HAITI

L’INFERNO AL CENTRO DEI CARAIBI

(28 Settembre 2025)

PORT-AU-PRINCE. Haiti è un inferno posto al centro dei Caraibi: più di 200 bande criminali spargono il terrore tra la popolazione: «Riunite – scrive Lucia Capuzzi[1] – da un anno e mezzo nella coalizione Viv Ansanm, le gang procedono con passo inesorabile verso la conquista totale della capitale. Per dimostrare il proprio controllo sul territorio, man mano che avanzano, distruggono ogni traccia di Stato o di quel che ne rimane.»

Una volta strumento di politici ambiziosi che le usavano durante le campagne elettorali per intimidire gli avversari, ora agiscono in proprio: taglieggiano, rapiscono a scopo d’estorsione, mettono posti di blocco sulle strade, prelevano pedaggi da chi deve spostarsi, stuprano, distruggono, uccidono.

I loro miliziani son sempre più giovani, anche bambini, e la loro prepotenza è sempre più arrogante.

Tutto questo s’innesta già in una situazione di povertà diffusa, cui si aggiunge l’evanescenza dello Stato, ultimamente privato del sostegno di USAID, l’agenzia statunitense che aiutava il Paese con 450 milioni di dollari, tagliati dall’amministrazione Trump, che a marzo ha incaricato Blackwater, una compagnia di mercenari diretta da Eric Prince, grande amico del Presidente, di ristabilire l’ordine con qualunque mezzo, violenza compresa.

Sembra che Prince sia già stato ad Haiti e disponga della licenza d’uccidere.

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IL FONDO

Pareva che il fondo della crisi fosse stato toccato il 7 Luglio 2021, quando il Presidente della Repubblica, Jovenel Moïse, in carica dal 2017, vien massacrato notte tempo da un commando di sicari al soldo dei cartelli colombiani della droga.

Nei mesi successivi, però, qualunque residuo potere pubblico si dissolve: il governo di Ariel Henry, ultimo premier nominato dal capo di Stato prima d’esser assassinato, è privo di poteri; il parlamento è scaduto; magistratura, polizia son pressoché inesistenti.

La vivace stampa locale prova ad informare la popolazione grazie ai suoi siti web: tra questi si segnalano Ayibopost.org, giornale on line d’inchiesta e Le Nouvelliste: entrambi son presi di mira dalle gang che incendiano le sedi delle redazioni.

Chi può, allora, prova a scappar all’estero, alimentando una diaspora già presente in numerosi Paesi, incontrando parecchi ostacoli: La Repubblica Dominicana, ad esempio, ha chiuso due anni fa la frontiera ed ha elevato un muro sul fiume Masacre. La polizia inoltre ha l’ordine di rimpatriare a forza gli haitiani che, magari notte tempo, passano a Santo Domingo.

Altrettanto fanno gli altri vicini nelle Antille, mentre gli Stati Uniti espellono spesso e volentieri i sans papier con la pelle scura.

Dalla diaspora però Haiti ricava anche un’entrata che sostiene la propria vacillante economia: secondo il NYT nel primo semestre di quest’anno il flusso di denaro dagli USA è cresciuto del 27% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Chi non può andarsene, diventa uno sfollato, accolto in centri di raccolta, solo a Port-au-Prince, 280, dove si vive in promiscuità, grandi e piccoli, uomini e donne: spesso nascono contrasti tra gli sfollati, liti continue, violenze sessuali anche su minori.

I profughi cercano di sfuggire alle gang che però guadagnan terreno ed occupan spazi sempre nuovi: ora tentano d’allargarsi all’Artibonite, «la valle – scrive ancora Capuzzi[2] – che si estende oltre la capitale, cuore dell’agricoltura haitiana.»

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CONSIGLIO PROVVISORIO

Intanto, per volontà dell’ONU, dal 2024 è stato creato un consiglio provvisorio di nove membri che ogni cinque mesi elegge un presidente: unitamente al governo, dovrebbe gestire la transizione verso nuove elezioni a tutti i livelli. Per ristabilir l’ordine pubblico, poco più di mille poliziotti kenyani pattuglian le vie della capitale, mentre si fa strada la fame: scarsi raccolti, importazioni ridotte al lumicino, mercati informali praticamente chiusi, prezzi in forte aumento (+37,5% rispetto ad un anno fa).

Secondo la FAO, almeno un quinto degli haitiani è sottoalimentato: 2,1 milioni su 11 milioni d’abitanti.

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LE CAUSE

Quali son le cause di questo disastro? Una parte le abbiam già indicate, ma un’inchiesta condotta dal New York Times nel 2021 ha squarciato il velo su una vicenda che fin dall’inizio ha pregiudicato lo sviluppo economico e sociale della prima repubblica nera dei Caraibi.

«the Ransom”», “il riscatto”, è il frutto d’una ricerca approfondita: condotta per un anno da un pool di giornalisti che han frugato negli archivi di Francia e Stati uniti per raccoglier una vasta documentazione sul “doppio debito” che a pochi decenni dall’indipendenza le fu imposto da Re Carlo X di Francia.

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STORIA DELLA COLONIZZAZIONE

Cristoforo Colombo (1452 – 1506) sbarca ad Haiti nel suo primo viaggio nelle Americhe (dicembre 1492): prendendo possesso dell’isola, per conto della corona spagnola, la ribattezza Hispaniola. Successivamente, data la scarsa presenza in loco di metalli preziosi, Madrid perde interesse per questa conquista: così la Francia prende gradualmente possesso della parte occidentale e nel 1697 stipula un trattato in base al quale un terzo è francese e il resto spagnolo.

Nel 700 la “perla delle Antille”, come vien ribattezzata, produce il 75% di caffè, cacao, zucchero, cotone, tabacco: i coloni bianchi han fame di schiavi africani da usare nelle piantagioni, mentre la domanda di prodotti tropicali aumenta in Europa e Nord America.

Saint-Domingue è una vera “miniera d’oro”, ma il malcontento degli schiavi va crescendo a causa del sadismo dei loro padroni: due eventi innescan la loro ribellione, l’indipendenza statunitense (1776) e la Rivoluzione francese (1789).

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LA GUERRA D’INDIPENDENZA (1791 – 1804)

Nel 1791, perciò, gli schiavi prendon le armi ed ingaggian una dura lotta contro i loro oppressori: i coloni reagiscon con ferocia, ma non riescon a fermar la marea montante.

Per due volte le truppe inviate da Parigi vengon respinte: il 1º Gennaio 1804 è proclamata l’indipendenza.

L’evento è accolto con terrore da Stati Uniti e potenze europee che temon che anche altrove, Antille e Stati americani del Sud, dove è praticata la schiavitù, insorgan gli oppressi. Così, Haiti, rimane isolata dalla comunità internazionale d’allora.

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“IL RISCATTO”

Nel 1825, la Francia, in piena Restaurazione, promette di riconoscere il nuovo Stato a condizione che paghi un’indennità stratosferica ai coloni che han perso le loro proprietà: esige perciò il versamento di 150 milioni di franchi oro (560 milioni di dollari al cambio d’oggi), dieci volte più del PIL haitiano.

Temendo che i francesi, che han inviato nei Caraibi una flotta da guerra, invadan il suo paese, il Presidente Jean-Pierre Boyer firma l’accordo-capestro.

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IL “SECONDO DEBITO”

Non disponendo dei fondi necessari per onorar il “primo debitoBoyer ne crea subito un secondo: invia a Parigi una delegazione incaricata di negoziar prestiti con banche francesi.

In questo modo, Haiti riceve denaro al tasso del 20% che poi gira all’erario del Re ed anche se nel 1838 la Francia riduce le proprie pretese a 90 milioni, il fardello cui far fronte è enorme.

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L’OCCUPAZIONE AMERICANA

Nel 1875, grandi banche statunitensi entran nel gioco del “doppio debito”: prestan denaro agli Haitiani per permetter loro di pagar gl’interessi.maturati.

1915: per incassar più rapidamente il dovuto, Il Presidente Wilson invia i marines sull’isola: il governo locale è rovesciato e la Banca Nazionale è spogliata di tutti i suoi averi.

Vent’anni dopo, (1934), gli americani si ritiran lasciando Haiti nel caos.

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I DUVALIER

1947: il debito è sanato. L’erario haitiano ha in realtà versato oltre 21 miliardi di dollari, ma il paese è gravemente impoverito.

Dieci anni più tardi, l’elettorato manda al potere un medico che promette di sanar la situazione: in realtà, la rapace dittatura dei Duvalier, padre e figlio, oltre ad imporre un regime di terrore, spoglia ulteriormente le già scarse risorse del Paese.

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LA RIVOLUZIONE DELL’86

Gli anni 80 del 900 son per il Centroamerica un momento storico importante: Nicaragua, El Salvador, Grenada son in piena ebollizione e Ronald Reagan teme che il comunismo si espanda nel “cortile di casa” degli Stati Uniti.

Anche ad Haiti la lunga tirannia dei Duvalier è sempre più contestata: dopo la visita di Papa Giovanni Paolo II (marzo 1983) diversi movimenti sociali chiedon con sempre maggior insistenza il ripristino della democrazia.

Il regime all’inizio reagisce alla sua maniera, ossia col terrore, poi però, anche su pressione di Washington, è costretto in un angolo. Il 7 Febbraio 1986 Baby Doc abbandona Haiti e va in esilio in Francia.

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IL DOPO

La nuova amministrazione eletta democraticamente però è molto fragile e presto sorgon dei conflitti interni tra dirigenti: così è un susseguirsi di colpi di Stato militari, deboli governi civili, perfino occupazioni straniere come quella decisa nel 1994 da Bill Clinton che invia i Marines per restaurar al potere il Presidente Jean-Bertrand Aristide, ex sacerdote salesiano che si è dato alla politica, facendosi elegger nel ’91.

Aristide torna al potere nel 2001, ma quando chiede a gran voce che la Francia restituisca i fondi che ha sottratto ad Haiti, un nuovo putsch, ordito con la complicità dei servizi segreti di Washington e Parigi, lo depone ancor una volta, mandandolo in esilio.

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TERREMOTI, EPIDEMIE, URAGANI

A completare un quadro già pesante ci si metton le forze della natura: Haiti infatti sorge su una faglia tettonica che ogni tanto si fa sentire.

Il 12 Gennaio 2010, un violento sisma distrugge Port-au-Prince ed un altro devasta le province di sudovest il 13 Agosto 2021.

Le scosse del 2010 provocan 250.000 morti, oltre che enormi devastazioni: crollan la cattedrale, il palazzo nazionale ed altre strutture; quelle del 2021 colpiscon duro le aree sulla costa meridionale.

Ai movimenti tellurici di 15 anni fa, segue il colera provocato dallo sversamento di acque non depurate nei fiumi ad opera dei caschi blu nepalesi che non ci pensan un attimo a compier il loro insano gesto;

Arriva poi l’uragano María (2017), che dopo aver colpito Porto Rico, travolge Haiti, provocando nuove distruzioni.

Il resto è cronaca di questi anni, nei quali, anche per bocca dei Papi, ogni tanto qualche riflettore si accende su questo paese che sta vivendo il suo inferno sulla terra.

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HAITI E I I PAPI

A partire da Giovanni Paolo II (1978 – 2005), i Papi rivolgon la loro attenzione ad Haiti.

Lasciando Port-au-Prince il 9 Marzo 1983 Karol Wohiytiła dichiara[3]:

«Di questo popolo porto con me un ricordo indimenticabile e gli esprimo i miei voti più fervidi per il suo benessere e la sua prosperità. […] Il mio grazie particolare va evidentemente a tutti gli abitanti di Haiti, che mi sono venuti incontro con benevolenza e fiducia, fratelli di altre confessioni cristiane e amici della nostra religione. […] Reco con me tutte le vostre intenzioni, tutte le vostre preoccupazioni, tutte le vostre ispirazioni nella mia preghiera […] Andate d’accordo, la mano nella mano.

Anche Francesco (2013 – 2025) è molto legato ad Haiti che però non riesce a visitare: nel 2014 nomina il primo cardinale haitiano, Chibly Langlois, poi per tutto il suo pontificato Haiti occupa un posto di primo piano.

il 10 Marzo 2024, dopo l’Angelus domenicale esprime «preoccupazione e dolore per la grave crisi che colpisce Haiti» e si dice vicino alla Chiesa e al «caro popolo» da anni provato da molte sofferenze.

«Vi invito a pregare – dice – per intercessione della Madonna del Perpetuo Soccorso, perché cessi ogni sorta di violenza e tutti offrano il loro contributo per far crescere la pace e la riconciliazione nel Paese, con il sostegno rinnovato della Comunità internazionale.»[4]

In altra occasione, invita i fedeli a documentarsi su Haiti ed a seguirne gli eventi.

Anche Leone XIV, che si dice abbbia lontane origini haitiane, il 10 Agosto[5] ha levato la sua voce per chieder la pace per questo popolo: «Rivolgo un accorato appello a tutti i responsabili […] e chiedo il sostegno concreto della comunità internazionale per creare le condizioni sociali e istituzionali che permettano agli haitiani di vivere in pace

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UN POPOLO RESISTENTE

Malgrado tutto, gli haitiani dimostran enormi capacità di resistenza: così si segnalano tantissime iniziative patrocinate da diverse ONG per creare orfanotrofi e scuole per i bambini privi di mezzi, non esiste nel Paese una scuola pubblica, centri sanitari, perfino rassegne cinematografiche.

Di questo e molto altro ne sta dando conto avvenire.it nell’ambito della campagna “Figli di Haiti” promossa dalla fondazione Avvenire:

Con articoli, un docufilm ed un podcast il quotidiano prova a dar voce a chi non ce l’ha ed a sostenere le numerose attività di ONG e missionari che provano a salvar questo paese così lontano, ma anche fratello nostro. ,

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SCHEDA N. 1

HAITI

La Repubblica d’Haiti, situata nei Caraibi, occupa la parte occidentale dell’isola di Hispaniola, la seconda in estensione delle Grandi Antille. Confina ad est con la Repubblica Dominicana.

Due catene montuose principali si dispongono secondo un asse est – ovest, delineando le due penisole del nord e del sud. Nel mezzo, le colline e i bacini dei fiumi formano il centro. Le montagne che si innalzano a nord e ad est proteggono le pianure dagli umidi venti alisei. Il caffè è il principale prodotto d’esportazione. Lo sfruttamento del rame è cessato nel 1976 e i giacimenti di bauxite sono quasi esauriti. La costa settentrionale riceve più piogge ed è la più sviluppata del paese, ma le sue terre sono soggette ad un grave processo d’erosione.
Meno del 2% del territorio è coperto da foreste.

Il nome che porta le fu dato da Jean-Jacques Dessalines, suo primo capo di Stato, in ossequio alla popolazione degli Arauachi, abitatori originari del Paese, estintisi nel XVI secolo che la chiamavano Ayiti, cioè “aspro”, riferendosi alla natura dura del territorio.

La superficie è pari a 27.750 km² e la popolazione ammonta a 10,9 milioni d’abitanti: la capitale è Port-au-Prince.

Il 98% degli haitiani è afrodiscendente, la lingua più diffusa è il creolo haitiano (kreyòl ayisyen)[6] che fonde termini d’un francese antico e semplificato con espressioni di derivazione africana, spagnola e inglese.

Il cattolicesimo è la Religione prevalente, ma il 20% aderisce a confessioni protestanti.

E’ praticato il voudou[7]: in esso si fondon motivi del cattolicesimo e di culti magici precristiani.

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTE:

[1] L. Capuzzi, La sanità ad Haiti si fa piccola per sfuggire all’assalto delle gang, avvenire.it, 14 Giugno 2025;
[2] L. Capuzzi, La guerra porta Haiti a livelli record di emergenza fame, avvenire.it, 28 Giugno 2025;
[3] CFR. https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1983/march/documents/hf_jp-ii_spe_19830309_congedo-port-au-prince.html;
[4] CFR. https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2024-03/papa-francesco-haiti-angelus.html;
[5] CFR. https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-08/leone-xiv-angelus-guerra-haiti-armenia-azerbaigian-pace.html#:~:text=Occorre%20rifiutare%20la%20guerra%20come%20%E2%80%9Cvia%20di%20risoluzione,a%20non%20mettere%20mai%20fine%20alle%20loro%20preghiere;
[6] sul creolo haitiano CFR. https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_creola_haitiana
[7] sul voudou cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Vud%C3%B9