PARTITO DEMOCRATICO

SIAMO AI TITOLI DI CODA?
(15 Gennaio 2025)

BOLOGNA-ROMA. Il Partito Democratico è ai titoli di coda? Sembrerebbe di sì: in base allo stato dei conti appena resi noti, diverse sedi, chiamate circoli, dovranno chiudere perché il partito sia a Bologna che a Roma ha accumulato una montagna di debiti con le fondazioni create nel 2007 per gestire il patrimonio immobiliare dei DS.

A Bologna il debito ammonta a circa 4 milioni di euro: la Fondazione Duemila che detiene i muri delle sedi vuol rientrare subito d’una parte del debito, mentre per un’altra parte è disposta a spalmarlo su 20 anni.

La conseguenza è che diversi circoli saran chiusi definitivamente, altri dovran pagare un affitto più elevato.

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CHI FINANZIA IL PD?

Dopo l’abolizione delle leggi sul finanziamento pubblico dei partiti, questi ricevon fondi in parte dallo Stato col 2 permille che ciascun contribuente può destinar a loro con la propria dichiarazione dei redditi.

Oltre a questa fonte di finanziamento c’è il tesseramento (come minimo 20 euro all’anno), le feste, le cene e tutte le altre occasioni d’incontro .

Gli eletti poi dovrebbero versare una parte degli emolumenti che ricevon nelle casse del partito.

In queste condizioni, il PD rispetto al passato, anche considerando la forte riduzione del numero degl’iscritti, ha dovuto far una notevole cura dimagrante.

Ma se per gli altri partiti la presenza sul territorio non è così importante, per la principale forza politica della sinistra,italiana, erede del PCI e della sinistra democristiana, il colpo potrebbe esser letale.

Già si registra in Italia un preoccupante calo della partecipazione alle elezioni d’ogni ordine e grado, se poi i partiti dovessero diventar evanescenti, potrebbe affermarsi un modello di democrazia fondato quasi esclusivamente sulla frequentazione delle reti sociali come Facebook, X o Instagram.

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COME SE NE ESCE?

Chiusa la via del ripristino del finanziamento pubblico, perché decisamente indigesta per l’opinione pubblica, a partire dai vertici nazionali del PD dovrebbe esser promosso un dibattito nazionale su come rilanciare la presenza del partito nel Paese, dai più piccoli comuni alle grandi città.

Questo dibattito dovrebbe esser aperto a tutti coloro che voglion dare una mano,iscritti o meno: i circoli, diciamo così di nuovo conio, dovrebbero esser dei luoghi dove si promuovon diverse attività socioculturali, oltre che momenti di discussione politica e confronto d’idee.

In sostanza, dovrebbero diventare luoghi vivi dove il territorio ha la possibilità di manifestar le proprie inclinazioni e sollevar i problemi che l’affliggon in frequenti incontri con gli eletti.

La sezione, vecchio modello, è ormai superata ed obsoleta, oltre che costosa: è necessario per un partito che vorrebbe esser di massa rinnovarsi profondamente prima d’esalare l’ultimo respiro.

PIER LUIGI GIACOMONI