STATI UNITI-SUD AFRICA

LA TEORIA DEL GENOCIDIO DEGLI AFRIKANER

(24 Maggio 2025)

PRETORIA. Da quando Donald J. Trump si è insediato alla Casa Bianca è tornata in auge una vecchia teoria complottista, alimentata da gruppi suprematisti bianchi, secondo cui in Sud Africa sarebbe in atto da tempo un genocidio degli Afrikaner.

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La questione è riemersa il 20 Maggio quando il capo della White House ha ricevuto nell’ufficio ovale il leader sudafricano Cyril Ramaphosa.

Durante il colloquio, cui han assistito collaboratori e amici del repubblicano, son state mostrate immagini che documenterebbero eccidi accaduti a danno dei bianchi.

La vicenda è stata ampiamente pubblicizzata dai giornali di tutto il mondo, qui interessa spiegare da dove derivi questa diceria che nei fatti non ha nessun fondamento.

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LA GRANDE SOSTITUZIONE

Nella destra mondiale oggi egemonica, circola da tempo la teoria della “grande sostituzione“:

secondo alcuni teorici, le dinamiche demografiche in Occidente favorirebbero l’avvento futuro d’un mondo nel quale i non-bianchi sostituiranno gli esseri umani di pelle chiara, ritenuti migliori rispetto a tutti gli altri.

Da qui, derivano le politiche miranti alla crescita della popolazione d’origine europea e gli ostacoli posti all’aborto e all’immigrazione.

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GLI AFRIKANER

Gli Afrikaner, giova ricordarlo, son una popolazione affluita in Sud Africa nel XVII secolo: si esprimono in una lingua che mescola insieme vocaboli olandesi, francesi e tedeschi. Son di religione calvinista, perciò ritengon che il successo in economia sia un segno evidente del favore divino nei loro confronti.

In Sud Africa governavano fin al 1994 imponendo un complesso di leggi che attribuivano grandi privilegi ai bianchi e segregavano i neri e i meticci in una condizione subordinata. Questa pratica è passata alla storia col nome di Apartheid.

Il 27 Aprile 1994 però si tengono nel Paese le prime elezioni “multirazziali” e l’African National Congress (ANC), il partito guida del movimento anti apartheid, ottiene la maggioranza dei seggi parlamentari: Nelson Mandela è eletto Presidente della Repubblica.

A diversi gruppi di Afrikaner questo cambiamento istituzionale non piace, perciò, vien elaborata la teoria del genocidio soprattutto dei farmers bianchi.

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LE ORIGINI DELLA TEORIA

«I primi riferimenti [a questa teoria] – scrive Leonardo Bianchi[1] – sono comparsi all’inizio degli anni Settanta. Nel 1972 viene pubblicato su White Power, la rivista ufficiale del National Socialist White’s People Party, un pezzo intitolato Over-Population Myth Is Cover for White Genocide (“Il mito della sovrappopolazione è una copertura per il genocidio dei bianchi”).
L’articolo accusava le “campagne per il controllo delle nascite” di focalizzarsi solo sui bianchi e di non intaccare il resto del mondo non bianco, con l’esito di condannare alla scomparsa i primi.»

Alla fine del decennio, la paura della “contaminazione razziale” e dell’“eliminazione dei bianchi” – già profondamente radicata negli ambienti razzisti statunitensi – va a formare il nucleo dei Diari di Turner, il romanzo distopico di William Luther Pierce che viene preso a modello dal gruppo terroristico The Order

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LA VERSIONE SUDAFRICANA

«Il “genocidio dei bianchi” – prosegue Bianchi – ha poi trovato altra linfa vitale in Sud Africa.
Ispirati dal successo dell’alt-right e dal clima politico reazionario sdoganato dal primo mandato di Donald Trump, due gruppi suprematisti afrikaner – Suidlanders e AfriForum – hanno cominciato a elaborare una propria versione della teoria, facendo leva sui cosiddetti “omicidi delle fattorie” (plaasmoorde in afrikaans).
Secondo loro, infatti, le violenze nelle zone rurali sarebbero la prova regina dello sterminio in atto. Ma come hanno rilevato i rapporti ufficiali di una commissione d’inchiesta sul fenomeno e della polizia, la stragrande maggioranza dei furti e degli omicidi è dettato da ragioni economiche, dovute alle diseguaglianze lasciate in eredità dall’apartheid.»

Tra 2017 e 18, i leader dei due gruppi suprematisti sudafricani han condotto una tournée negli Stati Uniti che ha avuto grande successo, inducendo alcuni influencer d’estrema destra a propalare la storia: tra essi il noto conduttore di Fox News Tucker Carlson ha dedicato un servizio di sei minuti sulla presunta “pulizia etnica” degli agricoltori bianchi in Sud Africa.

«Cinque, dieci anni fa il genocidio dei bianchi in Sud Africa era solo su Stormfront [il più noto forum neonazista al mondo],» dice il conduttore del podcast d’estrema destra White Rabbit Radio, «mentre adesso è del tutto mainstream».

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LA PUNIZIONE

Già nel suo primo mandato, Donald J. Trump aveva dato incarico al Segretario di Stato Micahel Pompeo d’assumer informazioni in merito, ora, tornato alla Casa Bianca, rinfocola la polemica per punire il sud Africa per la sua posizione antiisraeliana e per esser uno dei membri più importanti dei BRICS.

A tal fine Washington ha tagliato gli aiuti che USAID inviava a Pretoria per lottare contro l’HIV e minaccia di colpir duramente quell’economia con dazi.

Intanto, il 12 Maggio son arrivati negli Stati Uniti 59 afrikaner che son stati accolti all’aeroporto da elementi del governo Trump con grandi onori, nello stesso momento in cui l’amministrazione si vanta di rispedire altrove i migranti sgraditi.

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IL SUD AFRICA OGGI

In realtà, come più volte abbiamo scritto, il Sud Africa di oggi non è molto diverso da quello del 1994:

• gli Afrikaner controllano ancora la maggior parte delle terre fertili del paese e vi sono addirittura luoghi dove i neri vengon tuttora emarginati come se Mandela non fosse mai stato presidente;

• la stessa condizione economica di neri e meticci è nettamente subordinata a quella dei bianchi che tuttora han in mano le leve dell’economia;

• il paese inoltre è infestato da un alto livello di criminalità e di omicidi che colpiscono tutti, indipendentemente dal color della pelle.

Questo ha indotto un anno fa gli elettori a toglier consensi all’African National Congress che alle ultime elezioni generali ha perso la maggioranza assoluta ed ha dovuto formare un governo di coalizione.

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Ora c’è però da sperare che l’atteggiamento irresponsabile del Presidente statunitense non faccia riesplodere i conflitti intercomunitari in un paese che ai tempi di Mandela e Desmong Tutu aveva intrapreso un percorso di riconciliazione tra le diverse comunità che finora ha, malgrado errori e scandali di corruzione, permesso una positiva transizione dal lungo periodo della segregazione a quello del governo di tutti.

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTA:

[1] L. Bianchi, Il genocidio dei bianchi
Complotti, N. 113, 18 Maggio 2025.