SAHEL

LE DITTATURE NON SOPPORTANO LA CORTE PENALE INTERNAZIONALEgiunte militari di Burkina Faso, Mali e Niger han reso noto che si ritiran dall’accordo di Roma che istituì nel 2002 la Corte Penale Internazionale (CPI) con sede all’Aia, Paesi Bassi, incaricata d’indagare e punire i crimini contro l’umanità, commessi qua e là da diversi Paesi.

A loro avviso, la CPI è uno «strumento di repressione neocoloniale nelle mani dell’imperialismo». ed accusano: «La Cpi si è dimostrata incapace di occuparsi e giudicare crimini di guerra, crimini contro l’umanità , genocidio e aggressione» e Promettono d’istituire una corte penale saheliana.

Il provvedimento, che avrà effetto solo tra un anno, non impedirà alla CPI d’ condurre indagini ed emettere ordini d’arresto contro qualcuno dei dirigenti dei tre Paesi.

L’area saheliana, tra il 2021 e il 2023 è stata oggetto di diversi colpi di Stato che l’ha fatta ripiombare nella cupa stagione delle dittature militari degli anni 60 e 70 del 900: tra i provvedimenti presi l’imbavagliamento della libera stampa, incarceramento dei giornalisti e degli oppositori politici, le sparizioni di chi non s’allinea col potere dominante.

All’inizio, ovviamente, i militari dichiaran di volersi tener il potere per un periodo limitato, poi, accampando ragioni di sicurezza nazionale, se lo tengon indefinitamente.

Sul piano internazionale, il gruppo, ribattezzatosi Alleanza del Sahel, ha rotto con la Francia, ex potenza coloniale, sospendendo anche le licenze per la ricezione dei programmi di RFI e France24, per affidarsi ad Afrika Corps, erede della società Wagner del fu Prigozhin: inoltre è uscito dalla Cedeao-Ecowas, la comunità economica dell’Africa occidentale, rinchiudendosi nel proprio orticello.

Intanto, i gruppi jihadisti continuano i loro attacchi alla popolazione civile ed estendon il loro raggio d’azione al Golfo di Guinea, facendo sentire la loro influenza su Togo, Benin e Ghana: dal canto loro, è noto che Le forze armate nel Sahel, incapaci di contenere l’espansione delle forze jihadiste, si son accanite contro gli abitanti dei villaggi oggetto delle aggressioni degl’islamisti.

La loro colpa? Sostenere nei fatti gl’invasori

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LA CPI E L’AFRICA

Fin dalla sua istituzione, la CPI ha messo nel proprio mirino le molte violazioni dei diritti umani che avvengon in Africa, spingendo alcuni dirigenti locali ad accusarla d’aver un pregiudizio antiafricano: ben 32 su 33 casi avviati son rivolti a vicende accadute nel continente.

Anche il leader ruandese Paul Kagame l’ha più volte criticata e il Burundi ha denunciato il trattato istitutivo.

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GUINEA: APPROVATA LA NUOVA COSTITUZIONE

Il Ministro per l’amministrazione territoriale ha comunicato il 23 Settembre che l’89,38% degli elettori ha approvato domenica 21 Settembre il testo della nuova costituzione guineana che sostituirà la carta provvisoria emanata dopo il golpe del 5 Settembre 2021.

La nuova “magna charta” prevede tra l’altro che venga eletto un Presidente della repubblica con un mandato di sette anni, ripetibile una volta sola, un Senato, un terzo dei suoi membri sarà nominato dal capo dello stato, e una corte speciale incaricata d’indagare importanti violazioni di legge commessi da ex dirigenti.

La votazione è avvenuta dopo che la giunta al potere ha imbavagliato la stampa e le radio critiche, proibito i partiti politici d’opposizione e avviato una campagna di propaganda per “beatificare” Mahmadu Doumbouya, 40 anni, vero uomo forte del regime che ora sicuramente correrà per la Presidenza.

La nuova costituzione pone limiti d’età per essere capi di Stato: dai 35 agli 80 anni. Questa norma sembra fatta apposta per bloccare il ritorno sulla scena politica dell’ex Presidente Alpha Condé che ha superato l’età massima.

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MALAWI: TORNA PETER MUTHARIKA

Anche se i dati definitivi non sono ancora noti, Arthur Peter Mutharika tornerà quasi sicuramente alla presidenza del Malawi: il 24 settembre Lazarus Chakwera, in carica dal 2020, ha riconosciuto d’aver perso le elezioni del 16 settembre.

Mutharika, 85 anni, è stato presidente a Lilongwe dal 2014 al 2020.

Ex professore di diritto, era stato uno dei bracci destri del fratello Bingu Wa e secondo alcuni, avrebbe dovuto sostituirlo al momento della morte (2012): la corte suprema aveva però dato ragione alla vice Joyce Banda permettendole d’accedere alla carica nazionale più importante.

Durante il suo primo mandato, il Malawi ottiene buoni risultati sul piano economico, ma diversi scandali colpiscono l’entourage presidenziale, inoltre le elezioni del 2019 vengon invalidate per gravi irregolarità.

Ora però ci si domanda se l’ultraottantenne nuovo leader sarà in grado d’esercitare le sue funzioni per tutto il quinquennio.

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