LA POLITICA GIRA A VUOTO
(24 Gennaio 2017)

ROMA. Dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, la crisi di governo e l’insediamento dell’esecutivo
Gentiloni, è come se la politica avesse cominciato a girare a vuoto.

Tutto si è bloccato in attesa che la Corte Costituzionale decida cosa si deve fare dell’Italicum. Coloro che
vogliono le elezioni anticipate sperano che la Consulta emetta una sentenza autoapplicante, coloro che vogliono
rimandare il voto al febbraio 2018, scadenza naturale del mandato parlamentare, sperano che la corte dia una
sforbiciata qua e una là, ma che poi tocchi alle Camere stendere una legge elettorale vera e propria.

In ogni caso in questo periodo nessuno ha fatto niente: dichiarazioni tante, anche roboanti, ma di concreto non è
accaduto nulla.

Nelle orecchie dell’opinione pubblica è stata versata, come spesso accade, tanta vuota retorica.

Anche della riforma costituzionale da fare, come qualcuno aveva promesso, in sei mesi se n’è persa traccia.

Non risulta, ad esempio, che sia stato presentato in Parlamento alcun progetto di legge di revisione della presente
normativa elettorale.

La politica gira a vuoto perché spera che la Corte Costituzionale faccia ciò che il Parlamento, organo legislativo
per eccellenza, non è in grado di fare.

Questo di per sé allunga la vita delle Camere e del Governo, perché è evidente che se non si riesce a varare una
nuova legislazione elettorale non è possibile convocare i cittadini alle urne.

Il Presidente della Repubblica, che è l’unica autorità che può indìre le elezioni ha fissato di recente un
criterio: la nuova legge elettorale dovrebbe essere omogenea tra Camera dei Deputati e Senato della Repubblica.

Malgrado ciò potrebbe anche accadere, quando si voterà, che le due assemblee non esprimano maggioranze omogenee,
creando le condizioni per l’instabilità dei governi futuri.

Il macigno più ingombrante che si trova sulla strada per la definizione di una coerente legislazione elettorale è
il disaccordo tra le diverse forze politiche sulla scelta: c’è chi vuole il sistema maggioritario a turno unico,
chi preferisce il proporzionale, chi cambia idea a seconda degli incroci astrali.

Ecco, allora, che diviene centrale il verdetto che emetteranno i giudici costituzionali che, assumono un ruolo
improprio, quello di sostituti del potere legislativo paralizzato.

Questa vicenda è emblematica della pericolosa paralisi istituzionale che colpisce il nostro Paese in una fase
cruciale: le democrazie funzionano bene quando ognuno dei diversi poteri dello Stato svolge le funzioni per le
quali è stato creato.

Quando, come in questo caso, il potere giudiziario diviene succedaneo del legislativo si gettano le basi per una
confusione istituzionale che crea le condizioni per gli abusi di potere, i conflitti d’attribuzione e via
discorrendo.

Tuttavia questo è ciò che accade e non ci resta altro da fare che attendere gli sviluppi di questa complicata
vicenda.

PIER LUIGI GIACOMONI