AFRICA

SECESSIONI


(17 Agosto 2026)

Tra i dogmi in voga nell’Africa postcoloniale vi è quello dell’intangibilità delle frontiere: gli Stati nati dallo scioglimento degl’imperi di Francia, Gran Bretagna, Belgio, Portogallo ed altri non dovevan esser in alcun modo modificati.

Eppure eran stati tracciati dai leader europei nel XIX secolo alla conferenza di Berlino senza tener in alcun conto la concreta situazione del continente come se i popoli che l’abitavan non avessero storia.

Così, dopo il 1960, molti Paesi nati sulle ceneri dell’era coloniale sperimentano momenti di forte tensione etnico-religiosa e velleità separatiste di chi di volta in volta si sente discriminato od oppresso dai governanti di turno.

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SECESSIONI RIUSCITE

Il Corno d’Africa è la regione in cui i diversi movimenti separatisti colgon i successi più clamorosi, non senza spargimento di sangue.

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SUDAN DEL SUD

il Sudan meridionale, proclamato indipendente l’8 Luglio 2011 si separa dal resto del Sudan dopo decenni di combattimenti tra gli arabi del nord e i neri che popolan le regioni meridionali.

Dopo l’indipendenza ottenuta nel 1956, il potere a Khartoum è monopolizzato dagli arabi che considerano le popolazioni meridionali come genti di Serie B.

Così nel 1983 nelle province del futuro Sud Sudan sorge il SPLA (Sudan People’s Liberation Army) che col tempo guadagna terreno ed ottiene il pieno appoggio delle popolazioni per lo più di religione cristiana o animista che rifiutano il dominio dei musulmani nordisti.

I combattimenti van avanti per decenni ed a Khartoum si metton in atto le tecniche più feroci per schiacciare la rivolta.

Alla fine però l’unica via d’uscita al conflitto è la concessione dell’indipendenza d’un territorio che al Nord fa gola perché racchiude nel proprio sottosuolo petrolio in grande quantità.

Passata la festa per la raggiunta sovranità, l’unità interna del nuovo Stato è ripetutamente lacerata da un insanabile conflitto tra le due etnie che l’abitano.

Così, alla popolazione civile non coinvolta negli scontri non rimane che arrangiarsi per tentare di sopravvivere tra un combattimento e l’altro, mentre tregue e paci annunciate come definitive son infrante una dopo l’altra.

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ERITREA

L’Eritrea diventa indipendente ufficialmente nel 1993, ma di fatto già due anni prima ad Asmara si è insediato un governo autonomo.

Nel 1962, infatti, la provincia viene assegnata dalle Nazioni Unite all’Etiopia che la governa con mano dura: conseguenza, sorgon due movimenti di guerriglia che impegnan le forze di Addis Abeba sia quando al potere c’è il Negus Hailé Selassié, sia dopo il 1974 quando il Derg prende il suo posto.

Il problema per chi regge l’Etiopia è duplice:

– perdere l’Eritrea significa rinunciare allo sbocco sul Mar Rosso vitale per l’economia nazionale;

– L’Etiopia è formata da un insieme di popoli che non di rado confliggon tra di loro.

Quando il regime marxista-leninista di Mengistu Hailé Mariam cade (maggio 1991) la separazione fra i due Paesi è un fatto.

In questi 35 anni di convivenza i rapporti tra Addis Abeba e Asmara vivono alti e bassi:

– Tra 1998 e 2000 i due eserciti si combattono per dirimere un contenzioso di frontiera: agli scontri armati segue una pace precaria;

– nel 2020 quando nel Tigray scoppia il conflitto tra le autorità regionali ed Addis Abeba, Asmara s’intromette nel conflitto dando man forte agli etiopici.

Sul piano interno, l’Eritrea è uno dei Paesi più impenetrabili del continente: dall’indipendenza è controllata da Isaias Afwerki, che la governa col pugno di ferro: il Paese è altamente militarizzato ed ogni forma di dissenso è duramente schiacciata dall’apparato repressivo.

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SOMALILAND

La Somalia nel 1960 è divisa in due aree:

– al nord ci sono i britannici;

– a sud gli italiani.

Il 1° Luglio di quell’anno le due regioni vengon fuse in un unico Stato, ma presto sorgon contrasti tra le diverse aree regionali: la tensione tocca l’apice quando il 15 Ottobre 1969 è assassinato il Presidente della Repubblica.

Pochi giorni dopo un colpo di Stato porta al potere Mohammed Siad Barre che impone per 22 anni la sua ferrea dittatura.

Quando nel 1991 è deposto, il paese va in pezzi: al nord è proclamata la repubblica del Somaliland che riesce in generale a mantenersi pacifica fin ai nostri giorni, mentre il resto della Somalia è dominato dai signori della guerra che si spartiscono il bottino.

Il governo di Hartgeisa, Non riconosciuto da nessuno, riesce a mantenersi in piedi realizzando una rete di relazioni più o meno informali con diversi Paesi tra cui la Cina: a fine 2025 incassa il riconoscimento formale di Israele.

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SECESSIONI FALLITE

Se nell’Africa orientale lerivendicazioni separatiste ottengon prima o poi il risultato sperato, in quella occidentale la storia è diversa.

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BIAFRA

Tra il 1967 e il ’70 la regione sudorientale nigeriana del Biafra è preda d’un forte movimento separatista che aspira a staccarsi dal resto del Paese.

Il 1° Ottobre 1960 la nuova Nigeria indipendente è un Paese abitato da moltissimi popoli diversi: al nord ci sono i musulmani, a sud i cristiani: la convivenza tra Yoruba, fulani Hausa e Igbo diventa rapidamente problematica.

Dopo le elezioni federali del 1965 contrassegnate da brogli macrospcopici, il 15 Gennaio 1966 i militari sudisti metton a segno il primo putsch della storia nazionale.

La nuova giunta però dura poco: il 29 Luglio successivo, controgolpe dei nordisti.

Un anno dopo, la rivolta che coglie impreparato l’esercito federale che subisce diverse sconfitte.

Tuttavia, dopo una riorganizzazione le truppe governative riescon a prender in mano la situazione e nel gennaio 1970 gli Igbo si arrendono.

Questa guerra ha avuto un alto costo in vite umane anche a causa della fame che ha colpito donne e bambini Igbo: le loro immagini han fatto il giro del mondo.

La storia della guerra del biafra è raccontata nel libro “Metà di un sole giallo” di Chimamanda Ngozi Adichie.

Le giunte militari nordiste che per decenni controllano il potere nella capitale tengono a lungo d’occhio gli Igbo per timore che possa scoppiare una nuova rivolta: negli anni Novanta si decide di ridefinire l’assetto istituzionale della Repubblica:

– la capitale è trasferita da Lagos, nel sud vicino al delta del Niger, ad Abujanel centro;

– vengono creati in tutto 36 Stati, più il distretto federale, in modo da depotenziare le mire separatiste.

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KATANGA

I primi cinque anni di vita del Congo (Kinshasa) sono segnati dall’insurrezione del Katanga, regione sudorientale del Paese ricco di materie prime, tra cui il ricercatissimo rame.

Il conflitto è sostenuto soprattutto dalla Socété Générale de Belgique e dall’Union Minière che si schierano da subito contro il governo di Léopoldville: l’obiettivo è quello di controllare le miniere delle numerose materie prime che si trovano nella regione.

A fianco dei ribelli son coinvolti anche dei mercenari che tra l’altro han la responsabilità dell’uccisione di Patrice E. Lumumba, primo capo di governo del Paese (17 Fennaio 1961).

Il conflitto prosegue fin al 1964 quando il leader katanghese Moises Tshombé diventa primo Ministro: l’anno dopo un golpe lo rovescia consegnando il potere per 32 anni a Mobutu Sese Seko.

Negli anni Settanta nello Shaba, nome dato alla provincia, nuova insurrezione rapidamente stroncata.

Il Katanga torna d’attualità quando nel 1996 Laurent Désiré Kabila prende le armi contro il declinante potere di Mobutu e in meno di nove mesi, anche grazie all’appoggio d’ugandesi e ruandesi, marcerà sulla capitale.

Oggi le due province orientali del Kivu son di fatto separate dal resto dell’RD Congo: il Mouvement 23 de Mars (M23) ha assunto il controllo delle due aree instaurando amministrazioni non sottomesse a Kinshasa.

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AMBAZONIA

Al momento dell’indipendenza il Camerun comprende solo le aree controllate in precedenza dai francesi, poi nel 1961 si aggiungono le due regioni già sotto dominazione britannica.

Fin al 1972 Yaoundé riconosce loro una certa autonomia, poi la svolta centralistia: il governo avoca a sé il controllo delle amministrazioni periferiche.

Solo nel 2016 gli anglofoni reagiscono ai numerosi soprusi attuati dalle autorità: la gente scende per le strade rivendicando il diritto d’avere un’istruzione in inglese e la possibilità d’usare questa lingua nei tribunali dove si è sempre applicata la Common Law ereditata dalla dominazione britannica.

All’inizio le rivendicazioni son sostenute da un movimento non violento, poi di fronte alla brutale reazione delle forze governative, si passa alle vie di fatto: sorge così il movimento per l’Ambazonia che mira a separare le due parti del Camerun.

Per sfuggire alle periodiche rappresaglie dei contendenti, centinaia di migliaia di persone han attraversato la frontiera con la Nigeria per trovar riparo nel Paese vicino.

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SAHARA

il 28 Febbraio 1975 la Spagna rinuncia al possesso del Sahara, territorio situato nell’Africa nordoccidentale ricco di fosfati: Hassan II, sovrano quasi assoluto del Marocco pensa che sia giunto il momento di metter le mani su un territorio che a suo avviso gli appartiene.

Così, è promossa la “marcia verde” che ha l’obiettivo d’occuparlo, impedendo la nascita della repubblica dei Sahrawi

Questa comunque nasce e prosegue la guerriglia al fine d’ottenere un giorno il rispetto del diritto all’autodeterminazione dei Sahrawi. .

Per decenni l’ONU propone d’indire un referendum per metter nelle mani della gente la decisione su chi debba governare quelle terre, ma Rabat tergiversa e
rifiuta di dar luogo alla votazione.

La comunità internazionale si divide tra chi sostiene le ragioni di Rabat e chi invece quelle dei Sahrawi: nel 2022 Mohammed VI, successore di Hassan, propone di concedere al territorio un’ampia autonomia amministrativa sul modello spagnolo.

diversi Paesi si dichiaran d’accordo, il Frente Polisario respinge il progetto che a suo avviso mira semplicemente ad eternare l’occupazione imposta al Sahara dai sovrani marocchini.

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ALTRI CASI

Fin qui abbiamo tracciato un quadro rapido dei diversi contenziosi in atto, ma avremmo pututo soffermarci su altre situazioni:

– Quando nel 1975 l’angola ottiene l’indipendenza dal Portogallo l’enclave di Cabinda, ricco di petrolio, situato tra Congo (Brazzaville) e Gabon insorge perché vuol separarsi da Luanda.

Il movimento però non ottiene successo.

– l’Uganda per decenni deve fronteggiare diverse spinte centrifughe che rischiano di mandar in pezzi il Paese: con l’avvento di Yoweri Museveni (1986) i vari movimenti separatisti son sconfitti, ma non è detto che non riemergano in caso d’un vuoto di potere a Kampala.

– in Congo (K), Centrafrica, Ciad, Niger, Burkina Faso, Mozambico operano diverse milizie che si ritaglian qui e là proprie aree di controllo sottraendole all’autorità centrale.

– La Libia da anni è di fatto divisa in due aree ben distinte: ad est la Cirenaica, capitale Bengasi, controllata dai fedelissimi del Gen. Haftar, ad ovest la Tripolitania amministrata dal premier Dbeiba, riconosciuto internazionalmente.

I due contendenti posson contare sul sostegno di alleati stranieri.

– il Sudan, capitale Khartoum, è dal 15 Aprile 2023 lacerato da un insanabile conflitto tra l’esercito regolare e le RSF guidate da Mohammed Dagalo: anche qui gli uni e gli altri han i loro sostenitori.

E si potrebbe andar avanti perché ogni giorno, si può dire, si accendono nuovi focolai di conflitto.

Chi soffre più di tutti in queste situazioni è la popolazione civile che di volta in volta deve far fronte a nuove violenze, soprusi, saccheggi, rappresaglie delle milizie che si accaniscono contro gli inermi per far bottino di quel poco che possiedono.

PIER LUIGI GIACOMONI