TransPacific partnership
(8 ottobre 2015)

ATLANTA (GEORGIA). E’ stato firmato il 5 ottobre ad Atlanta il TPP (Transpacific partnership): si tratta di un accordo di libero scambio tra una dozzina di Stati che gravitano sull’Oceano Pacifico.

I Paesi coinvolti sono Stati Uniti, Giappone, Australia, Brunei, Canada, Cile, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.
L’accordo TPP intende creare un’area di libero scambio che interessa il 40% dell’economia globale.

I colloqui tra i governi coinvolti sono proseguiti ben oltre il termine prefissato del 3 ottobre, perché all’ultimo momento sono emersi ostacoli da superare, soprattutto in relazione ai brevetti sui farmaci.
Gli Stati Uniti, infatti, volevano che la durata di quelli sui medicinali fosse fissata a dodici anni, poi però hanno accettato un’intesa che ne stabilisce la durata in otto anni.
Altre difficoltà hanno riguardato i settori della produzione automobilistica,
dei derivati del latte e della proprietà intellettuale.

Lo scopo del TPP è soprattutto quello di arginare le esportazioni cinesi, che stanno distruggendo i mercati e le piccole produzioni di interi Paesi.

L’accordo, per entrare in vigore, dovrà essere ratificato dai parlamenti dei Paesi firmatari e, a questo proposito, qua e là stanno manifestandosi segnali di dissenso: il timore di alcuni è che le economie dei Paesi forti dell’area schiaccino col proprio peso le economie deboli.

Il TPP è simile al TTIP, la Transatlantic Trade and Investment Partnership, attyualmente in fase di stesura tra Stati Uniti ed Unione europea. I negoziati, in questo caso, sono iniziati nel 2013 e si sono incagliati
soprattutto sui settori dell’agroalimentare e della proprietà intellettuale.
Anche in questo caso hanno già fatto sentire la loro presenza voci di dissenso: una petizione transeuropea contro il TTIP ha raccolto oltre 30 milioni di firme.
E’ possibile che questa mobilitazione condizioni notevolmente sia il processo negoziale, sia quello di ratifica, una volta che il trattato sia stato effettivamente firmato.

PIER LUIGI GIACOMONI