EDITORIALE. CI SARA’ LA GUERRA IN UCRAINA?
(13 Febbraio 2022)

KIEV. «Ci sarà la guerra in Ucraina?» mi ha chiesto nei giorni scorsi un amico. Ho risposto di sì, non solo perché i segnali sono piuttosto evidenti, ma perché le cose si sono spinte così in avanti che pare impossibile che non scoppi un conflitto tra Russia ed Ucraina.

I Russi hanno ammassato nei pressi della frontiera ucraina 140.000 soldati, muniti di armi di tutti i tipi. Intanto navi da guerra di Mosca solcano il Mar Nero… Insomma, è tutto pronto, manca solo il via libera dal Kremlino. Secondo la CIA il giorno scelto da vladimir vladimirovic Putin è mercoledì 16 febbraio, prima che a Pechino terminino i giochi olimpici invernali ed inizi il disgelo, che di solito rende impraticabili le strade.

Perché tanta sollecitudine? Perché questo conflitto ora? Alla prima domanda possiamo rispondere narrando una breve storia. c’è stato un tempo in cui in Ucraina Presidente era un certo viktor Yanukovic, questi è l’inviato di Mosca. Il suo compito è tenere agganciata l’ucraina al carro russo, come sanno fare diversi leader degli stati postsovietici. Succede però che un giorno gli ucraini si ribellano perché non ne possono più di Yanukovic e dei suoi oligarchi, lo cacciano e eleggono nuove autorità. Queste non sempre si dimostrano all’altezza della situazione, ma a Kiev e dintorni preferiscono scegliersi i governanti piuttosto che farseli imporre dalla cupola che regge il Kremlino. Vladimir Vladimirovic non sopporta questi atteggiamenti: nel 2014 s’impossessa della Crimea e finanzia la guerriglia dei russofoni del Donbass: in occidente nessuno muove un dito. Europa e Stati Uniti abbaiano, ma non mordono, anche perché la Russia è un grande fornitore di gas ed idrocarburi che sono vitali per le economie di tutto il mondo. Putin allarga le sue pretese: nel 2016 cerca di spingere Donald J. Trump alla Casa bianca, sfruttando le immense opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dai social, tramite cui è possibile diffondere notizie false, contribuisce alla campagna per la Brexit, sperando d’indebolire l’Unione europea, finanzia movimenti sia d’estrema destra che d’ultrasinistra in tutta Europa, invia i suoi mercenari in mezzo mondo, soprattutto dove è più facile far male a certi Paesi occidentali.

Si pensi a posti tipo Mali, Centrafrica e Burkina Faso, stati che gravitano nell’orbita francese, ma che sono vittime dell’azione di gruppi di feroci tagliagole islamici.

Mosca non è una superpotenza, ma vuol comunque metter becco negli affari mondiali sfruttando l’inazione delle democrazie. Oggi siamo sull’orlo di una guerra che potrebbe avere conseguenze sull’intera Europa e magari allargarsi ad altri attori come la Turchia. PUò essere quella “terza guerra mondiale a bassa intensità” di cui parlò tempo fa Papa Francesco? Può essere una nuova puntata in quel continuo braccio di ferro tra dispotismi orientali e democrazie occidentali?

Non sappiamo. E’ certo che la guerra è una cosa tremenda che arreca insicurezza, distruzione e morte. chiunque si assume la responsabilità di provocarla è un irresponsabile che va assolutamente fermato.

Quando sono nato, nel 1958, la guerra non c’era più, ma nella mente dei miei genitori e nonni era un ricordo recente: il frastuono dei bombardamenti, lo sfollamento, la provvisorietà del vivere in promiscuità insieme a sconosciuti, il timore d’esser derubati o di non trovare più la propria casa erano cose vive nelle loro menti, tant’è vero che le raccontavano e soffrivano se un rumore molesto, come il sorvolo di apparecchi militari a bassa quota faceva riemergere il ricordo di quei tempi angoscianti da qualche meandro della mente. Noi abbiamo vissuto complessivamente quasi otto decenni di pace, anche se non sono mancate tensioni. In paesi vicino al nostro è scoppiata la guerra e sono state commesse terribili atrocità. Magari a un certo punto abbiamo preferito voltar le spalle alla Iugoslavia anche se si trovava al di là dell’Adriatico, ma ogni tanto ci raggiungevano racconti raccapriccianti, che non potevamo ignorare, come a Vukovar o Srebrenica. Tra pochi giorni potrebbe anche essere peggio, perciò è giusto che chi ne ha le possibilità fermi questa possibile guerra e riconduca alla ragionevolezza chi ha perso la ragione e per propri fini vuole a tutti i costi scatenarla.

PIER LUIGI GIACOMONI