AMERICA LATINA

DUE DONNE, ANZI TRE

(12 Ottobre 2025)

Il 10 Ottobre, due donne balzano quasi contemporaneamente agli onori della cronaca internazionale: María Corina Machado e Dina Boluarte.

Alla prima va il premio Nobel per la pace, l’altra perde la presidenza del Perù.

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MARIA CORINA MACHADO

Quarantotto anni, venezuelana, da ventisei si batte contro il regime chavista: avrebbe dovuto correr per la presidenza del suo paese nel 2024, ma Nicolás Maduro Moros gliel’ha impedito con tutti i mezzi.

Il 22 Ottobre 2023, stravince col 90% dei voti le primarie della coalizione oppositrice al chavismo, ma il tiranno venezuelano interviene affinché i tribunali la squalifichino con qualunque pretesto.

Detto fatto: a quel punto non rimane che proporre un altro candidato: la scelta cade sul mite ex diplomatico Edmundo gonzález Urrutia, 75 anni, che s’impegna a fondo nella campagna pre voto.

La cupola dirigente bolivariana sa però che la maggioranza dei venezuelani non ne può più di questa parodia di dittatura del proletariato in salsa tropicale perché le pentole sono vuote, i prezzi dei prodotti di prima necessità son sempre più alti e quasi 9 milioni di compatrioti son scappati all’estero per sfuggire sia alla repressione che al malgoverno dei chavisti.

Così, il 28 Luglio 2024 son messi in atto massicci brogli e Maduro è proclamato di nuovo presidente: González deve fuggire in Spagna per evitar l’arresto.

Mentre Machado vive in clandestinità, le prigioni a Caracas e dintorni pullulano di detenuti politici, tra cui anche diversi stranieri, e la povertà e l’iperinflazione galoppano.

Il regime invece prospera col traffico d’oro ed altre materie prime, è allineato con Russia, Cina, Iran e Corea del Nord e sta mettendo su una milizia semivolontaria che dovrebbe battersi contro un’eventuale invasione statunitense.

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DINA BOLUARTE

Sessantatré anni, dal 7 Dicembre 2022, Presidente della Repubblica del Perù: quel giorno prende il posto di Pedro Castillo Terrones che il Congresso ha deposto dopo un fallito autogolpe.

Boluarte, durante la campagna presidenziale del 2021 faceva parte della lista di Castillo, si proclamava di sinistra ed era diventata la prima vice presidente.

Prima che il capo di stato fosse destituito, aveva promesso che non sarebbe salita al potere: dopo cambia idea.

Abbandona la sinistra,si allea con la destra, fa reprimere durammente le proteste popolari che chiedon la convocazione di nuove elezioni (gennaio 2023), decreta tre giorni di lutto nazionale dopo la morte di Alberto Fujimori (2024), si disinteressa della situazione economica e sociale dei peruani, riceve regali, Rolex ed interventi estetici, che san tanto di corruzione.

Alla fine, tutto le si ritorce contro: con 118 voti i deputati il 9 ottobre l’allontanano dal potere per incapacità ed indegnità morale.

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CLAUDIA SHEINBAUM

Tra coloro che han salutato con soddisfazione la fine della presidenza Boluarte c’è la collega messicana Claudia Sheinbaum: Città del Messico, fin dai tempi di Andrés Manuel López Obrador (AMLO) considera l’ex leader peruana un’usurpatrice.

Di conseguenza, le relazioni diplomatiche tra i due Paesi vengon rotte e lo stesso accade con altri paesi latinoamericani che criticano la deriva autoritaria in atto a Lima.

Ora la Presidente messicana con parole moderate, durante una conferenza stampa mattutina, auspica il ritorno in Perù d’un governo legittimo.

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SETTE PRESIDENTI

El País nota in un commento che da molto tempo chi fa il Presidente del Perù finisce in carcere o addirittura al cimitero: dal 2016 nessun primo cittadino poi completa il proprio mandato quinquennale o perché il Congresso lo depone, o costretto alle dimissioni.

Ci sarebbe bisogno, continua il quotidiano spagnolo, d’una profonda riforma della politica peruana: può però realizzarla un ceto dirigente che finora ha dimostrato di trovarsi molto a suo agio con la corruzione e il malcostume?

PIER LUIGI GIACOMONI