UN TRAM PER BOLOGNA, NON SOLO PER FICO
(21 Settembre 2017)

BOLOGNA. Bologna ha un desiderio: riavere il tram: non solo perché presto aprirà FICO, ma perché la città ne ha bisogno.

Tra il dire e il fare però ci sono parecchi ostacoli ed ecco allora che l’assessore alla Mobilità Irene Priolo lancia l’idea d’un nuovo “percorso partecipato”, simile a quello che l’anno scorso coinvolse circa mille cittadini per la definizione del progetto di Passante autostradale di Bologna, noto ai più come Passante di Mezzo.
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L’ipotesi progettuale. L’idea è quella di costruire una lunga rotaia che colleghi il centro città con FICO, il grande parco alimentare che aprirà i suoi battenti il prossimo 15 novembre in via Paolo Canali, zona Caab.

Da collegare ci sono il futuro Centro meteo dell’ex Manifattura Tabacchi, la Regione, il distretto fieristico e il Pilastro, prima di approdare alla «Disneyland del cibo».

Per adesso si tratta di redigere il Pums, il piano metropolitano per la mobilità sostenibile, all’interno del quale dovrebbe trovar posto la metrotramvia.

Per compiere quest’operazione il Governo ha messo a disposizione quattro milioni, ma roma offre a tutte le CM che vareranno dei progetti sensati, fino a 15 miliardi.
«Il tram – dice Irene Priolo, assessore comunale alla Mobilità – «non è un obiettivo ma uno strumento. L’idea è portare 100.000 cittadini su un sistema di trasporto collettivo di massa». Ovvio che su mezzi di 24 metri questo obiettivo abbia più probabilità di realizzarsi (oggi la rete bolognese può contare al massimo su filobus da 18 metri).
«Il tram – prosegue l’assessore – sarà  l’asse portante del lavoro di stesura del Piano della mobilità  sostenibile che faremo con il gruppo individuato da Srm (l’agenzia per la mobilità  e il trasporto pubblico locale.
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Tram per FICO o per Bologna? Da molto tempo a Bologna si discute di questi argomenti senza giungere ad una decisione definitiva. Il gruppo “perdavvero-urbanistica” di cui faccio parte, ha da tempo caldeggiato la costruzione d’una metrotramvia, come già avvenuto, ad esempio, a Cagliari e Firenze.

Pensiamo che il tram su rotaia, alimentato elettricamente, consenta di centrare almeno due obiettivi.
1. disincentivare l’uso del mezzo privato, soprattutto dal lunedì al venerdì in zone densamente popolate e dove vi è una grande richiesta di mobilità;
2. ridurre l’inquinamento dell’aria prodotto dai mezzi, anche del trasporto pubblico.

Perciò, risulta molto efficace la battuta del consigliere comunale Piergiorgio Licciardello che ha detto di recente: «Serve un tram, non PER Fico, ma PER BOLOGNA, e fatto in modo che arrivi ANCHE a Fico.»

Con le sue parole Licciardello ha fatto sue le preoccupazioni dei residenti della zona San Donato che temono che con l’apertura di FICO, che aspira ad attirare annualmente 6 milioni di visitatori, il volume complessivo di traffico aumenti pericolosamente, portando con sé più rumore, più inquinamento e più intasamento delle vie di comunicazione.

In via transitoria si è disposti a fare qualche sacrificio, ma a regime la faccenda deve esser risolta in modo da rendere più sostenibile la mobilità.
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Piccola nota autobiografica. Quand’arrivai a Bologna nel 1970 il tram non c’era più: c’erano però le rotaie che poi furono tolte o sotterrate. Allora si decise che il trasporto pubblico sarebbe stato espletato da autobus a motore e filobus. Poi anche i filobus sparirono ed anche il trasporto pubblico diede per decenni il suo contributo all’inquinamento dell’aria. Per molto tempo si discusse vanamente anche della costruzione d’una metropolitana, ma com’è noto, non se ne fece nulla.

Ora il desiderio di Bologna per il tram riaffiora. Del resto, viaggiando come faccio per tutta Europa, ho notato che le altre città, grandi o piccole che siano, hanno una o più linee di tram: a Milano ve ne sono circa 30, ma anche a Barcellona, Madrid, Ginevra, Zurigo, Berlino, Parigi e Londra non hanno rinunciato a questo mezzo di trasporto.

Il futuro dovrà tendere sempre più a favorire una mobilità sostenibile e meno inquinante, perché è soprattutto nelle città che si aggrega la maggioranza della popolazione e sono le città che contribuiscono al peggioramento della qualità dell’ambiente.

PIER LUIGI GIACOMONI