EDITORIALE. UN ANNO IMPORTANTE PER L’AFRICA
(2 Gennaio 2020)

Nel 1960 sedici Stati africani conquistarono l’indipendenza: tra i tanti, Senegal, Costa d’Avorio, Nigeria, Congo (Kinshasa).

In questi sei decenni molte speranze son andate deluse: colpi di Stato a ripetizione, violenze contro la popolazione civile, malgoverno, corruzione, dispotismo, sfruttamento delle risorse e degli uomini sono stati il pane quotidiano di milioni di africani che hanno pagato duramente il prezzo dell’impreparazione con cui si è giunti al giusto traguardo dell’autodeterminazione.

già, perché da un lato l’ora dell’indipendenza è giunta quasi dovunque in uno stato di profonda impreparazione di coloro che hanno preso le redini del potere, sia politico che economico, dopo la partenza dei colonizzatori, dall’altro, molto presto chi ha assunto la guida dei nuovi Stati raramente è sfuggito alle suggestioni del facile arricchimento di sé e dei propri sodali.

Il potere politico, infatti, associa in sé anche immense ricchezze che sono un insulto alla miseria di vaste masse popolari.

In questi lustri sono esplose le città che hanno assunto dimensioni abnormi, assorbendo legioni di disperati in fuga dalle campagne dove la vita è divenuta sempre più difficile.

Il continente, poi, ha conosciuto i drammi del tribalismo, spesso sfruttato ad arte da leader senza scrupoli, per affermare il proprio potere gettando germi di conflitto in animi ben disposti a prendere le armi per vendicare soprusi veri o presunti.

Questo è il background in cui sono germinate le ondate migratorie che tanto turbano l’opinione pubblica occidentale: fenomeno epocale che investe tutto il mondo, sviluppato e non, ma che è lontano dall’essere un’invasione, come sostiene con eccessiva enfasi qualche frettoloso commentatore.

Per migliaia di persone che affrontano il mare, non di rado rimettendoci la pelle, per provare a cambiar vita nelle aree sviluppate del Nord del mondo, ci sono milioni che rimangono dove sono e cercano di cambiare le cose nei loro Paesi d’origine.

Proprio da questi milioni di africani che costituiscono la società civile del continente stanno emergendo elementi di cambiamento e sviluppo: la decisione di gran parte degli Stati di creare un’area di libero scambio in tutta l’Africa, in un’epoca in cui pare prevalere il protezionismo, la volontà d’abbandonare la vecchia moneta coloniale in favore d’una divisa autoctona, il sorgere di tanti movimenti sociali, tutti questi eventi costituiscono i segnali d’un rinnovamento che sta avanzando.

Ovviamente non tutto accade dappertutto e non nella stessa misura: ci sono Paesi più aperti al cambiamento e dove democrazia e libertà sono più consolidate, come Senegal e Ghana e nazioni chiuse in se stesse rette da despoti inamovibili, come l’Eritrea e Stati in piena transizione come il Sudan, il Sud Sudan e l’Etiopia, dove i tentativi di pacificazione si scontrano con rivalità etniche sempre pronte ad esplodere in aperto conflitto. Tuttavia da un continente oggi abitato per l’80% da ragazzi e ragazze è lecito aspettarsi novità interessanti che possono scombinare i piani di vecchi e nuovi colonizzatori, vecchi e nuovi sfruttatori.

Si prevede che nel 2050 l’Africa abbia 2 miliardi d’abitanti: per qualcuno è una minaccia, per noi è una risorsa che l’intero continente dovrà utilizzare per uscire dal suo impoverimento, causato da tanti agenti esterni ed interni: spetterà a queste nuove generazioni di africani costruire il percorso che condurrà la regione verso nuovi traguardi.

L’Europa, che ha sempre avuto relazioni molto strette con l’Africa sarebbe bene che cooperasse in modo fattivo in maniera da aiutare quelle popolazioni a casa loro, come dice uno slogan un po’ logoro.

Affari Africani cercherà di documentare quanto accadrà, evidenziando il positivo, senza dimenticare gli eventi negativi che purtroppo avverranno, sforzandosi di mostrare a quanti ci seguiranno che in Africa c’è molto di positivo e che un cambiamento in meglio è possibile.

PIER LUIGI GIACOMONI