L’ECUADOR APPROVA IL “PACTO ETICO”
(20 Febbraio 2017)

QUITO. Ieri i cittadini dell’Ecuador sono stati chiamati alle urne per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, il Vice Presidente e la nuova Assemblea Legislativa. Inoltre si sono pronunciati sul cosiddetto “pacto ético”.
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Il “pacto ético”. Il referendum indetto contestualmente alle elezioni generali chiedeva agli elettori s’erano o meno favorevoli alla proposta di legge, denominata “pacto ético”, che, se approvata, esclude da incarichi pubblici coloro che hanno depositato i propri averi nei “Paradisi fiscali”.

La domanda posta sulla scheda elettorale era così concepita:

«Siete d’accordo che, per espletare un incarico elettivo o per esser pubblico funzionario, sia proibito avere beni o capitali di qualunque natura depositati in Paradisi fiscali?».

Si tratta, sottolinea Marcelo Justo, corrispondente da Quito di BBC Mundo, di una prima assoluta, perché in nessun Paese dell’America Latina si sono mai posti degli argini all’esportazione di capitali nelle giurisdizioni off shore da parte del personale politico o amministrativo.

«I critici di questa consultazione popolare – scrive Justo – hanno accusato il Presidente uscente Rafael Correa di utilizzar politicamente il tema con l’obiettivo di far credere all’elettorato che il Governo combatte la corruzione ed ogni forma di privilegio.»

Il Cancelliere [1] ecuadoriano Guillaume Long difende però l’iniziativa governativa:

«E’ una vergogna che i poveri coi loro redditi o i nostri compatrioti emigrati con le loro rimesse – dichiara – abbiano sostenuto tante volte l’economia del paese mentre i ricchi depositano i loro capitali nei Paradisi fiscali, sottraendo fondi a tutta la Nazione.»

Le ragioni per le quali è stato indetto questo referendum sono almeno tre:

1. Il problema dei Paradisi fiscali non è solo ecuadoriano: è globale. L’evasione fiscale in tutto il mondo si calcola che ammonti complessivamente a 36 miliardi di dollari all’anno.

I Paesi in via di sviluppo contribuiscono notevolmente ad elevare il livello dell’ evasione dei tributi, a causa dell’evanescenza dei loro sistemi di riscossione delle imposte ed all’opera della criminalità organizzata che incamera dalle proprie attività enormi risorse che investe nelle giurisdizioni off shore.

2. colpire i Paradisi fiscali può servire a disarticolare la pericolosa simbiosi tra potere economico e classe politica.

In America Latina, ad esempio, fare politica significa spesso legarsi a dei potentati economici, sia perché i politici, più che essere portatori di idee, sono membri di élite con forti interessi nell’economia e nel controllo delle risorse, sia perché, per sostenere le spese di campagne elettorali assai dispendiose occorre che i candidati si facciano finanziare da chi ha i soldi.

In queste settimane, si susseguono sulla stampa sudamericana rivelazioni inquietanti sugli imponenti versamenti, pari ad oltre 800 milioni di dollari, operati dalla ditta brasiliana Dodrecht che avrebbe finanziato in dodici Paesi latinoamericani le campagne elettorali di numerosi candidati per assicurarsi importanti appalti nel settore edilizio.

3. Questo referendum dà alla società ecuadoriana l’opportunità di disegnare un nuovo modello socio-economico che tenga conto della disuguaglianza tra poveri e ricchi, degli effetti a volte perversi della globalizzazione e della necessità di responsabilizzare i politici su una serie di grandi questioni sociali.

L’impatto socio-economico dei Paradisi fiscali in queste Nazioni condiziona a volte notevolmente le scelte economiche di questi Paesi.
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I risultati. Secondo dati ancora parziali, riferiti al 28% delle schede scrutinate, il “sì” ha raccolto finora il 54%, il “no” il 45% delle preferenze. Perciò non è ancora detta l’ultima parola.
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L’Ecuador. Situata nell’area nord-occidentale dell’America Meridionale, la Repubblica dell’Ecuador, bagnata ad ovest dall’Oceano Pacifico, confina con colombia e Perù.

Ottenuta nel 1822 l’indipendenza dalla spagna, il Paese fece parte fino al 1830 della Confederazione della Grande Colombia, propugnata da simón Bolívar.

La vita politica ecuadoriana fu caratterizzata tra XIX E XX secolo dal conflitto tra i conservatori, sostenuti dalla Chiesa Cattolica ed i liberali, ispirati dalla massoneria: questi due partiti, oltre che confrontarsi in occasione delle diverse consultazioni elettorali, si combatterono a mano armata in diverse guerre civili assai sanguinose.

I conservatori avevano base soprattutto a Quito, mentre i liberali avevano come loro quartier generale la città portuale di Guayaquil.

Nel 1941, mentre era in corso la Seconda guerra mondiale, l’Ecuador combattè una guerra della durata d’un anno col vicino Perù. Lima aveva invaso la provincia de Oro, dopo che erano stati scoperti giacimenti di petrolio. sul campo vinsero i peruani, ma il successivo trattato di pace di Rio de Janeiro, che riconosceva un ampliamento del territorio del Perù, non è mai stato riconosciuto da Quito, che periodicamente rivendica il territorio perduto.

Finora, però, la guerra non è scoppiata di nuovo, anche per l’intervento della diplomazia internazionale che è riuscita a sedar sul nascere ogni velleità guerresca.

Dopo una lunga serie di dittature militari e deboli governi civili, in Ecuador sorse un forte movimento indigenista che chiedeva il rispetto delle risorse della terra nelle aree abitate dalle etnie di nativi americani.

Nel 2007 è divenuto Presidente della Repubblica Rafael Correa, 53 anni, economista e leader della coalizione Alianza País, che ha dominato la vita politica con una piattaforma programmatica volta a ridisegnare il modello economico del Paese in modo da superare le forti disuguaglianze esistenti tra la popolazione.

Da un punto di vista geografico, il Paese, esteso per 283.561 kmq., è abitato da 15,4 milioni di abitanti, secondo dati risalenti al 2010: circa il 40% degli ecuadoriani è d’origine india e parla il Quechua o altre lingue indigene.

Il territorio nazionale è caratterizzato dalla presenza di numerosi vulcani : perciò di frequente avvengono eruzioni e forti terremoti.

Lo Stato è una repubblica presidenziale: ogni quattro anni i cittadini eleggono a suffragio universale “el primer mandatario” che ha il compito di formare e presiedere il governo.

Il Presidente, affiancato da un vice, può esser rieletto per un secondo mandato consecutivo.

Tra le sue prerogative vi è la possibilità di proporre disegni di legge al Congresso Nazionale, costituito da un’unica camera di 137 deputati, eletti contestualmente al Capo dello stato.

L’economia nazionale ha subito in questi ultimi anni una notevole trasformazione, passando dall’essere prevalentemente agricola a comprendere una forte componente industriale: nelle città è cresciuto notevolmente il settore terziario.

Secondo statistiche del 2012 i servizi incidono per il 57,6% sul PIL, mentre solo il 6% è prodotto dall’agricoltura.

Il petrolio costituisce il 40% delle esportazioni del Paese.

PIER LUIGI GIACOMONI
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NOTA:
[1] Il Cancelliere: negli Stati latinoamericani el Canciller, il Cancelliere, è il ministro per gli affari esteri.