VENEZUELA

MADURO NELL’OCCHIO DEL CICLONE

(4 Dicembre 2025)

CARACAS. Nicolás Maduro Moros, Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, nell’occhio del ciclone: da Agosto Donald J. Trump l’accusa d’esser a capo d’un narcostato.

Per questo ha inviato nei Caraibi una flottiglia, cui s’è aggiunta la portaerei Gerald Ford, la più grande che gli USA possiedano, mobilitando complessivamente 15mila uomini.

Solo nell’89, quando Washington invade Panamá per deporre ed arrestare Manuel Antonio Noriega, è messa in campo una forza di simili dimensioni.

Il venezuelano è accusato d’immettere sul mercato statunitense tonnellate di stupefacenti, cocaina di provenienza colombiana, soprattutto.

La droga c’entra, beninteso, ma non solo quella: il Venezuela è difatti in possesso d’ingentissime riserve petrolifere che fan gola.

Proviamo allora ad approfondir i due aspetti del conflitto che per ora è a bassa intensità, ma che potrebbe in qualsiasi momento deflagrare con conseguenze al momento imprevedibili su tutto lo schacchiere latinoamericano.

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FRONTE STUPEFACENTI

LOS SOLES, EL TREN DE ARAGUA E GLI ALTRI

Son almeno due i cartelli che secondo Washington invadon gli Stati Uniti con tonnellate di cocaina: Los Soles e el Tren de Aragua.

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LOS SOLES

«Un’organizzazione di narcotrafficanti – scrive Norberto Paredes[1] – composta da alti funzionari venezuelani.»

E’ questa la descrizione che la Casa Bianca dà de Los Soles: un’organizzazione criminale, dichiarata terroristica, al cui vertice sarebbe lo stesso Capo di Stato su cui pesa dal 7 Agosto una taglia di 50 milioni di dollari.

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LE ORIGINI

Il termine Los Soles è usato per la prima volta dalla stampa venezuelana all’inizio degli anni ’90 quando emerge che il Gen. Ramón Guillén Dávila, che dirige i Servizi antidroga della Guardia Nazionale di Caracas, ha inondato per quattro anni (1987 – 91) gli USA con 22 tonnellate di cocaina.

Los soles, in realtà, son dei trasportatori per conto dei cartelli colombiani: il nome che vien loro assegnato fa riferimento alle stellette che i militari venezuelani recan sull’uniforme indicante il grado raggiunto nelle forze armate.

Si ritiene che quest’organizzazione coinvolga diversi funzionari pubblici di Caracas.

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EL TREN DE ARAGUA

L’altro cartello che attira l’attenzione degli Stati Uniti si chiama El Tren de Aragua ed estende i suoi tentacoli a tutta l’America meridionale.

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ORIGINI

La banda sorge nel 2010 all’interno d’un sindacato che controlla un tratto di ferrovia in costruzione nello stato d’Aragua: all’inizio ricatta gli appaltatori affinché assumano nei cantieri gente che ha pagato per lavorare.

Estendon poi i loro interessi al business della droga e dell’estrazione illegale di minerali: l’epicentro della loro azione sono le carceri a partire da Tocorón, Aragua, dove Héctor Rusthenford Guerrero, noto come “el niño Guerrero“, fa proseliti tra i detenuti.

Il suo impero ormai si estende a tutto il Venezuela ed anche oltre: in Perù, Brasile e soprattutto Colombia agisce nell’ambito del narcotraffico in lotta contro le altre bande.

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GLI ALTRI

Oltre ai venezuelani, nel Paese vicino altre organizzazioni traffican stupefacenti:

• l’ELN (Ejercito de Liberación Nacional), una guerriglia attiva nelle province caraibiche e vicino alla frontiera con Caracas, si finanzian col commercio della cocaina;

• frange delle FARC (Fuerzas Armada Revolucionaria de Colombia), in dissenso con la leadership nazionale, fan lo stesso;

• infine, ci son i cartelli attivi da decenni.

A questa complessa realtà criminale si devon aggiunger le gang messicane che han colonizzato la costa pacifica dell’Ecuador.

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FRONTE IDROCARBURI

Il Venezuela, però, non è solo questo: dal 1914 è un forte produttore di petrolio.

Anzi, si sa che dispone di riserve che potrebbero durare ben oltre l’esaurimento dei pozzi mediorientali.

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DRILL, BABY DRILL

Con lo slogan “trivella, ragazzo trivella”, Donald J. Trump ha dato il via alla ricerca di nuove fonti d’approvvigionamento petrolifero e di gas naturale: benché gli Stati Uniti sian diventati il maggior produttore mondiale d’idrocarburi, han l’esigenza di controllare le fonti provenienti da altri Paesi.

L’area dei Caraibi meridionali è una delle più ricche: Curaçao, Trinidad&Tobago e Guyana prometton bene e la Chevron ha già conseguito diverse licenze di trivellazione al largo delle coste guyanesi.

Ora però è giunto il momento di far pressione su Maduro, anche per evitare che il greggio venezuelano finisca in mani cinesi.

In più, preoccupa la rinnovata controversia con la Guyana per il controllo dell’Esequibo: il 3 Dicembre 2023 fu indetto un plebiscito con cui il chavismo chiese ai venezuelani il via libera all’annessione.

La propaganda precedente il voto fece temere che l’invasione del vicino fosse imminente: tuttavia, non accadde nulla, anche perché USA e Gran Bretagna si disser pronte a scender in campo a fianco della Guyana.

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VENEZUELA

GEOGRAFIA

La República Bolivariana de Venezuela occupa la parte settentrionale del Sud America: bagnata dal Mar dei Caraibi, distan poco dal suo territorio le ex Antille Olandesi e Trinidad&Tobago, confina con Colombia, Brasile e Guyana.

La superficie è 912.050 kmq e la popolazione 28,9 milioni d’abitanti.

Capitale: Caracas; altre città importanti: Maracaibo, Valencia, Barquisimiento, Ciudad Guayana.

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AMBIENTE

Il Paese è composto da tre regioni naturali. Nel nord e nell’ovest vi sono le Ande e altre catene montuose; vi sono alte montagne anche nel sud. Nel centro, le pianure dell’Orinoco offrono superfici adatte all’allevamento. Nel sudest antichi altipiani di roccia e arenaria si estendono fino ai confini col Brasile e della Guyana, un’area poco abitata, ricca di fitte foreste, savane, fiumi e particolari formazioni geologiche, i “tepuyes” (montagne dalla sommità piatta) e le strane “sarisarinama” (burroni). La maggior parte della popolazione vive sui monti del nord. Sulla costa si trovano le pianure.

Si producon petrolio, ferro, manganese, bauxite, tungsteno, cromo, oro e diamanti. I principali problemi ambientali sono la deforestazione e il degrado del suolo. Inoltre, la mancanza d’impianti di depurazione dell’acqua nei grandi centri urbani e industriali provoca un aumento dell’inquinamento dei fiumi e del Mar dei Caraibi.

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POPOLAZIONI, LINGUE E RELIGIONI

I venezuelani discendono dall’integrazione dei popoli indigeni con gli afro-caraibici e i coloni europei. I nativi non raggiungono il 7% sul totale degli abitanti.

Se negli anni 50 e 60 del Novecento molti son affluiti anche dall’Europa nel momento in cui l’economia nazionale attraversava un’epoca di prorompente sviluppo ed il denaro affluiva a fiumi, negli ultimi anni circa 8 milioni di persone son emigrate all’estero, principalmente in Sud America e in Spagna.

La religione più praticata è il cattolicesimo, anche se son in crescita gruppi pentecostali.

La lingua ufficiale è lo spagnolo, ma sussiston 31 lingue autoctone.

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STATO

E’ una repubblica presidenziale: il capo dello Stato, eletto a suffragio universale ogni sei anni, nomina i ministri

Il potere legislativo è esercitato da un’Assemblea Nazionale unicamerale.

Il territorio è suddiviso in 21 Stati, retti da un governatore eletto dal 1989, e da assemblee locali.

Ad essi si aggiungon un distretto federale, Caracas, e due territori semiautonomi.

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STORIA

Questo Paese ha vissuto vicende convulse che richiederebbero una trattazione più articolata: per ragioni di spazio, concentreremo la nostra attenzione su alcuni momenti chiave.

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IL NOME

All’arrivo di Cristoforo Colombo (1498), l’estremo nord dell’America del Sud era abitato da popoli d’origine caraibica che vivevan su palafitte.

le caratteristiche del territorio suggerirono perciò che ci si trovasse in un ambiente dove l’uomo viveva a contatto con l’acqua, proprio come a Venezia.

Di conseguenza, si battezzò questa zona “piccola Venezia, cioè Venezuela.

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LA LOTTA PER L’INDIPENDENZA

Tra la fine del 700 e i primi decenni del secolo successivo si diffondon, soprattutto tra i creoli[2], gl’ideali della Rivoluzione francese.

Approfittando del momentaneo indebolimento della Spagna, coinvolta nelle guerre napoleoniche, il Venezuela il 5 Luglio 1811 insorge: Madrid però invia truppe e la sollevazione è stroncata.

Si deve attender il decennio successivo perché anche qui si raggiunga l’indipendenza (1825).

Il leader del movimento anticoloniale, Simón Bolívar, ha un sogno: crear la Grande Colombia, un enorme stato che comprenda gran parte dell’America del Sud.

Le rivendicazioni nazionalistiche degli altri territori fan fallire il progetto bolivariano per cui nascono gli altri Stati Andini.

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CAMBIA TODO CAMBIA

Nel 1914, sgorga da un pozzo nella regione di Maracaibo il petrolio e il presidente Vicente Gómez comprende che in questo modo il Paese potrà uscire dal sottosviluppo.

Infatti nei decenni successivi l’estrazione e l’esportazione del greggio fan affluire nelle casse dello Stato fiumi di denaro: negli anni 50 e 60 Caracas diviene una città con tanti grattacieli: la borghesia va all’estero spende e spande ed anche lo Stato fa lo stesso.

L’incantesimo si rompe negli anni 80 quando il governo scopre d’aver accumulato montagne di debiti col sistema bancario internazionale: il Bolívar, la moneta nazionale si svaluta e i presidenti che in campagna elettorale avevan promesso l’età dell’oro son costretti dall’FMI a varar severi programmi d’aggiustamento strutturale, come li chiamano a Washington.

La tensione esplode nel 1989 quando scoppia il caracazo: migliaia di persone scendon in piazza per protestare contro l’esecutivo. La polizia reagisce e scorre il sangue.

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IL “CHAVISMO”

Gli anni 90 son un calvario per il Venezuela e quando nel Dicembre ’98 un ufficiale dell’esercito si candida alla presidenza con un programma che mira a redistribuire la ricchezza, viene plebiscitato col 56%.

Si chiama Hugo Chávez Frías (1954 – 2013): dopo aver fatto carriera nelle forze armate, tentato un golpe nel 1992, quando giura come Presidente annuncia che da quel momento il Venezuela è entrato nel socialismo del III Millennio“.

La sua ricetta è semplice: col ricavato dell’esportazione del petrolio si finanzian l’istruzione, la sanità, si distribuiscono pasti alla popolazione meno abbiente e si toglie la terra ai latifondisti per darla ai contadini.

Il consenso è alle stelle finché il greggio ha prezzi alti, poi precipitano e la dipendenza del Paese dagli andamenti dei mercati delle materie prime produce i suoi effetti: quando Chávez muore (marzo 2013) l’inflazione è ricomparsa e nei quartieri poveri di Caracas risuonan le casseruole vuote.

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IL RUOLO DELLA CHIESA

«La Chiesa Cattolica rimane – scrive Javier Campos[3] – una delle poche istituzioni in Venezuela con un’ampia fiducia pubblica e sufficiente autorità morale per parlare di questioni politiche.», così, durante la messa di ringraziamento per la canonizzazione di due santi venezuelani, il Card. Pietro Parolin, già Nunzio a Caracas e Segretario di Stato vaticano, il 20 Ottobre, rompendo un silenzio che dura da tempo, dice: «Ascoltate le parole del Signore, che vi chiama ad aprire le prigioni ingiuste, a spezzare le catene dell’oppressione». al contempo esorta a costruire la pace sui fondamenti di giustizia, verità, libertà e amore, centrata sul rispetto dei diritti umani, la convivenza democratica e il bene comune.

Nei giorni precedenti, la locale conferenza episcopale invita
le autorità a rilasciar oltre 800 prigionieri politici, mentre in un evento pubblico il Card. Baltazar Porras descrive la situazione del Venezuela come «moralmente inaccettabile», citando povertà, militarizzazione, corruzione ed erosione dell’autonomia istituzionale.

Vedremo se il Paese latinoamericano imboccherà la via del ripristino delle libertà oppure sarà coinvolto in un altro conflitto.

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTE

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[1] N. Paredes, Qué se sabe del Cartel de los Soles, la organización designada como terrorista por EE.UU. y acusada de tener su base en las Fuerzas Armadas de Venezuela, bbcmundo.com, 17 Novembre 2025;
[2] Creoli: Nome con cui, sin dal sec. XVI durante il periodo coloniale, s’indicavano in diverse zone centro-merid. del continente americano gli individui nati da genitori d’origine europea
CFR. https://www.treccani.it/vocabolario/creolo/
[3] J. Campos, Vatican Secretary of State calls for justice in Venezuela, aleteia.org, 22 Ottobre 2025.