SVIZZERA

NON PIU’ DI DIECI MILIONI

(15 Giugno 2026)

BERNA. Non più di dieci milioni d’abitanti, almeno fin al 2050: è quanto proponeva un’iniziativa popolare costituzionale sottoposta al voto il 14 Giugno.

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I PROMOTORI

Ancora una volta è l’UDC-SVP, , destra nazionalista ed isolazionista, a cavalcare il malcontento popolare contro la presenza nel territorio di quasi 2,8 milioni di stranieri, provenienti perlopiù dall’Unione europea.

Il partito sostiene che l’emigrazione è eccessiva, i treni sovraccarichi, gli affitti troppo cari, i servizi pubblici come sanità e scuola al collasso.

Il tasso di criminalità poi decisamente in aumento mentre la polizia fatica a contenerlo.

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IL CONTESTO

«Alla fine del 2025 – si legge su ch.ch – la Svizzera contava circa 9,1 milioni di abitanti. Dall’introduzione della libera circolazione delle persone nel 2002 la popolazione è aumentata di circa 1,7 milioni.»

Anche qui, come in altri Paesi industrializzati, c’è il calo naturale delle nascite, perciò le imprese, le strutture assistenziali come ospedali e case di cura, nonché il settore turistico alberghiero sono costretti ad importare manodopera.

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L’INIZIATIVA

L’articolo costituzionale proponeva di limitare la popolazione residente permanente a 10 milioni di persone fin al 2050.

Qualora si fosse saliti a 9,5 milioni, Consiglio Federale e Parlamento avrebbero dovuto irrigidire le norme sull’asilo e ricongiungimento familiare.

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IL NIET DI BERNA

Consiglio Federale prima, Camere, poi, nell’iter che precede il voto popolare, han invitato a dire no perché «Crea insicurezza e mette in pericolo la stabilità della Svizzera. È dannosa per l’economia, minaccia il benessere e la sicurezza interna e causa notevoli costi alla Confederazione e ai Cantoni. Inoltre, mette in discussione la via bilaterale con l’Unione europea come pure la tradizione umanitaria del Paese.»

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C’E’ CHI DICE NO!

Per molto tempo i sondaggi prevedevan la vittoria dei sì, poi nelle ultime settimane è cambiato qualcosa per cui ha prevalso il no.

Nel dettaglio:1,8 milioni di no contro 1,5,di sì; in percentuale il rapporto è 54,79%-45,21%.

Poiché era importante ai fini del successo del progetto anche il dato del voto dei singoli Cantoni, si deve registrare che 13 di loro si son pronunciati per il rigetto mentre 10 eran per l’accoglimento.

Lo scrutinio ha riproposto la complessa relazione città-campagne: le prime han votato più o meno massicciamente no, le seconde sì.

Nel Canton Ticino, che negli ultimi anni ha sviluppato un’attitudine ostile alla presenza straniera, i no han vinto a Lugano, Chiasso , Mendrisio e Locarno, ma han perso nei piccoli comuni: così la maggioranza seppur di misura, ha accettato il progetto UDC.

Interessante, infine, il dato della partecipazione: alle urne si è presentato il 58,86% dell’elettorato, ovvero 3,3 milioni: normalmente i livelli d’affluenza in occasione di queste votazioni, peraltro piuttosto frequenti, raramente mobilitano tanti votanti.

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VERSO LE FEDERALI

Secondo alcuni commentatori, con la votazione del 14 giugno è iniziata la lunga corsa alle federali del 2027 quando saranno in palio i 246 seggi del Parlamento.

Infatti, i dirigenti dell’UDC-SVP, pur ammettendo la sconfitta, han già annunciato nuove iniziative che per loro sono un modo per premere sia sulle istituzioni che sulla società nel suo complesso per imporre la propria agenda politica e mediatica.

Del resto, quella che negli anni 70 del 900 era una forza politica che raccoglieva circa il 10% dei consensi, mentre oggi sfiora il 30%, disponendo di 62 seggi su 200 al Consiglio Nazionale, rappresentata in quasi tutti i governi cantonali deve proprio alle frequenti campagne antistranieri la propria crescita a spese delle altre forze politiche, soprattutto quelle del campo “borghese”.

Se, come han dimostrato le federali del 2023, l’UDC-SVP ha tanti consensi lo si deve all’insistenza con cui cavalca il malcontento d’una parte dell’elettorato, soprattutto il più anziano, che, pur sapendo che senza Gastarbeiter semplicemente in Svizzera non funzionerebbe più nulla, rimpiange l’epoca in cui gli stranieri eran pochi.

PIER LUIGI GIACOMONI