l’introduzione del proporzionale, le

porte del Governo furono aperte anche ad altre forze politiche: i democristiani, votati soprattutto nei cantoni cattolici, i centristi, sostenuti da artigiani e coltivatori, ed i socialdemocratici, appoggiati dai sindacati e dalla classe operaia urbanizzata.

Nel 1959 fu varata la “formula magica”: nel governo vi sarebbero stati due rappresentanti per i liberali, i democristiani e i socialdemocratici, mentre i centristi ne avrebbero avuto uno. Tale formula è entrata in crisi alla fine degli anni Novanta quando l’UDC è prepotentemente cresciuta ed hanno perduto seguito tanto i liberali, quanto e forse maggiormente i democristiani.

Ora si assiste, come detto, ad un altro mutamento che prima o poi avrà riflessi sugli assetti di governo: l’irruzione dell’ambientalismo dovrà trovare una sua rappresentanza nell’esecutivo, oltre che nel legislativo.

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTE:

[1]. Come noto, la Svizzera si divide in quattro aree linguistiche e 26 tra Cantoni e Semicantoni. I nomi dei partiti cambiano a volte anche in modo significativo:

1. L’UDC (Unione Democratica di Centro, destra sovranista e populista) in area alemanofona è noto col nome di Schweizerische VolksPartei, ossia Partito del Popolo Svizzero (SVP).

2. Il Partito Liberale Radicale nei cantoni di lingua tedesca è chiamato liberaldemocratico, di qui la sigla FDP.

3. Il Partito Socialista assume nei cantoni alemanofoni la denominazione di Sozialdemokratisches Partei der Schweiz, per cui la sigla tedesca è SPS.

4. la Democrazia Cristiana cambia nome nelle diverse regioni linguistiche: nei cantoni di lingua tedesca la sigla è CVP, in Romandìa (area francese), PDC, in Ticino, PPD.

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[2]. Nel gergo istituzionale, le votazioni popolari sono i referendum che periodicamente e sistematicamente si

tengono in Svizzera a qualunque livello: comunale, cantonale e federale.

A livello federale sono di tre tipi:

1. Modifiche costituzionali approvate dal Parlamento o proposte da 100 mila elettori mediante firme in calce ad un

testo (iniziativa popolare costituzionale), depositato per la verifica alla Cancelleria Federale; Per esser approvata un’IPC richiede, in sede di votazione popolare, la doppia maggioranza del popolo e dei cantoni: i sei semicantoni [3] hanno mezzo voto.

2. Testi legislativi già approvati dal parlamento o proposti da gruppi di cittadini o associazioni, sotto forma di progetto generico o già redatto in articoli su cui 50mila persone appongono la loro firma. Anche questi atti devono

essere depositati alla Cancelleria federale che verifica il raggiungimento del numero di firme necessario per mandare avanti la proposta; in questo caso il Consiglio federale ha la facoltà di proporre alle Camere un controprogetto che verrà sottoposto

al voto in contemporanea col progetto d’iniziativa popolare.

3. Referendum indetti dallo stesso Consiglio federale per approvare leggi federali o trattati sottoscritti dalla Confederazione con Stati esteri. Nel caso in cui si debbano modificare sia i confini esteri che quelli interni tra un cantone e l’altro è obbligatorio il ricorso al referendum federale.

Anche i Cantoni hanno introdotto la stessa disciplina giuridica per cui spesso si verificano su scala locale votazioni analoghe, così come a livello comunale.

Esistono, poi, in alcuni cantoni e piccoli comuni delle assemblee di cittadini che si verificano una volta all’anno o quando è necessario: nelle assemblee i presenti deliberano per alzata di mano.

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[3]. La Svizzera si suddivide in 26 tra Cantoni e semicantoni: la differenza tra gli uni e gli altri è solo nell’attribuzione d’un voto pieno o d’un mezzo voto nelle votazioni popolari di carattere costituzionale e nell’elezione d’un rappresentante o due nel Consiglio degli Stati. I semicantoni hanno mezzo voto,mentre i cantoni l’hanno intero.

nella Camera dei Cantoni i semicantoni sono rappresentati da un unico eletto, mentre i cantoni ne hanno due: così la camera alta si compone di 46 membri.

Per il resto, ognuno dei 26 gode di piena autonomia sancita dalla costituzione federale e dalle specifiche leggi fondamentali locali.

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[4]. Le aree linguistiche: il territorio elvetico si divide in 4 aree linguistiche:

1. La Svizzera tedesca ospita il 71% della popolazione: fanno parte di essa alcune importanti città come Berna, capitale politica, Zurigo, sede della borsa e di molte banche e Basilea, dove si trovano molte industrie chimiche e farmaceutiche.

2. La Romandìa comprende i cantoni di lingua francese ed è abitata dal 19% degli svizzeri: si trovano in quest’area Ginevra, sede di numerosissime organizzazioni internazionali come le Nazioni unite e la Croce Rossa, e Losanna, sede del Comitato Olimpico Internazionale.

3. La Svizzera italiana comprende il Canton Ticino ed alcuni comuni dei Grigioni: la sua popolazione complessiva è pari all’11% sull’insieme degli abitanti.

4. Infine vi è la comunità retoromancia (1%), che ha dignità di lingua ufficiale, che è presente nei Grigioni e parla un dialetto simile al ladino.

Va notato che vi sono almeno quattro Cantoni multilingui: a Berna, Friburgo e nel Vallese convivono comunità alemanofone e francofone; nei Grigioni le lingue parlate sono tre: italiano, tedesco e romancio.

Lo stesso Consiglio Federale attualmente si compone di 4 membri alemanofoni, 2 francofoni e un ticinese.

Accanto a tutto questo vi è una forte presenza di stranieri che raggiunge quasi il 20% della popolazione che rende la Svizzera un paese decisamente multietnico e multicolore.

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