BELGIO-RD CONGO
IL FANTASMA DI LUMUMBA
(21 Marzo 2026, aggiornato il 23 Maggio 2026)
BRUXELLES. A 65 anni dalla proclamazione dell’indipendenza del Congo aleggia ancora sul Belgio il fantasma di Patrice Émery Lumumba, trucidato, smembrato e sciolto nell’acido.
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Chi a vinto le legislative del 23 giugno 1960 alla guida del Movimento Nazionale Congolese è un nazionalista convinto: non sopporta l’idea che l’indipendenza sia una finzione, sogna che il Congo volti davvero pagina rispetto al passato.
Col discorso pronunciato durante la cerimonia del 30 giugno dinanzi al re belga ed al primo Presidente della Repubblica Joseph Kasa-Vubu, che la radio porta in ogni angolo del Paese, ricostruisce la storia della brutale dominazione coloniale:
«Perché se è vero – dice – che oggi proclamiamo la nostra indipendenza, d’intesa col Belgio, paese amico con cui ora trattiamo da pari a pari, è altrettanto vero che nessun congolese degno di questo nome potrà mai dimenticare che l’indipendenza è stata conquistata lottando giorno per giorno, con una lotta ardente e idealista, in cui non abbiamo lesinato né forze, né sofferenze, né sacrifici, né sangue. […] Di questa lotta, che è stata di lacrime, sangue e fuoco, noi siamo fieri sin nel profondo del nostro animo, perché è stata una lotta nobile e giusta, e indispensabile per mettere fine all’umiliante schiavitù che ci hanno imposto con la forza.
Questa è stata la nostra sorte in ottant’anni di regime coloniale, e le nostre ferite sono troppo fresche e dolorose per poter essere cancellate dalla nostra memoria. Abbiamo conosciuto il lavoro estenuante e forzato in cambio di salari che non ci permettevano di mangiare, vestire e abitare con dignità, né di educare i nostri figli come avremmo voluto.
Abbiamo conosciuto le ironie, gli insulti, le sferzate che dovevamo subire la mattina, il pomeriggio e la sera perché eravamo negri. Chi potrà mai dimenticare che al negro si dava del “tu”, non come a un amico, ma perché l’onorevole “voi” era riservato solo ai bianchi?
Abbiamo visto saccheggiare le nostre terre in nome di testi falsamente legali, che riconoscevano solo il diritto del più forte. Abbiamo visto come la legge non era mai la stessa, ma diversa per i bianchi e per i negri: accomodante per i primi, crudele e disumana per i secondi.
Abbiamo conosciuto le sofferenze atroci di persone a causa della loro opinione politica o della loro fede religiosa, esuli nella loro stessa patria, con una sorte peggiore della stessa morte.
Abbiamo visto nelle città case magnifiche per i bianchi e capanne decrepite per i neri, sappiamo che un nero non era ammesso nei cosiddetti cinema, ristoranti e negozi europei, che un nero doveva viaggiare nelle stive dei battelli fluviali, ai piedi delle lussuose cabine dei bianchi.»[1]
Poco prima, Baldovino, inopportunamente, celebra i fasti della civilizzazione europea a partire da Leopoldo II, il re che nell’Ottocento aveva comprato il Congo per imporvi il lavoro forzato, costato la vita a milioni di persone.
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DELITTO DI STATO
Le parole di Lumumba segnano una spaccatura: i belgi cominciano a tramare per rovesciarlo. Il 5 Luglio scoppia un’insurrezione in seno alla Force Publique, il primo embrione dell’esercito nazionale: i militi non voglion più esser comandati da ufficiali bianchi ed esigono paghe più alte.
Lumumba allontana i primi, commettendo due errori:
1. Aumenta gli stipendi ai soldati;
2. nomina loro capo Joseph-Désiré Mobutu che diventa rapidamente un suo avversario e referente in loco della SGB e della CIA. .
Il 14 Settembre mette a segno un primo golpe: il Primo Ministro è posto agli arresti domiciliari e Kasa-Vubu nomina un successore.
A fine ottobre Lumumba evade per fuggire verso il Congo orientale, sua roccaforte: cammin facendo si ferma dovunque la gente l’acclami, permettendo ai suoi persecutori di riacciuffarlo. A Dicembre è catturato nuovamente e consegnato ai mercenari katanghesi.
Sottoposto ad infami torture, è fucilato il 17 Gennaio 1961.
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PUBBLICO RIMORSO
Di Lumumba rimane poco: un dente e due dita, possedute per anni da Gérard Soete, un poliziotto incaricato d’eliminare il corpo, che preleva queste reliquie prima dello scioglimento.
Nel 2022 i resti son rinchiusi in una bara inviata a Kinshasa dove c’è un mausoleo in suo onore.
Negli stessi anni sia Re che Premier tornano in diversi interventi su quei fatti:
• Filippo, in una lettera, (2020) riferendosi alle «ferite del passato» e delle «discriminazioni», esprime «rimpianto» per gli abusi commessi durante la dominazione, ma non porge scuse;
• Alexander de Croo, Primo Ministro dal 2019 al ’25, in un discorso (2022), proclamando che il Belgio ha una «responsabilità morale» per quanto accaduto in Congo, sostiene che diversi non han vooluto né vedere né agire, giungendo a porger le scuse da tempo attese.
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GIUSTIZIA LUMACA
La giustizia belga, peraltro, si è mossa lentamente incontrando parecchi ostacoli:
• 2001. Una commissione d’inchiesta, dopo due anni di lavoro, conclude che «alcuni membri del governo e altri belgi coinvolti hanno una responsabilità morale nelle circostanze che portano alla morte di Lumumba», dichiarando al contempo di non aver trovato prove che dimostrino che Bruxelles abbia avallato la sua eliminazione fisica;
• 2011. François Lumumba, figlio primogenito di Patrice, sporge denuncia contro una decina tra militari, funzionari e diplomatici belgi per crimini di guerra, torture e trattamenti inumani;
• 2022. La giudice incaricata d’istruire il processo a carico dei responsabili della morte del deposto Premier, vorrebbe consultare le carte su cui han lavorato i deputati.
La Presidente della Camera si oppone perché quel lavoro è frutto di discussioni riservate, avvenute a porte chiuse;
La magistrata non s’arrende, si rivolge a un tribunale ed ottiene di consultare quasi tutto il dossier.
• 17 Giugno 2025. La procura federale chiede il rinvio a giudizio dell’unico superstite, Etienne Davignon, 92 anni, che nel 1960 partecipa ad una riunione nella quale si discute della sorte di Lumumba.
• 17 Marzo 2026. La Chambre d’Accusation rinvia a giudizio Davignon, che potrà ricorrere contro questa sentenza: se non lo farà il processo potrebbe aver luogo all’inizio del 2027.
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RAPPORTI AVVELENATI
L’assassinio di Lumumba e il coinvolgimento di diverse strutture dello stato belga nei terribili avvenimenti che sconvolgono il Congo dopo l’indipendenza han decisamente avvelenato le relazioni tra i due Paesi. Altrettanto ha fatto la reticenza delle autorità di Bruxelles nel riconoscere le proprie responsabilità.
Così, il fantasma di Patrice Lumumba aleggia ancora perché troppo brutale è stata la sua soppressione e i familiari vogliono assolutamente verità e giustizia non per compiere delle vendette, ma, come dice Mehdi Lumumba, nipote di Patrice, affinché «il Belgio guardi in faccia la propria storia».
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ULTIM’ORA
Il 18 Maggio 2026 si è spento all’età di 93 anni étienne Davignon.
(fonte AFP)
PIER LUIGI GIACOMONI
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NOTA:
[1] cfr. D. Van Reybrouck, Congo, Feltrinelli, 2014
