I MOLDAVI SCELGONO L’EUROPA
(30 Luglio 2021)

CHISINAU. I Moldavi, col voto dell’11 luglio scorso, hanno scelto di stare in Europa e dato credito alla Presidente Maia Sandu, in carica da sette mesi.

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I DATI.

La Commissione Elettorale ha reso noto il 12 luglio, a poche ore dalla chiusura dei seggi, che, dopo lo spoglio del 99,95% delle schede, il partito Azione e Solidarietà (PAS), filoeuropeo, ha raccolto il 52,74% e si è aggiudicato 63 seggi sui 101 che compongono il parlamento.

Col 27,22% dei voti (32 seggi), al secondo posto si è poi collocato il blocco filorusso BECS, formato dai partiti socialista e comunista, capeggiato congiunhtamente dagli ex presidenti Igor Dodon e Vladimir Voronin.

Al terzo, sopra la linea di sbarramento del 5% si è piazzato SOR che ha conseguito 6 mandati col 5,7% delle preferenze.

La partecipazione al voto è stata modesta: 477mila elettori, pari al 48,41%, si sono presentati alle urne.

Era dalle elezioni parlamentari del 2001, quando il Partito Comunista aveva ottenuto il 50,07% dei voti, che un gruppo politico non raccoglieva tanto consento.

Le elezioni legislative anticipate dell’11 luglio erano state convocate il 28 aprile scorso dalla presidente Maia Sandu con l’obiettivo di porre fine all’incessante ostruzionismo condotto dai filorussi che per mesi hanno impedito al Parlamento d’approvare una serie di disegni di legge che avrebbero messo fine allo strapotere di alcuni oligarchi e ripulito la magistratura di elementi pesantemente compromessi.

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CORRUZIONE E POCA TRASPARENZA.

Uno dei più grossi problemi che ha la Moldavia, infatti, è la diffusa corruzione che interessa diversi ambiti dell’economia nazionale: dopo la fine dell’Unione Sovietica, di cui faceva parte, un’elite di oligarchi si è impadronita di tutto ciò che può dar profitto, corrodendo come un cancro la vita delle istituzioni.

l’Unione europea, verso cui Chisinau guarda, ha più volte sostenuto che il piccolo paese non potrà mai avvicinarsi all’europa se non risolverà questi annosi problemi.

Peraltro, nel 2014 la Moldavia ha firmato un accordo con Bruxelles, col quale s’impegna a varare riforme che riducano lo strapotere degli oligarchi.

Così, uno dei primi impegni su cui si concentrerà il nuovo esecutivo sarà la riforma della giustizia, uno dei cavalli di battaglia di Sandu, che ha fatto della lotta alla corruzione, specialmente nel settore giudiziario, uno dei suoi obiettivi programmatici. Non a caso, uno dei leader di PAS, Igor Grosu, ha dichiarato che uno dei primi atti del governo PAS sarà una capillare opera di pulizia tra i ranghi della magistratura, specialmente quella inquirente. Tra gli altri obiettivi di PAS, Grosu ha menzionato l’attrazione di fondi europei e la confisca dei beni di chi ha frodato lo stato negli ultimi anni.

«È stata proprio la promessa – scrive Osservatorio Balcani Caucaso – di un generale repulisti all’interno della pubblica amministrazione, unita alle maggiori possibilità economiche garantite da un avvicinamento all’UE, a spingere i moldavi a indirizzarsi verso PAS, investendo il presidente di una responsabilità politica che adesso è suffragata anche dai numeri parlamentari.»

Maia Sandu, [durante la campagna elettorale, NDR], ha scelto deliberatamente di non mettere l’elettorato dinanzi ad una scelta obbligata tra Europa e Russia: «Tuttavia, è difficile non vedere in questo voto una chiara scelta di campo dei moldavi che, pur non negando i loro legami col mondo russo, hanno fatto chiaramente intendere di volere un futuro proiettato ad Occidente, se non altro per ragioni di puro calcolo economico.»

Secondo il Corruption Perception Index del 2020, la Moldavia occupa il 115o posto, su un totale di 180 nazioni, nella poco invidiabile classifica mondiale della trasparenza, rivelando, ancora una volta, quanto la corruzione sia radicata.

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GEOPOLITICA DELL’AREA EX SOVIETICA.

Per la Russia di Putin, che considera lo spazio ex sovietico il proprio “cortile di casa”, l’affermazione del PAS rappresenta un duro colpo, poiché rischia di far perdere l’influenza che finora aveva sul piccolo Stato ubicato tra l’Ucraina e la Romania: Sandu ha già tentato di limitare la presa del Cremlino sulla Moldavia, proponendo di rimuovere il presidio militare russo in Transnistria, uno Stato fantoccio di Mosca non riconosciuto dalla comunità internazionale.

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STORIA POLITICA.

Indipendente dal 1991, anno in cui si dissolse l’Unione Sovietica, la Moldavia è stata retta da governi relativamente stabili: non vi sono state, come in Ucraina, rivoluzioni che hanno cambiato l’assetto dello Stato.

Di elezione in elezione, i moldavi hanno scelto coalizioni liberalconservatrici o socialcomuniste.
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Quest’equilibrio ha cominciato ad infrangersi nel 2009 quando il parlamento appena costituito non è riuscito ad eleggere il presidente della Repubblica: conseguenza, nuove elezioni e vittoria dei comunisti che hanno portato Voronin alla massima carica dello stato.
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Nel 2014, però, vincono i liberaldemocratici che impongono un governo di centro-destra ad un presidente di sinistra: in breve, conflitto tra istituzioni ed anche all’interno della coalizione di governo, per cui in 13 mesi si succedono sei Premier.

Nel gennaio 2016 s’insedia un governo presieduto da Pavel filip, esponente del Partito democratico, ma poco dopo scoppia lo scandalo che coinvolge il vero leader di questa formazione: Vladimir Plahotniuk.

Questi, accusato d’esser alla testa d’una rete di trafficanti di stupefacenti attiva sia in Russia che nel resto d’Europa, pretende l’impunità che non gli viene garantita.

Si arriva così alle elezioni legislative del febbraio 2019: dalle urne emerge un parlamento molto frammentato che riesce a varare un governo solo dopo la fuga in Svizzera dell’ingombrante Plahotniuk.

L’esecutivo si regge su un fragile accordo tra il centro-destra pro Europa e i socialisti.

L’equilibrio faticosamente raggiunto resiste fino alle presidenziali dell’autunno 2020, quando a sorpresa Maia sandu vince, mandando all’opposizione i filorussi.

Ora, dopo le elezioni legislative dell’11 Luglio, la Presidente dispone di tutte le leve del potere: si vedrà se sarà in grado di cambiare la situazione in cui si trova la piccola repubblica.

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LA MOLDAVIA.

DATI GEOGRAFICI.

La Moldavia, o Moldova in romeno, è uno Stato dell’Europa orientale racchiuso tra Romania e Ucraina, senza sbocco sul mare: La Capitale è Chisinau.

Occupa una superficie di 33.846 kmq.: è abitata da 3,5 milioni di persone: due terzi di loro parlano romeno, il resto si esprime in russo, con minoranze di gagauzi, bulgari e turchi.

La religione più diffusa è l’ortodossia: vi sono minoranze di protestanti e cattolici.

Molto folta è la diaspora: si calcola che oltre un milione di moldavi siano emigrati all’estero.

Le loro rimesse in valuta pregiata sono uno dei pilastri su cui si regge l’esile economia nazionale.

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CENNI STORICI.

Stato autonomo dal XIV secolo, è tributario dell’impero ottomano fino alla spartizione avvenuta nel XVIII. Il territorio è spartito tra Turchi, Russi (Bessarabia) e Austriaci (Bucovina). La parte orientale, corrispondente all’attuale repubblica indipendente, è occupata dall’Unione Sovietica nel 1940, poi ripresa dai tedeschi durante la marcia d’avvicinamento a Mosca nel giugno 1941, nell’ambito dell’operazione “Barbarossa”.

Dal 1944 al ’91 è annessa all’URSS e trasformata in una Repubblica Socialista Sovietica: dichiara unilateralmente l’indipendenza il 27 agosto 1991, ma Mosca la riconosce solo il 25 dicembre successivo.

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L’ASSETTO ISTITUZIONALE.

La Moldavia è una repubblica semipresidenziale: il Capo dello Stato, eletto ogni cinque anni a suffragio universale, gode di ampi poteri, ma deve convivere con un parlamento monocamerale di 101 membri: Il Primo Ministro, che costituisce il Consiglio dei Ministri, deve avere la fiducia della camera per rimanere in carica.

L’attuale Presidente, Maia Sandu, eletta a suffragio universale il 15 novembre 2020 e in carica dal 23 dicembre successivo, è stata in precedenza capo del governo sotto il Presidente Igor Dodon.

Dall’indipendenza, la Moldavia è ufficialmente uno Stato neutrale.

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L’ECONOMIA.

L’economia si fonda soprattutto sull’agricoltura e sui servizi, deboli le infrastrutture ed il settore industriale: è considerato uno dei paesi più poveri d’Europa.

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MEDIA E LIBERTA’ DI STAMPA.

Tra i media, la TV è il più popolare mezzo di comunicazione di massa, sebbene, soprattutto fra i giovani, stia crescendo il numero degli internauti: si calcola che gli utenti del web siano complessivamente 2,9 milioni, ossia l’80% della popolazione.

Mentre i giornali godono di scarsa credibilità, sono nate in questi anni diverse testate indipendenti che riscuotono il consenso generale.

In Transdnistria non è possibile seguire i programmi provenienti da Chisinau e viceversa.

PIER LUIGI GIACOMONI