L’AFRICA SUBSAHARIANA SULL’ORLO D’UNA CRISI ALIMENTARE
(10 Aprile 2026)
L’Africa subsahariana è sull’orlo d’una crisi alimentare, come conseguenza del blocco dello stretto di Hormuz da cui proviene il 30-35% dei fertilizzanti che permettono la coltivazione dei cereali, essenziali per sfamare le popolazioni.
Mentre prima del 28 Febbraio da questa strettoia marittima passavano 129 navi, dal 7 Marzo ne transitano solo 7 al giorno.
Così, alla vigilia dei raccolti e delle semine, mancano urea, elio, zolfo indispensabili o per fertilizzare i campi o per raffinare i fosfati di cui ad esempio è grande produttore il Marocco,mentre le raffinerie nigeriane non riescono a compensare il vuoto aperto dalla crisi del Golfo.
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GLI EPICENTRI
«L’onda d’urto del conflitto in Medio Oriente – scrive la rivista Africa[1] – sta già raggiungendo le campagne e i mercati africani, trasformando una crisi geopolitica distante in una minaccia diretta alla sopravvivenza quotidiana.»: sui mercati del continente, complice anche l’indebolimento del potere d’acquisto delle valute locali, i prezzi dei beni di largo consumo stan schizzando alle stelle.
La rivista francese Le Grand Continent, in un lungo articolo apparso il 7 Aprile[2], approfondisce il tema dei fertilizzanti di cui l’agricoltura, soprattutto in certi momenti dell’anno, ha sommamente bisogno.
Così apprendiamo che secondo il Programma alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM) almeno 45 milioni di persone rischiano la fame soprattutto in Sahel (Mali, Niger, burkina Faso, Repubblica Centrafricana e Ciad) e nel Corno d’Africa (Sudan, Etiopia, somalia e Kenya).
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I NUMERI
L’Africa subsahariana, si apprende, importa in media il 19% dei fertilizzanti, di cui ha bisogno, ma Il Sudan ne acquista il 54%, mentre Kenya, Somalia e Tanzania circa il 30%.
A causa della crisi i prezzi internazionali di questi prodotti son lievitati: a Febbraio, prima che scoppiasse il conflitto, la tonnellata d’urea costava $490: il 24 Marzo ha toccato i $750 ed ora è stabilmente fissa intorno ai $700.
Anche lo zolfo, essenziale per la raffinazione dei fosfati, è notevolmente cresciuto di prezzo.
Questo ed altro ha già spinto alcuni governi continentali a decretare misure di risparmio energetico e di controllo sociale:
• in Egitto, narra Le Monde[3] è stato imposto dal 28 Marzo il coprifuoco notturno dalle 21;
• a Madagascar, dove ad ottobre, in seguito alla rivolta della Gen Z contro Andry Rajoelina, il potere è passato nelle mani d’una traballante giunta militare, di fronte ai frequenti blackout, gli stessi che fecero esplodere l’ira popolare, è stata dichiarata l’emergenza.
Non è improbabile allora che presto si registrino qua e là delle “rivolte del Pane” come quelle che deflagrarono nel 2011 nell’Africa araba.
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COME SE NE ESCE
Secondo gli esperti tre son gli scenari possibili:
1. se il conflitto nel Golfo dovesse stabilizzarsi rapidamente e i traffici riprendere, la crisi alimentare sarebbe risolta e i raccolti salvi;
2. Se il blocco di Hormuz perdurasse fin al 15 Maggio, la comunità internazionale dovrebbe soccorrere i Paesi africani a rischio fame, inviando fertilizzanti o cibo per evitare un tracollo generalizzato;
3. Se la guerra prosegue, la crisi alimentare è sicura e i raccolti del 2026 sarebbero compromessi con ripercussioni anche per la prossima annata.
In sostanza, sembra di rivivere le stesse ansie del 2022 quando si temette che dall’Ucraina non arrivassero in Africa i cereali sia a causa del Covid che della guerra tra Mosca e Kiev.
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SESSANTA PAESI
Al momento comunque non è solo l’Africa esposta alle conseguenze del conflitto perché sono oltre 60 i Paesi che han preso le prime misure di risparmio energetico o stan tentando di calmierare i prezzi degl’idrocarburi.
E’ quanto chiedono ad esempio gli agricoltori irlandesi che il 10 aprile han marciato su Dublino coi loro trattori per convincere l’esecutivo ad intervenire.
In Brasile, India, Malaysia si teme che la crisi dei fertilizzanti determini penuria di riso.
La lista dei Paesi in difficoltà potrebbe allungarsi presto sia nel mondo sviluppato che quello in via di crescita.
PIER LUIGI GIACOMONI
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NOTE:
[1] NEWS, In Africa è allarme cibo: fertilizzanti e carburanti sempre più costosi, Rivista Africa, 7 Aprile 2026;
[2] A. Grandgeorge, ¿Podría el bloqueo del estrecho de Ormuz provocar una hambruna? Anatomía de un choque sistémico, Le Grand Continent, 7 Aprile 2026;
[3] S. Forey, L’Egypte décrète un couvre-feu commercial pour limiter les contrecoups de la guerre en Iran, lemonde.fr, 8 Aprile 2026.

