TANZANIA
DOPO LE ELEZIONI, BAGNO DI SANGUE
(7 Novembre 2025)
DODOMA. Dopo le elezioni del 29 Ottobre con cui è stato rinnovato il mandato a Samia Suluhu Hassan, in Tanzania vi sarebbe stato un bagno di sangue.
Secondo diverse fonti, negli scontri tra giovani dimostranti e polizia sarebbero morti da un minimo di 500 ad un massimo di 2.000 persone.
Oltre a ciò, pestaggi e sparizioni in centri di detenzione non meglio precisati: secondo il partito CHADEMA sarebbero almeno 50 gli attivisti del movimento inghiottiti dall’apparato repressivo e mai più ricomparsi.
Il tutto è avvenuto nell’isolamento internazionale: le autorità infatti han tagliato internet ed impedito per tre giorni l’accesso ai vari social media: quando poi il servizio è stato ripristinato è giunto sugli schermi dei cellulari un messaggio minatorio:
«Evitate di condividere video o foto che incoraggino il caos (…). Ciò sarebbe considerato un’azione criminale, contro la quale sarà avviata un’azione legale.»
Ciononostante qualcosa è trapelato:
«In uno di essi – narra Marc Tamat[1] – che Le Monde ha potuto verificare, si vede qualcuno a terra, con gli occhi chiusi, la maglietta bianca macchiata di sangue. Mentre due persone tentano di spostarlo, una voce fuori campo esclama “sta tornando!! e tutti scappano, lasciando l’uomo, privo di sensi, in mezzo a una strada. Altri filmati diffusi sui social network – che Le Monde non ha potuto autenticare – mostrano corpi ammassati l’uno sull’altro, altri ancora, forze dell’ordine che aprono il fuoco su manifestanti disarmati.»
Sembra che alla repressione abbian partecipato militari ugandesi chiamati in aiuto dalle autorità tanzaniane: solidarietà al governo locale è giunta anche dal Kenya.
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IMMAGINE IN ROVINA
La Tanzania è sempre apparso in Africa un Paese diverso: anche se per decenni il partito-Stato Chama Cha Mapinduzi (CCM, Partito della Rivoluzione) ha controllato tutte le leve del potere fin dai tempi di Julius Nyerere, non si è mai vista da quelle parti una violenza così incontrollata.
Ciò ha spinto il quotidiano kenyano the Daily Nation a sostenere che l’immagine che la tanzania ha proiettato di sè fin dai tempi di Nyerere è decisamente in rovina.
Di più: pare degradarsi il rapporto tra i due elementi che compongono il Paese: il Tanganika, terraferma, e l’isola di Zanzibar.
L’unione costruita nel 1964 come partnership tra uguali, sarebbe ora vista da molti, nella regione continentale, come sbilanciata a favore degl’isolani: Zanzibar comanda e il Tanganika ubbidisce.
«L’incombente presenza della presidente – scrive Bruna Sironi[2] – originaria di Zanzibar dove ha costruito tutta la sua carriera politica, non farebbe che aumentare il disagio.»
Hassan, aggiungiamo noi, musulmana, governa un paese prevalentemente cristiano: ereditato il potere da John Magufuli (2015 – 2021) morto improvvisamente, in un primo momento aveva teso la mano a tutte le componenti della società tanzaniana, poi avvicinandosi le elezioni, le pulsioni autoritarie son riemerse ed il clima repressivo s’è fatto vieppiù irrespirabile fin agli eventi di questi giorni.
Saprà la rieletta presidente uscire dal vicolo cieco in cui lei stessa s’è infilata? Saprà ristabilire un clima di dialogo e di confronto come auspicato DA Papa Leone XIV il 2 Novembre?
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PIER LUIGI GIACOMONI
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NOTE:
[1] M. Tamat, Tanzanie : Samia Suluhu Hassan, une présidente élue dans le sang, lemonde.fr, 5 Novembre 2025;
[2] B. Sironi, Tanzania: la presidente Samia Suluhu Hassan eletta con il 98% dei voti, nigrizia.it, 3 Novembre 2025.
