L’AUSTRIA SCEGLIE DI NUOVO IL PRESIDENTE
(3 Dicembre 2016)

VIENNA. Domani i cittadini della Repubblica Federale D’Austria saranno di nuovo chiamati alle urne per eleggere il
BundesPräsident.

Mai come in quest’occasione la corsa presidenziale è stata aspra e contrassegnata da colpi di scena,come in un thriller mitteleuropeo.

Vediamoli in successione.

La legge elettorale. Secondo la legge elettorale austriaca ogni sei anni i cittadini devono scegliere a scrutinio
diretto il Presidente della Repubblica Federale con un meccanismo simile a quello francese: al primo turno si
presentano diversi candidati, se nessuno consegue la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi ha luogo
un secondo turno, cui sono ammessi i pretendenti più votati la prima volta.

Il primo turno. Il primo colpo di scena avviene al primo turno con l’eliminazione dalla corsa degli aspiranti
proposti dal Sozialdemokratische Partei Österreichs (SPÖ)
e dall’Österreichische Volkspartei (ÖVP).

Mai nella storia della seconda Repubblica Austriaca socialdemocratici e popolari sono stati esclusi
contemporaneamente dalla corsa presidenziale.

Eppure, le percentuali raccolte da questi due schieramenti sono francamente imbarazzanti: poco più dell’11% a testa.

I candidati promossi per il ballottaggio sono Norbert Hofer (Freiheitliche Partei Österreichs) di destra ed
Alexander Van Der Bellen (grühnen).

Secondo turno. Il 22 Maggio 2016, quindi, secondo turno delle presidenziali.

Dapprima, scrutinando i voti espressi nei seggi, emerge vincitore Hofer di stretta misura: la stampa austriaca
avverte che, per la prima volta nella storia della Repubblica, i voti espressi per corrispondenza, attesi entro
dieci giorni dalla data delle elezioni, diverranno davvero decisivi ed aggiunge che normalmente,
l’austriaco che vota dall’estero è più favorevole ai candidati di centro-sinistra.

Infatti, secondo colpo di scena, lo spoglio del voto postale dà la vittoria a Van der Bellen per poco più di 35.000
preferenze.

Sembra fatta, perché in un primo momento l’FPÖ accetta il verdetto delle urne, poi però la contesa si riapre
clamorosamente.

Il ricorso. Il partito di Hofer, infatti, si accorge che le buste contenenti i voti espressi per posta non sono
chiuse bene e, quindi, non è stata garantita la completa segretezza del voto.

Di qui il ricorso alla Corte costituzionale che il 30 Giugno, terzo colpo di scena, annulla l’esito del voto del 22
Maggio ed ordina la ripetizione del ballottaggio.

Il ballottaggio. In un primo momento la votazione di domani avrebbe dovuto effettuarsi a fine settembre, ma ancora
una volta, il diavolo ci ha messo lo zampino.

Le buste delle schede destinate agli elettori che vivono all’estero e che votano per posta, circa 700.000
cittadini, riusltan imperfette, quindi, quarto colpo di scena, nuovo rinvio.

Si giunge, così, al voto di domani e non sta scritto da nessuna parte che non avvengano altri incidenti.

Sebbene il ruolo del bundesPräsident sia poco più che cerimoniale,la vittoria di Norbert Hofer è vista come un
ulteriore esempio della sterzata populista antieuropea e xenofoba che sta investendo tanti Paesi del nostro
continente, Italia compresa.

In più, non si può escluder del tutto che un’eventuale affermazione del candidato FPÖ non travolga il governo di
Vienna formato da SPÖ ed ÖVP, con conseguenti elezioni anticipate.
(Il mandato dell’attuale nationalRat scade nel 2018).

Già in Maggio, dopo lo sconcertante risultato del primo turno delle presidenziali, il Cancelliere Werner Faymann
rassegnò le dimissioni, assumendosi la responsabilità politica dell’insuccesso dell’SPÖ, il suo partito. Ora si
tratta di vedere se il nuovo Cancelliere Christian Hern sarà in grado di resistere alle pressioni che lo potrebbero
spingere a gettar la spugna in caso di successo di Hofer.

PIER LUIGI GIACOMONI