GUINEA-BISSAU

I MILITARI SI PRENDON IL POTERE

(4 Dicembre 2025)

BISSAU. Il 26 Novembre, attorno a mezzogiorno, le forze armate della Guinea-Bissau han messo a segno un golpe incruento: è lo stesso Presidente della Repubblica Umaro Sissoko Embaló a darne notizia, telefonando al settimanale francese Jeune Afrique: «dei soldati – dice – stan arrestandomi».

Poche ore dopo, la conferma: in una conferenza stampa gli alti gradi dell’esercito dichiaran d’aver il pieno controllo del Paese, imposto il coprifuoco notturno dalle 19 alle 6 e chiuso le frontiere.

Il 27, il Gen. Horta N’Tam diventa Presidente della Repubblica: «Mi è appena stata affidata – dice – la direzione dell’Alto Comando» aggiungendo: «Il Paese sta attraversando un periodo molto difficile. S’impongono quindi misure urgenti e ci sarà bisogno del contributo di tutti».

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EXCUSATIO NON PETITA

Nelle ore del golpe, mentre il nuovo regime sta consolidandosi il Gen. Denis N’Canha dichiara: «Un Alto Comando per il Ripristino dell’Ordine, composto da tutti i rami delle forze armate, ha assunto la guida del Paese fin a nuovo ordine: a spingerci a compiere questo passo è stata la scoperta da parte dei servizi di sicurezza d’un piano per destabilizzare il Paese, col coinvolgimento dei signori della droga».

Sembra un’excusatio non petita: Curiosamente, infatti, l’intervento dei graduati avviene il giorno prima che la commissione elettorale renda noti i risultati delle presidenziali del 23 Novembre.

Cosa stava emergendo dallo spoglio? Chi stava vincendo? Dalle caserme avevan dei motivi per evitar un cambio della guardia al vertice dello Stato?

Nei due giorni precedenti, il Putsch entrambi i principali contendenti, Umaro sissoko Embaló e Fernando Dias da Costa, s’eran già proclamati vincitori, ma nessuna cifra era stata fornita.

Si sapeva che il Presidente uscente avrebbe fatto l’impossibile pur d’impedir il ritorno al potere del PAIGC, forza politica per anni dominante la scena nazionale.

Però l’intervento dei militari ha cambiato la situazione e non è chiaro se la loro irruzione possa leggersi come un sostegno ad Embaló o una parentesi nel conflitto fra l’ex Capo di Stato ed i suoi oppositori.

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HUB DELLA COCAINA

Nelle parole di N’Canha si può legger anche che “i signori della droga” sono ormai strapotenti: si sa da tempo che Bissau è diventato uno degli hub del traffico internazionale di cocaina.

Dal 2000 arrivan qui dall’America Latina navi piene di stupefacente che poi è smerciato in Africa ed Europa e che contribuisce all’arricchimento facile di parecchi.

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GUINEA-BISSAU

GEOGRAFIA

La República da Guiné-Bissau, occupa una superficie di 36.121 KMQ ed ha una popolazione di 2,1 milioni d’abitanti.

Il territorio, situato nell’Africa occidentale, confina col Senegal a nord e la Guinea Conakry ad est e sud. Al largo della capitale Bissau, bagnata dall’Oceano atlantico si trova l’arcipelago delle Bijagos: 120 isole, talvolta piccolissime, in parte disabitate.

La lingua ufficiale è il portoghese, ma la popolazione parla diverse lingue locali ed un dialetto creolo che fonde termini africani con la lingua ereditata dai colonizzatori.

La maggior parte degli abitanti professa culti locali o è di fede musulmana: vi è una consistente minoranza cattolica (15% del totale).

L’economia si fonda sull’esportazione di anacardi: il Paese però possiede petrolio e bauxite che sono in fase di sfruttamento.

Dal 2009 fa parte dell’Organizzazione della Francofonia e ha adottato il Franco CFA: questa scelta si giustifica con la necessità d’entrar nell’area economica, costituita dagli Stati sorti dallo scioglimento dell’Africa occidentale francese che han creato la Comunità Economica dell’Africa Occidentale (CEDEAO-ECOWAS).

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STORIA

Le vicende che han coinvolto questo piccolo Stato dai giorni dell’indipendenza ad oggi sono state piuttosto convulse, con frequenti colpi di Stato, guerre interne e delitti politici.

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LOTTA PER L’INDIPENDENZA

Colonia portoghese fin dal secolo XVI, utilizzata soprattutto per il traffico di schiavi dall’Africa al Brasile, fin dagli anni 50 è interessata da un movimento di liberazione che punta direttamente alla decolonizzazione.

Nel 1956, è fondato il PAIGC (Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea e di Capo Verde), che prende la guida della guerriglia. Gradualmente, contando anche sul sostegno di altri paesi africani e del mondo comunista, estende il controllo del territorio a vaste aree. Nel 1973, i portoghesi assassinano a Conakry Amílcar Lopes da Costa Cabral (1924 – 1973), leader storico della lotta anticoloniale, ma ciò non ferma l’avanzata dei guerriglieri che a settembre proclamano unilateralmente la Repubblica, che non è riconosciuta da Lisbona, ma l’Assemblea generale delle Nazioni Unite la ammette fra i suoi membri. Bisogna attender la “Rivoluzione dei garofani” (25 aprile 1974) perché l’ex potenza coloniale accetti la nuova realtà.

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SOPRAVVIVENZA DIFFICILE

La Guinea-Bissau ha nei 50 anni successivi una vita politica molto agitata: una dozzina di colpi di Stato, tra falliti e riusciti, una sanguinosa guerra interna e numerosi delitti politici.

Nel 1980, il primo Presidente Luis Cabral è rovesciato da un golpe orchestrato dal primo Ministro João Bernardo Vieira che successivamente sarebbe divenuto leader del Paese dal 1984 fin al colpo di stato del 7 maggio 1999, quando le forze armate lo depongono.

Seguono una guerra fratricida, fragili governi, altri golpe: nel 2005 Vieira torna alla presidenza, ma il 2 marzo 2009 è assassinato da militari che vogliono prendersi lo Stato.

Poi altri anni di forte instabilità finché nel 2014 è eletto presidente José Mario Váz, accusato successivamente di corruzione.

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EMBALO’

Nel 2019 è eletto Presidente della Repubblica Umaro sissoko Embaló: all’inizio è visto come un liberatore dopo decenni di strapotere del PAIGC, poi però accentua un’attitudine autoritaria che lo spinge a sciogliere l’Assemblea nazionale ed a concentrar nelle sue mani sempre più ampi poteri.

Periodicamente denuncia complotti ai suoi danni in modo da allungar il mandato che in teoria avrebbe dovuto terminar a Febbraio 2025 ma che secondo lui è finito a Settembre.

Durante la campagna elettorale si gioca anche la carta della divisione etnica prendendosela soprattutto contro i Balantha uno dei popoli che abitan nel Paese e che perloppiù votan per il PAIGC.

Tutto ciò ha fatto crescer la tensione in vista del voto che tuttavia s’è svolto nella calma: di esso però non sapremo mai l’esito.

Dal canto suo, l’ex Presidente è andato in esilio nel Congo Brazzaville.

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UN ANNO DI TRANSIZIONE

I militari han promesso che terran il potere per un anno poi lo restituiranno ai civili: cosa accadrà nei prossimi dodici mesi? Verrà riscritta la costituzione? Saran organizzate elezioni veramente pluraliste gestite da un organismo indipendente da chi comanda?

Oppure i graduati decideran di tenersi il potere “fin a nuovo ordine”?

Negli altri paesi dell’Africa occidentale, Mali, Niger, Burkina Faso e Guinea Conakry, è andata così, sebbene la CEDEAO-ECOWAS, l’Unione Africana ed altri abbian condannato i golpe messi a segno dal 2020 in poi.

PIER LUIGI GIACOMONI