RD CONGO. CHE CI FANNO I RUANDESI NEL NORD KIVU?
(15 Aprile 2020)

GOMA. Cosa ci fanno i militari ruandesi nel Nord Kivu? E’ la domanda che si fanno in molti dopo che da alcuni giorni il coordinamento della società civile della regione ha denunciato la presenza di miliziani di Kigali nell’area.

In realtà, da più d’un anno, soldati di Kigali sono presenti nel territorio, ma negli ultimi giorni, a cavallo di Pasqua, la loro presenza è divenuta meno discreta.

In teoria, Le RDF (Rwandan Defence forces), coalizzate con le Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC), sarebbero scese in campo contro l’FDLR (Front Démocratique de Libération du Ruanda), un movimento di guerriglia hutu che si batte contro il regime FPR al potere a Kigali.

In realtà, le testimonianze che giungono dalle zone interessate dagli scontri, parlano di massacri indiscriminati contro la popolazione civile, specialmente rifugiati ruandesi e sfollati congolesi, aggrediti nelle loro abitazioni, violentati ed arsi vivi.

Il problema è che le truppe ruandesi attraversano la frontiera congo-ruandese senza che nessuno opponga la minima resistenza: in altri termini, il governo di Kinshasa, alleato con Kigali, collabora.

«Stavolta – scrive RFI – le operazioni militari interessano le aree del Rutshuru e del Nyiragongo, non lontano da Goma.»

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LA SOCIETA’ CIVILE PROTESTA.

Per le organizzazioni della società civile «non è più possibile nascondere questa presenza: nei fatti, si registra una recrudescenza degli scontri armati. Negli ultimi giorni» i ruandesi hanno in particolare occupato, creando una specie di guarnigione, i dintorni dell’aeroporto internazionale di Goma.

Mambo Kawaya, Presidente della società civile di questa zona parla d’un’invasione e chiama i meccanismi di verifica messi in piedi dalla Conferenza internazionale per la regione dei Grandi laghi (CIRGL): «Già da tempo le forze ruandesi – dice – commettono violenze: noi crediamo nella pace e pensiamo che la CIRGL possa risolvere questo problema se riuscirà a concentrarsi su questo dossier: bisogna fare luce su quanto sta accadendo.»

Juvenal Munubo, deputato del Nord-Kivu dichiara d’aver ricevuto molti racconti dalle zone colpite dagli eccidi e, rivolgendosi direttamente ai Capi di Stato della regione dei Grandi laghi (RD Congo, Burundi, Uganda e Ruanda) chiede che si riuniscano al più presto: «E’ importante – dice – che la riunione avvenga rapidamente perché mi pare che il meccanismo congiunto di verifica delle frontiere non faccia bene il proprio mestiere. Non è la prima incursione che subiamo: ce ne sono state molte altre e quasi mai abbiamo avuto informazioni chiare su quanto stava accadendo.»

La Kivu Security Tracker, una piattaforma di sorveglianza, creata da Human Rights Watch ed il Gruppo di Studio sul Congo hanno narrato sulle reti sociali che sono in corso aspri combattimenti tra l’esercito congolese e ruandese, coalizzati, e ribelli Hutu dell’FDLR nel territorio del Rutshuru.

Un informatore che milita nell’esercito congolese ha raccontato a radio Okapi, l’emittente della MINUSCO, la missione delle Nazioni Unite nel Congo, che tra le loro fila ci sono i ruandesi, come confermato anche dal Barometro per la sicurezza nel Kivu (KST).

Secondo Jambonews, gli scontri, avvenuti il 13 aprile, hanno provocato parecchie perdite tra i profughi ruandesi e congolesi a Kazaroho (Tongo Nord-Kivu).

Honorine, dell’associazione delle donne rifugiate ruandesi (AFERWAR) ha raccontato l’orrore provato: «Era orribile, tutto era in fiamme! Hanno cominciato a lanciarci addosso delle bombe. Erano dappertutto, non sapevamo dove fuggire: ci sono sicuramente molti morti.»

Pascal, un profugo che è riuscito a sfuggire agli attacchi ha confidato: «I soldati hanno appiccato il fuoco a tutte le abitazioni, anche se dentro c’erano delle persone.»

Un funzionario dell’FDLR-FOCA (Force Combattantes Abacunguzi, l’ala armata della FDLR) contattato telefonicamente ha confermato la presenza di FOCA nella regione: «Sì, noi abbiamo elementi nel Rutshuru ed abbiamo avuto diversi scontri con l’RDF, così come con alcuni reggimenti delle FARDC o il NDC-Rénové a Rutshuru».

Lo stesso portavoce, condannando le violenze contro i civili ha addossato su Kigali e Kinshasa coalizzati la completa responsabilità per i massacri avvenuti.

«Così come noi sappiamo dove sono loro – ha detto – loro sanno perfettamente dove si trovano i nostri miliziani.» lasciando intendere che non ci sarebbe nessun bisogno d’accanirsi contro inermi rifugiati che finiscono per pagare il prezzo più alto.

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GUERRA ED EBOLA.

Mentre l’area del Kivu si dimostra ancora una volta nevralgica a causa della porosità dei confini tra gli stati africani, fa di nuovo la sua comparsa Ebola che in quest’area fa molta più paura del coronavirus.

Nei giorni scorsi, l’OMS-WHO ha denunciato la presenza del virus emorragico che per ben 19 volte ha interessato la regione.

Da parte sua, il Ruanda, che di recente ha celebrato il 26esimo anniversario del Genocidio in cui persero la vita un milione di persone nel 1994, dimostra di temere le infiltrazioni di guerriglieri Hutu che potrebbero sovvertire il regime al potere a Kigali. Tuttavia, nelle loro incursioni in territorio congolese, i militari ruandesi dimostrano di far di tutta un’erba un fascio: oltre che colpire i ribelli, fanno terra bruciata nei campi profughi, convinti probabilmente che siano il terreno di coltura dei ribelli antiregime e persuasi, soprattutto che in un mondo completamente assorbito dalla pandemia questi eccìdi passino totalmente inosservati.

PIER LUIGI GIACOMONI