RICK E IL ROBOT TUTTO FARE
(15 Settembre 2026)
Rick viveva in una bella casa piena di novità tecnologiche: il letto aveva una sveglia incorporata che alle sei lo destava dolcemente; la doccia cominciava a versar acqua quando lui ci metteva i piedi dentro, perché era dotata d’una telecamera che azionava il getto alla temperatura giusta: né un grado di meno né uno di più; la cucina poi era un portento: fornello ad induzione, microonde d’ultima generazione, lavastoviglie silenziosa e superveloce e così via.
L’ultimo acquisto, costato 50.000 zecchini, era un robot chiamato Bob: un vero tutto fare. Sapeva cucinare, pulire, lavare, stirare. Al bisogno parlava e capiva 60 lingue, non soffrendo mai di stanchezza.
Se guardava la TV imparava ciò che udiva e vedeva e la sua mente diventava ogni giorno più intelligente.
Appena il padrone usciva dalla doccia, indossato un accappatoio, Bob, come un vero maggiordomo inglese, si presentava:
«Buon giorno, Signore, Cosa desidera a colazione?»
«uova e panchetta, succo d’arancia, caffè, pane imburrato e marmellata».
«subito, Signore!»
Mentre l’uomo indossava camicia bianca, cravatta, pantaloni e scarpe, il maggiordomo si metteva in cucina e poco dopo s’avvertiva il tipico profumo delle uova al bacon.
«Signore, se vuol venire a tavola, è tutto pronto!»
Mentre gustava il suo breakfast preferito, Rick si congratulò con sé stesso per l’acquisto fatto: aveva comprato un maggiordomo perfetto, preciso, puntuale, discreto, signorile, educato e molto bravo ai fornelli.
Se rincasava, accompagnato da qualcuno anche con breve preavviso, non si lamentava: indossava i panni del cuoco, si metteva all’opera e in breve gustosi manicaretti eran serviti.
Nel suo cervello elettronico c’era infatti un database con migliaia di ricette provenienti dalle cucine di tutto il mondo.
Così, poteva preparare con la stessa abilità il vero sushi giapponese, le lasagne alla bolognese, il borsch ucraino, la paella valenciana, il ghemistà greco, le ostriche o il caviale.
Conosceva inoltre tutti gli abbinamenti giusti tra vino e cibo: nella cantina di Rick c’eran bottiglie costose che venivan aperte solo in circostanze particolari con ospiti speciali.
A fine pasto poi comparivan liquori di qualità: armagnac, scotch whisky invecchiato, brandy: tutte bottiglie costose e difficili da trovare nei comuni negozi.
Con le ragazze, che spesso Rick portava a casa, era un vero signore: quando i due si ritiravan, s’eclissava e si presentava solo se chiamato.
Una volta, una voleva a tutti i costi dello champagne ghiacciato con caviale: Rick lo chiamò, Bob eseguì l’ordine senza batter ciglio, anche se i due eran nudi come Adamo ed Eva.
***
AL LAVORO
Rick, dopo colazione, scese in garage, salì sull’automobile a guida autonoma, ordinandole: «Città segreta, palazzo 9!»
Mentre la macchina si metteva in moto, facendo alzare la basculante elettronica dell’autorimessa, l’uomo indossava gli occhiali speciali che gli permettevan di leggere la posta elettronica e i titoli dei giornali.
Arrivato, parcheggiò nel posto che gli era riservato e alle otto in punto era in ufficio: la sua puntualità era proverbiale, qualcuno diceva che con lui si potevan regolare gli orologi perché spaccava il minuto.
Alcuni colleghi l’invidiavan perché il Ministro lo considerava il suo collaboratore più fidato: spesso l’incaricava di seguire delicati dossier segreti, ricompensandolo a fine lavoro con migliaia di zecchini.
Per questo a fine mese la sua busta paga era così pingue che si poteva permetter dei lussi che per altri eran un miraggio.
Una volta, ad esempio, fu incaricato di sventare una pericolosa congiura ordita da un’associazione segreta: grazie alle informazioni raccolte i responsabili furon arrestati e condannati a lunghe pene detentive da scontare nel gulag posto nella regione più gelida del Paese dove la temperatura d’inverno poteva scender fino a 50 gradi sotto zero e il trattamento delle guardie era notoriamente infame.
Rick ci guadagnò quei 50.000 che gli permisero d’acquistare Bob.
Un’altra volta fu inviato a Parigi per infiltrarsi in un gruppo di intellettuali del Paese che pubblicavan sui giornali francesi articoli ostili al governo.
Tra questi c’era uno scrittore che da giovane era un sostenitore del regime, per poi passar all’opposizione, emigrare e raccontare con la parola e lo scritto le malefatte del suo Paese d’origine.
Rick, insieme ad agenti segreti, lo rapì, lo sottopose a duri interrogatori per poi fargli capire che se avesse continuato sullo stesso tono ci sarebbero state conseguenze per lui e i parenti rimasti in patria.
A missione compiuta gli vennero dati altri 50.000.
***
LA TENTATA RAPINA
Rimasto solo, Bob si mise all’opera: le stoviglie finiron nella lavapiatti, le camicie in lavatrice, mentre con la scopa elettronica fu ripulito il pavimento che risultò lucido senza un granello di polvere.
Alle dieci uscì per far la spesa: dal macellaio comprò la carne, dal fruttivendolo le patate e la frutta che non doveva mai mancare: pagò regolarmente usando la moneta elettronica.
Rincasando, si rese conto che qualcuno lo stava pedinando: mise in azione la telecamera posteriore e vide che si trattava d’un tizio che aveva già incontrato e che non gli piaceva affatto.
Cercando in internet, scoprì tutto di lui: si chiamava Eddy, aveva 50 anni, era un noto “topo d’appartamento”.
Bob Prese l’ascensore, salì al quarto piano, aprì la porta e non fu sorpreso di vedere che Eddy era lì pronto ad entrare in azione.
Dimostrando notevoli doti atletiche aveva salito le scale e si trovava sul suo stesso pianerottolo.
Bob fece finta di niente, anche se era in allarme, entrambi entrarono nell’appartamento: il maggiordomo mise in cucina la spesa, poi agì.
Tornato in soggiorno: mentre Eddy si guardava attorno per vedere dove iniziare la sua missione, lo guardò intensamente.
Dai suoi occhi all’improvviso uscì una sinistra luce rossa: era un raggio che investì l’uomo gettandolo a terra.
Rick, informato tempestivamente, avvertì la polizia e tre nerboruti agenti impacchettarono Eddy portandolo in carcere.
Il ministro, durante una breve ma significativa cerimonia, trasmessa in televisione, insignì l’umanoide d’un encomio speciale per aver contribuito in modo decisivo all’arresto d’un pericoloso malvivente fin ad allora sfuggito alla cattura.
***
L’INVITO
Rick non era sposato e nemmeno fidanzato: ogni tanto si portava a casa qualche ragazza cui offriva la cena per darsi poi con lei alla pazza gioia in camera da letto.
Da quando in ufficio aveva raccontato d’aver comprato un robot che gli faceva da maggiordomo, molte di loro volevan incontrarlo: il loro vero interesse non era il sesso, ma Bob.
Una sera Rick rientrò con Linda, una bionda piuttosto appariscente.
«Ecco, come ti dicevo, questo» disse Rick indicando Bob «è il mio robot tuttofare: lava, stira, cucina e difende la mia casa dalle intrusioni degli estranei».
«Davvero!» esclamò lei.
«Certo» e le raccontò la vicenda della mancata rapina.
«Meraviglioso, ma non posso permettermelo: non li ho 50.000 zecchinetti,!»
«Questi robot si posson comprar anche a rate, se vuoi posso parlar col direttore del negozio dove l’ho acquistato. Se gli dico una parolina io, ti fa un buon prezzo o ti fa ottenere un finanziamento ad interessi non troppo onerosi!»
Linda non disse né sì, né no, ma nella sua testolina qualche rotella cominciò a girare.
Bob, a questo punto, tossicchiò, chiedendo compìto:
«Cosa desiderano i Signori per cena?»
La tavola fu presti imbandita d’un sacco di leccornie innaffiate da vini favolosi.
Linda trascorse la notte con Rick e la mattina gustò il breakfast più buono del mondo, uova al bacon, succo d’arancia, caffè, pane imburrato e marmellata.
«Non sono mai stata così bene come stanotte», disse lei a colazione finita «Penso che presto tornerò per stare con te di nuovo».
Rick credette che si fosse innamorata di lui, lei invece aveva perso la testa per Bob, il robot tutto fare.
PIER LUIGI GIACOMONI
