ZAMBIA. A UN PASSO DAL DEFAULT
(31 Ottobre 2020)

LUSAKA. La Repubblica di Zambia è a un passo dal default finanziario: a fine settembre il Governo ha ufficialmente comunicato ai creditori di non esser in grado di rimborsare le tre emissioni di titoli di Stato in scadenza ad ottobre.

Il Ministro per le Finanze, Bwalya Ngandu, che ha chiesto ai creditori di posticipare la scadenza dei titoli di sei mesi ha dichiarato che il Paese dell’Africa australe ha bisogno d’«Un momento di
respiro [che] sarebbe indispensabile per raccogliere i fondi necessari ad affrontare la
crisi provocata dalla pandemìa, analizzare la situazione finanziaria, instaurare un
dialogo costruttivo fondato sulla fiducia e metter a punto una strategia sulla
gestione del debito insieme al Fondo monetario internazionale.»

Lo Zambia ha un debito estero di 12 miliardi di dollari, metà del quale con la Cina: secondo l’FMI, è pari al 68% del Pil stimato per il 2020. Gli interessi dovuti ammontano a 120 milioni di dollari: in totale, Lusaka ha preso in prestito tre miliardi di dollari e i primi titoli di stato scadranno nel 2022.

Lo Zambia è uno dei Paesi in via di sviluppo a cui gli Stati del G20[1] ad aprile hanno concesso una sospensione
temporanea del debito, ma i rappresentanti del governo, della Banca mondiale
e dell’Fmi insistono sul fatto che senza il coinvolgimento dei creditori privati l’iniziativa non può avere successo.

Spiega Yinka Adegoke, direttore di Quartz Africa, nella sua newsletter settimanale che quello dello Zambia potrebbe essere soltanto il primo di una serie di default e ristrutturazioni a catena di Stati africani indebitati. Il cronometro di quella che più volte ha chiamato la «bomba a orologeria del debito» sarebbe, insomma, prossimo all’ora X.

«Molti osservatori di lunga esperienza e storici dell’economia – aggiunge – indicano che, in termini reali, i Paesi africani sono in una posizione economica più forte rispetto alle precedenti crisi africane del debito degli anni 80 e 90. Ma, stavolta, la sfida per Paesi come lo Zambia riguarda tanto quanto devono che a chi lo devono. In passato, i finanziatori multilaterali del Club di Parigi[2] erano, probabilmente, più incentivati a trovare soluzioni rispetto ad oggi, quando quei Paesi devono del denaro ad investitori commerciali e hanno un debito bilaterale significativo con la Cina. I titolari dei bond – ad esempio investitori con una responsabilità fiduciaria verso i titolari di fondi pensione – sono riluttanti ad accettare una “tosatura” dei loro crediti senza essere sicuri che gli influenti investitori cinesi siano disposti a fare altrettanto.»

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IL CREPUSCOLO DEL MIRACOLO ECONOMICO.

«Quando nel 2012 – ha scritto la Frankfurter Allgemeine Zeitung – lo Zambia entrò nei mercati finanziari internazionali, non si festeggiò solo nella capitale Lusaka. L’allora ministro
delle finanze Alexander Chikwanda parlò di un successo sensazionale, gli analisti
dissero che era un punto di svolta anche per altri stati africani. Il primo titolo di stato
zambiano fu molto richiesto. Oggi, a otto anni di distanza, il paese su cui erano
riposte tutte le speranze deve chiedere l’indulgenza degli investitori: lo Zambia è
il primo stato africano che non riesce a rispettare gli impegni nei confronti dei creditori
privati a causa della pandemìa di covid-19.»

Il Covid, però, ha messo a nudo fragilità che prima erano occultate da risultati macroeconomici d’una nazione il cui PIL cresceva molto, forse troppo rapidamente.

in dieci anni, per esempio, il debito pubblico zambiano è cresciuto a ritmo sostenuto
e, secondo le previsioni della sudafricana Rmb Bank, raggiungerà il 119%
del PIL nel 2021.

Il denaro ricevuto in prestito dagli investitori internazionali è stato utilizzato per la costruzione di infrastrutture, come aeroporti e strade, finanziate in primo luogo dalla Cina che ha inviato in loco proprie imprese con propri lavoratori e quadri amministrativi.

Di conseguenza, L’occupazione non è aumentata e la povertà diffusa, pari ai due terzi della popolazione, non si è ridotta.

Il governo guidato dal presidente Edgar Lungu ha commesso una serie di passi falsi come la recente rimozione immotivata del Governatore della banca Centrale. Inoltre, il capo di Stato ha accentuato una preoccupante deriva autoritaria: più si sente debole, più fa la voce grossa.

Non va dimenticato che in ambedue le elezioni presidenziali vinte da Lungu, nel 2015 e 2016, il margine di voti con cui ha sconfitto il suo più irriducibile avversario Hakainde Hichilega è stato minimo e non sono mancate denunce di brogli e manipolazioni del voto.

In Parlamento il Fronte Popolare, il partito del Leader dispone di una maggioranza di 10 seggi sulle opposizioni riunite, se non si contano gli otto deputati direttamente nominati dal primo cittadino.

In definitiva, il crollo del prezzo delle materie prime, in particolare del rame che occupa il primo posto tra i prodotti d’esportazione del paese pari al 70%, la svalutazione della moneta nazionale, la Kwacha nei confronti del dollaro, l’imperversare del Covid-19 che ha colpito quasi 15mila persone e provocato 300 morti, stanno rischiando di far sprofondare lo Zambia in un dramma con conseguenze imprevedibili.

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ZAMBIA.

CENNI STORICI.

La Repubblica di Zambia, indipendente dal 24 ottobre 1964, era un possedimento britannico in Africa austrrale.

Denominato Rhodesia del Nord, dopo la seconda guerra mondiale, fu unito alla Rhodesia del sud, oggi Zimbabwe, e al Nyasaland per formare un unica colonia. Il Regno Unito concesse alla Federazione della Rhodesia e del Nyasaland l’autogoverno interno il 1° Agosto 1953: fu eletto un Parlamento federale ed un governo, controllato da un Governatore generale in rappresentanza di Londra.

Alle urne furono però chiamati i soli coloni bianchi, mentre la maggioranza nera era esclusa dal voto.

Negli anni Sessanta, di fronte all’emergere prepotente del movimento per l’indipendenza delle nazioni africane, la Federazione fu sciolta: il 31 dicembre 1963, i tre territori che la componevano riacquistarono la loro autonomia.

La Rhodesia del Nord divenne Zambia, quella del sud si sarebbe autoproclamata indipendente nel ’65 sotto la guida del Premier locale Ian Smith a capo d’un governo di soli bianchi, il Nyasaland cambiò nome e divenne Malawi.

Primo presidente nero dello Zambia fu Kenneth David Kaunda (1924) il cui potere durò fino al 1991.

Kaunda, che sarebbe stato uno dei leader della nuova Africa, strenuo avversario dell’apartheid in Sud Africa, si affermò anche come punto di riferimento del Movimento dei Non allineati, l’insieme di tutti quei Paesi, perloppiù del mondo in via di sviluppo, non facenti parte di nessuna alleanza.

Nel 1990, però, di fronte all’emergere di rivendicazioni democratiche, che sfociarono in manifestazioni di protesta e in un tentativo di golpe, Kaunda fece approvare una nuova Costituzione ed indisse nuove elezioni generali multipartitiche cui non prese parte.

In questi ultimi trent’anni lo Zambia si è caratterizzato come una delle democrazie meglio consolidate del continente africano, anche se, come detto, l’attuale presidente sembra alimentare pulsioni autoritarie.

GEOGRAFIA.

Privo di sbocco al mare, situato nell’Africa centro-meridionale, lo Zambia confina tra l’altro con la Repubblica Democratica del Congo (nord), la Tanzania (nord-est), il Malawi (est). Poi Mozambico, Zimbabwe, Botswana, Namibia ed Angola.

Il confine meridionale con lo Zimbabwe è segnato dal fiume Zambesi in cui sorgono le cascate Victoria, che alimentano la centrale idroelettrica di Kariba. I cambiamenti climatici hanno provocato notevoli cali nel flusso d’acqua, cosicché si è ridotta la quantità d’energia erogata dalla centrale, costruita molti anni fa da imprese italiane.

Gli stessi mutamenti nel clima si stanno pesantemente ripercuotendo sulla produzione agricola danneggiata sia da lunghi periodi siccitosi, sia da piogge torrenziali devastanti.

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POPOLI, LINGUE, RELIGIONI.

Il Paese è abitato da 17,4 milioni di persone (2018) su una superficie di 752.618 KMQ: secondo le Nazioni Unite se l’incremento demografico in atto proseguirà allo stesso ritmo attuale, nel 2050 l’ammontare degli abitanti sarà il triplo di oggi, ossia oltre 50 milioni.

il paese è abitato da decine di gruppi etnici, oltre che da una piccola minoranza di bianchi

Essi sono: Bemba (21%), Tonga (13,6%), Chewa (7,4%);
Lozi (5,7%), Nsenga (5,3%), Tumbuka (4,4%), Ngoni (4%), Lala (3,1%),
Kaonde (2,9%), Namwanga (2,8%), Lunda del Nord (2,6%), Mambwe (2,5%), Luvale (2,2%), Lamba (2,1%), Ushi (1,9%), Bisa (1,6%), Lenje (1,6%), Mbunda (1,2%), Lunda (Luapula) (0.9%), Senga (0,9%), Ila (0,8%), Lungu (0,8%), Tabwa (0,7%), Soli (0,7%), Kunda (0,7%), Ngumbo (0,6%), Chishinga (0,5%), Chokwe (0,5%), Nkoya (0,5%), altri (5,4%).

La lingua ufficiale è l’inglese, ma sono parlate quasi 30 lingue autoctone.

Esse sono: Bemba (33,5%), Nyanja (14,8%, Tonga (11,4%), Lozi (5,5%), Chewa (4,5%), Nsenga (3%), Tumbuka (2,6%), Lunda (1,9%), Kaonde (1,9%), Lala (1,8%), Lamba (1,8%), Luvale (1,5%),
Mambwe (1,3%), Lenje (1,2%), Namwanga (1,2%), Bisa (1,0%), Ushi (0,9%), Ila (0,7%), Mbunda (0,7%), Ngoni (0,7%), Senga (0,7%), Lungu (0,6%), Toka-Leya (0,5%), Altri (4,7%).
(fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Zambia)

La religione più praticata è il cristianesimo: i protestanti sono il 75%, mentre i cattolici il 20%.

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QUADRO ISTITUZIONALE.

La Repubblica ha un assetto istituzionale di tipo presidenziale: il Capo dello Stato nomina e presiede il Consiglio dei Ministri: il suo mandato è di cinque anni e viene eletto a suffragio universale: in caso di morte, come avvenuto nel 2014, il vice presidente convoca un’elezione presidenziale suppletiva che ha il compito di designare la persona che completerà il quinquennio in corso.
(Questa eventualità si verificò nel gennaio 2015, quando Edgar Chegwa Lungu fu eletto con voto popolare al posto del defunto Michael Sata deceduto a Londra il 28 Ottobre 2014).

Il potere legislativo è esercitato dal Governo, che può emanare decreti esecutivi, e dall’Assemblea nazionale che si compone di 158 membri: di essi, 150 sono eletti in collegi uninominali secondo il sistema ereditato dalla Gran Bretagna del First-past-the-post.

il candidato più votato in ogni circoscrizione vince il seggio per sé e per il suo partito.

Il Presidente, inoltre, nomina 8 deputati.

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EDGAR LUNGU.

L’attuale Capo di Stato, il sesto dall’indipendenza, è Edgar Chegwa Lungu: in carica dal 25 gennaio 2015,dopo aver vinto le suppletive presidenziali del 20 gennaio è stato riconfermato l’11 Agosto 2016 per un mandato quinquennale.

Nato a Ndola l’11 Novembre 1956, laureatosi in legge, lavorò nei servizi segreti nazionali (Zambia National Service [ZNS]), per poi tornare alla carriera legale.

Nel frattempo, entrato in politica, aderì al Partito per l’Unità nazionale e lo Sviluppo, poi passò al Fronte Patriottico, fondato da Micahel Sata, Presidente della Repubblica dal 2011 al ’14.

Nell’amministrazione Sata, ricoprì importanti incarichi ministeriali: vice Ministro alla Presidenza, titolare degl’Interni, della difesa e della Giustizia.

Morto Sata, il 30 Novembre 2014 divenne Presidente del Fronte Patriottico e candidato alle successive elezioni: il 20 Gennaio 2015 battè di misura Hakainde Hichilega.

Il duello si ripeté l’anno successivo quando i due rivali furono divisi da un pugno di voti.

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SUDDIVISIONE AMMINISTRATIVA.

Il territorio nazionale è suddiviso in dieci province e 118 distretti: ogni provincia è retta da un ministro residente e da un consiglio elettivo che ha competenze amministrative e dipende per finanziare le sue attività dal bilancio dello Stato..

Le 10 province e i rispettivi capoluoghi sono:

Central: Kabwe;
Copperbelt: Ndola;
Eastern: Chipata;
Luapula: Mansa;,
Lusaka: Lusaka, (la più popolosa con quasi 2 milioni d’abitanti);
Muchinga: Chinsali;
North-Western: Solwezi;
Northern: Kasama;
Southern: Choma;
Western: Mongu.

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MEDIA E LIBERTA’ DI STAMPA.

Tra i media il più popolare è la radio: lo Stato controlla la ZNBC, che è l’unica compagnia in grado di diffondere programmi su tutto il territorio nazionale. Localmente operano stazioni radio a corto raggio.

A Lusaka e Kitwe sull’FM è possibile ascoltare i programmi del BBC World Service e di Radio France Internationale, sono attivi diversi canali di TV a pagamento.

Il lavoro dei giornalisti è tuttavia ostacolato dal regime: «Il governo – scrive Reporter senza frontiere – si serve di pretesti per limitare la libertà di stampa: taglia finanziamenti ai giornali, accusa i giornalisti di sedizione o diffamazione per aver condotto inchieste sulla corruzione.»

Nel 2016, anno di elezioni, si giunse – riferisce il Comitato Internazionale per la Protezione dei giornalisti – alla chiusura del principale quotidiano del paese, the Post, ed al ritiro delle licenze per la trasmissione di programmi radio da parte di operatori privati.

gli internauti sono all’incirca 3,2 milioni secondo dati di Internetlivestats.com risalenti al 2016.

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTE:

[1]. Il G20 è un forum internazionale dei governi e dei leader delle banche centrali di 19 Paesi più l’Unione europea. Fondato nel 1999 con l’obiettivo di promuovere la stabilità economica internazionale ha esteso il suo ambito d’intervento dal 2008 per cui i Capi di Stato o di Governo, i Ministri per le Finanze, gli affari Esteri e think tanks importanti s’incontrano periodicamente per summit riguardanti lequestioni economiche e politiche di maggior interesse.

Il G20 raggruppa economie che realizzano circa il 90% del PIL mondiale, l’80% del commercio mondiale, i due terzi della popolazione del pianeta e la metà delle terre emerse.

L’Unione europea è rappresentata dalla presidente della commissione ursula von der Leyen e dalla Governatrice della Banca Centrale Christine Lagarde.

gli altri membri sono:

Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Corea del Sud, Federazione Russa,
Francia, Giappone, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Repubblica Federale Tedesca, Repubblica Popolare Cinese, Stati Uniti d’America, Sud Africa, Turchia, Unione Indiana.

Ad ogni meeting vengon invitati:

La Spagna, il Presidente di turno dell’ASEAN, che rappresenta gli Stati del Sud-Est asiatico, due Paesi africani (il presidente in funzione dell’Unione Africana e un rappresentante del NEPAD 8New Partnership for Africa’s Development) ed un Paese scelto dal Presidente in carica di solito facente parte della sua regione geografica.

Nel 2020 la Presidenza del G20 è esercitata dall’Arabia Saudita: nel 2021 toccherà all’Italia.

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[2]. Il club di Parigi è il gruppo che riunisce i Paesi creditori più importanti: il suo compito è cercare di coordinare e varare soluzioni sostenibili rivolte a Paesi in dissesto finanziario.

Il Club propone agli Stati indebitati riforme per stabilizzare e restaurare il quadro macroeconomico e la situazione finanziaria.

Il club propone ai debitori un accordo per la risttrutturazione del debito, come la riprogrammazione dei versamenti, riduzione dell’ammontare da pagare o ulteriori prestiti per far fronte al servizio del debito.

Il Club di Parigi fu creato gradualmente nel 1956, quando il primo negoziato tra l’Argentina e i suoi creditori iniziò nella capitale francese.
Dal 1956 ad oggi, il Club di Parigi ha firmato 433 accordi con 90 differenti nazioni investendo 583 miliardi di dollari.

Al momento sono 22 i paesi membri permanenti del Club:

Australia,
Austria,
Belgio,
Brasile,
Canada,
Corea del Sud,
Danimarca,
Federazione Russa,
Finlandia,
Francia,
Giappone,
Israele,
Italia,
Norvegia,
Paesi Bassi,
Regno Unito di Gran Bretagna,
Repubblica d’irlanda,
Repubblica Federale Tedesca,
Spagna,
Stati Uniti d’america,
Svezia,
Svizzera.

Le delegazioni dei creditori sono guidate da alti funzionari dei Ministeri per le Finanze.

Altri creditori possono prender parte a sessioni negoziali o a mensili giri d’orizzonte sulla situazione economica e sullo stato delle trattative in atto.

Sono previsti anche degli osservatori tra questi il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l’OCSE, l’UNCTAD, la Commissione europea, le banche di sviluppo africana, asiatica interamericana ed europea, oltre a numerosi operatori finanziari.