TANZANIA. LA MAGIA NERA ESIGE MEMBRA DI MINORI
(2 Febbraio 2019).

DAR ES SALAAM. La magia nera, molto diffusa in Tanzania, esige membra di minori: la notizia è apparsa in questi

giorni sulla stampa locale e dibattuta in Parlamento.

Secondo quanto riferito dai media locali, gl’investigatori avrebbero scoperto che almeno dieci minori, di cui

alcuni di solo sette anni, sono stati di recente rapiti, assassinati ed orrendamente mutilati su prescrizione di

qualche stregone.

«Ci dispiace vedere i nostri figli – ha dichiarato  Kangi Lugola, ministro per gli Affari domestici uccisi – per

questioni legate a strane credenze. Le inchieste preliminari  hanno evidenziato come  quasi tutti gli omicidi siano

avvenuti per obbedire ad alcune superstizioni locali.»

In dicembre, gli abitanti della regione meridionale di Njombe denunciarono la scomparsa dei loro bambini: per

settimane, la polizia tentò di localizzare i “desaparecidos” senza successo: poi furon ritrovati dieci piccoli

cadaveri privi di denti ed organi genitali.

Al Parlamento di Dar Es Salaam un deputato si è quindi rivolto al governo per chiedere quali misure stia adottando

«per prevenire l’uccisione di minori innocenti nella regione  di Njombe.»

«Tali omicidi – ha risposto Faustine Ndugulile, vice ministro per la Salute sono legati alle pratiche  di

stregoneria: spesso i guaritori  tradizionali chiedono ai loro pazienti di ottenere parti del corpo umano per dei

rituali che possono arricchire gli interessati».

Il Governo ha fatto sapere che la polizia ha già  arrestato delle  persone sospettate di essere  coinvolte nei

rapimenti e nei massacri dei bambini: purtroppo, si teme che il numero dei morti sia ben superiore a quello fin qui

reso noto dalle autorità.

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LA TANZANIA E LA MAGIA NERA.

La Tanzania,  come altri Paesi africani,  è nota per le atroci pratiche  legate alla scaramanzìa o alla cosiddetta

“magia nera”. In diverse circostanze, medici tradizionali sono  stati complici delle uccisioni  di persone i cui

corpi vengono poi smembrati e utilizzati per produrre amuleti o pozioni  considerate magiche.

Inoltre, nel Paese sono oggetto di discriminazione e sterminio gli albini, cioè le persone che nascono per effetto

d’un errore genetico, con la pelle chiara ed i capelli bianchi.  In passato sono state denunciati casi di massacri

di albini in tutto il paese.

Sono, inoltre, divenuti frequenti i linciaggi di donne ritenute streghe: nel 2017, ad esempio, da gennaio a giugno,

ben 479 donne sono morte, spesso atrocemente, perché accusate d’esser delle fattucchiere ed il fenomeno è in

crescita.

All’origine di questa recrudescenza della violenza sembra vi sia la decisione del Presidente della Repubblica John

Magufuli che ha bandito qualunque attività politica fino al 2020, quando si terranno le prossime elezioni

legislative e presidenziali. Questa misura, limitando di fatto la libertà personale, ha fatto riemergere il

substrato scaramantico della mentalità africana che spesso attribuisce a forze maligne il manifestarsi di delusioni

nel corso dell’esistenza.

Un decesso improvviso, un cattivo raccolto o l’infertilità nella coppia sono motivi sufficienti per scatenare il

sospetto che nella comunità vi sia qualcuno in grado di generare influssi negativi .
Da qui discendono i frequenti scoppi di violenza che si traducono in linciaggi contro chi è ritenuto portatore di

negatività.

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LA TANZANIA.

Indipendente dal  1963, dopo esser stata colonia tedesca e britannica, fu retta a lungo da Julius Nyerere che

lasciò il potere nel 1985. Unione dei territori di Tanganika e Zanzibar (di qui il nome) è un Paese in cui

convivono molte etnie e diversi credi religiosi: islam, Cristianesimo, credi tradizionali.

La scena politica è stata sempre dominata dal partito rivoluzionario (Chama cha Mapindizu) che si è sempre

aggiudicato tutte le elezioni, anche quando vi hanno potuto prender parte altri schieramenti.

Mai retta da giunte militari e vittima di colpi di Stato, la Tanzania ha visto negli ultimi anni una profonda

penetrazione della Cina nella propria economia con ingenti investimenti nelle infrastrutture e nell’università. Ciò

fa parte del piano pluriennale di Pechino che intende investire in tutto il continente africano, sotto varie forme,

almeno 60 miliardi di dollari nei prossimi tre anni. Su questo sostegno economico conta il Presidente Magufuli per

vincere nuovamente le elezioni del prossimo anno e rimanere al potere fino al 2025.

PIER LUIGI GIACOMONI