SVIZZERA. RESPINTA L’INIZIATIVA PER UN’«IMMIGRAZIONE MODERATA»
(29 Settembre 2020)

voto-no-immigrazione-svizzeraBERNA. Il popolo svizzero ha respinto l’iniziativa popolare costituzionale per un’«immigrazione moderata» proposta dall’UDC-SVP per limitare l’afflusso degli stranieri nel Paese e far saltare il pacchetto degli accordi bilaterali sottoscritti dalla Confederazione con l’Unione europea.

I quotidiani, nei giorni precedenti il voto, avevano definito l’appuntamento con le urne come una specie di “Brexit svizzera”, perché se il popolo avesse detto sì sarebbe saltato tutto quell’insieme di accordi che legano ormai da vent’anni Elvezia all’Unione europea e permettono a Berna di godere dei vantaggi, ad esempio, degli accordi di schengen sulla libera circolazione delle persone, senza gli oneri d’esser membro dell’UE.
L’UDC-SVP aveva durante la campagna elettorale utilizzato la retorica antimigratoria e sovranista, che le ha portato fortuna in questi ultimi trent’anni, permettendole di passare dal quarto al primo posto nella classifica dei partiti svizzeri, ma stavolta, complici gli effetti del CoVid sulla popolazione e le incertezze sul momento economico, gli argomenti-base del partito di destra nazionalpopulista di cui è padrone incontrastato il miliardario zurighese Christoph blocher non hanno trovato grande ascolto.

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I RISULTATI

La domanda cui dovevano rispondere gli elettori era «Volete accettare l’iniziativa popolare «Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)»?»

I Sì sono stati 1.233.809 (38,29%), mentre i No 1.988.120 (61,71%), con una partecipazione del 58,47%, da considerarsi molto alta per gli standard svizzeri.

Tra i Cantoni, tre e un Semicantone hanno accettato l’iniziativa, mentre 17 e 5 Semicantoni l’hanno bocciata.

Il Canton Ticino, come già in altre occasioni, si è schierato a favore dell’iniziativa UDC-SVP appoggiata anche dalla Lega dei Ticinesi: in questo territorio, italofono, la popolazione è da anni contraria al traffico che la mattina e la sera intasa le strade.

E’ il pendolarismo dei transfrontalieri, perloppiù italiani, che il mattino vanno a lavorare nel Cantone e la sera rientrano a casa propria, servendosi per gli spostamenti prevalentemente dell’automobile.

Qui i dati Cantone per Cantone.

Appenzel AuserRhoden (Appenzello Esterno). Sì: 10.668 (43,55%); No: 13.827 (56,45%); Partecipazione: 63,33%.
Appenzel InnerRhoden (Appenzello Interno). Sì: 3.675 (54,29%); No: 3.094 (45,71%); Partecipazione: 57,28%.
Argau (Argovia). sì: 104.046 (42,43%); no: 141.190 (57,57%); Partecipazione: 57,03%.
Basel Land (Basilea Campagna). Sì: 41.278 (38,60%); No: 65.667 (61,40%); Partecipazione: 57,54%.
Basel Stadt (Basilea Città). Sì: 17.161 (25,35%); No: 50.525 (74,65%); Partecipazione: 59,82%.
Bern (Berna). Sì: 171.232 (38,65%); No: 271.836 (61,35%); Partecipazione: 60,26%.
Fribourg (Friburgo). Sì: 43.030 (35,44%); No: 78.388 (64,56%); Partecipazione: 59,10%
Genève (Ginevra). Sì: 43.507 (31,02%); No: 96.763 (68,98%); Partecipazione: 54,13%.
Glarus (Glarona). Sì: 7.267 (50,47%); No: 7.132 (49,53%); Partecipazione: 54,67%.
Graubünden (Grigioni). Sì: 34.590 (40,87%); No: 50.044 (59,13%); Partecipazione: 61,48%.
Jura (Giura). Sì: 9.951 (31,85%); No: 21.294 (68,15%); Partecipazione: 59,10%.
Luzern (Lucerna). Sì: 67.900 (40,19%); No: 101.048 (59,81%); Partecipazione: 61,07%.
Neuchâtel. Sì: 17.673 (28,88%); No: 43.529 (71,12%); Partecipazione: 54,75%.
Nidwalden (Nidvaldo). Sì: 9.670 (47,63%); No: 10.633 (52,37%); Partecipazione: 65,46%.
Obwalden (Obvaldo). Sì: 8.750 (49,08%); No: 9.077 (50,92%); Partecipazione: 67,36%.
Sankt Gallen (San Gallo). Sì: 83.205 (43,27%); No: 109.071 (56,73%); Partecipazione: 59,38%.
Schaffausen (Sciaffusa). Sì: 15.553 (43,37%); No: 20.305 (56,63%); Partecipazione: 70,74%.
Schwytz (Svitto). Sì: 35.837 (53,36%); No: 31.328 (46,64%); Partecipazione: 63,59%.
Solothurn (Soletta). Sì: 42.840 (41,54%); No: 60.287 (58,46%); Partecipazione: 57,28%.
Ticino. Sì: 70.115 (53,14%); No: 61.841 (46,86%); Partecipazione: 60,23%.
Turgau (Turgovia). Sì: 43.374 (44,35%); No: 54.430 (55,65%); Partecipazione: 57,23%.
Uri. Sì: 7.817 (49,56%; No: 7’955 (50,44%); Partecipazione: 59,55%.
Vallais (Vallese). Sì: 53.599 (37.95%); No: 87.650 (62,05%); Partecipazione: 63,73%.
Vaud. Sì: 77.716 (29,07%); No: 189.655 (70,93%); Partecipazione: 58,70%.
Zug (Zugo). Sì: 19.986 (39,64%); No: 30.433 (60,36%); Partecipazione: 65,20%.
Zürich (Zurigo). Sì: 193.369 (34,26%); No: 371.118 (65,74%); Partecipazione: 59,78%.

Svizzera. Sì: 1.988.120 (38,29%); No: 1.233.809 (61,71%); Partecipazione: 59,47%.

Com’è evidente dalla tabella, il Cantone che ha più energicamente sostenuto l’iniziativa è Appenzello Interno con una percentuale di Sì pari al 54,10%, mentre quello che l’ha respinta con maggior margine in percentuale è Basilea Città coi No che sono arrivati al 74,65%.

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L’INIZIATIVA.

DOVEROSA PREMESSA.

Prima di tutto, ricordiamo che la Costituzione Svizzera dà la possibilità a 100.000 cittadini di promuovere, attraverso una raccolta di firme in calce ad un testo redatto in articoli, modifiche alla stessa legge fondamentale.

La proposta viene esaminata dal Consiglio Federale che elabora un messaggio con cui raccomanda o d’approvare o respingere l’iniziativa dando una motivazione nel merito.

Le due Camere hanno la possibilità di condividere o meno il parere del Governo: può anche esser proposto un controprogetto che verrà messo in votazione.

L’iniziativa è accettata se si pronunciano favorevolmente la maggioranza dei voti popolari, più i voti cantonali: ad ogni Cantone spetta un voto, mentre i sei semicantoni hanno mezzo voto.

Se non si verifica tale doppia maggioranza il progetto d’emendamento della Costituzione è respinto.

Non è previsto alcun quorum per nessun tipo di referendum per cui conta chi vota.

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IL TESTO.

Il testo sottoposto a votazione popolare era denominato «iniziativa popolare “Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)” e risaliva al 31 agosto 2018.

Esso mirava alla modifica dell’art. 121B della Costituzione federale

«Art. 121b Immigrazione senza libera circolazione delle persone

1. La Svizzera disciplina autonomamente l’immigrazione degli stranieri.

2. Non possono essere conclusi nuovi trattati internazionali o assunti altri nuovi obblighi internazionali che accordino una libera circolazione delle persone a cittadini stranieri.

3. I trattati internazionali e gli altri obblighi internazionali in vigore non possono essere adeguati o estesi in modo tale da contraddire ai capoversi 1 e 2.»

Inoltre s’intendeva intervenire sull’art. 197, n. 124, p. 12.

«Art. 197 n. 124 12. Disposizione transitoria dell’art. 121b
(Immigrazione senza libera circolazione delle persone)

1. Occorre condurre negoziati affinché l’Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone cessi di essere in vigore entro dodici mesi dall’accettazione dell’articolo 121b da parte del Popolo e dei Cantoni.

2. Se tale obiettivo non è raggiunto, nei 30 giorni successivi il Consiglio federale denuncia l’Accordo di cui al capoverso 1.»

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IL PARERE DI GOVERNO E PARLAMENTO.

Come sempre in occasione d’una votazione popolare il consiglio Federale (Governo) si è premurato d’esprimere il proprio punto di vista: Berna ha suggerito di respingere l’iniziativa e lo stesso parere è stato condiviso dalle due Camere dell’assemblea federale col decreto del 20 Dicembre 2019.

Il governo, premesso che «Tra la Svizzera e gli Stati membri dell’Unione europea (UE) vige la libera circolazione delle persone.» Osserva che «Essa permette ai cittadini dell’UE, a determinate condizioni, di vivere, lavorare e studiare in Svizzera; lo stesso vale per i cittadini svizzeri nell’UE. L’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) fa parte di un pacchetto di sette accordi bilaterali negoziato tra la Svizzera e l’UE (Bilaterali I). I Bilaterali I garantiscono all’economia svizzera un accesso diretto al mercato europeo. Se l’ALC viene denunciato, anche gli altri sei accordi cessano automaticamente di essere in vigore (clausola ghigliottina). A seguito della crisi legata al coronavirus la libera circolazione delle persone è stata temporaneamente limitata.»
L’iniziativa vuole porre fine alla libera circolazione delle persone con l’UE. L’accettazione dell’iniziativa obbligherebbe il Consiglio federale a condurre negoziati con l’UE affinché l’ALC cessi di essere in vigore entro dodici mesi. Se questo obiettivo non fosse raggiunto, il Consiglio federale sarebbe tenuto a denunciare unilateralmente l’ALC nei 30 giorni successivi. In questo caso verrebbe applicata la clausola ghigliottina e anche gli altri sei accordi dei Bilaterali I decadrebbero automaticamente. L’iniziativa vieta inoltre alla Svizzera di assumere nuovi obblighi internazionali che accordino la libera circolazione ai cittadini stranieri.

Pertanto Governo e Parlamento raccomandano di respingere l’iniziativa «poiché compromette la via bilaterale con l’UE. Essa mette a repentaglio la stabilità delle relazioni con il principale partner della Svizzera, minacciando così i posti di lavoro e la prosperità in un periodo già caratterizzato da grande incertezza sul piano economico.»

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IL PUNTO DI VISTA DEGLI INIZIATIVISTI.

Il comitato referendario che aveva raccolto le firme in calce all’emendamento costituzionale sosteneva invece che «dall’introduzione della piena libertà di circolazione delle persone con l’UE si assiste a un’immigrazione di massa che incide in maniera eccessiva su ambiente, mercato del lavoro, assicurazioni sociali e infrastrutture. Il comitato chiede pertanto che la Svizzera gestisca autonomamente l’immigrazione e rinunci alla libera circolazione delle persone.»

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DOPO IL 9 FEBBRAIO 2014.

Malgrado l’approvazione il 9 Febbraio 2014 d’un’iniziativa popolare volta a limitare fortemente l’immigrazione in territorio elvetico di lavoratori esterni sono tuttora oltre 2 milioni gli stranieri che vivono nel paese, che conta complessivamente 8,3 milioni d’abitanti.

«Nel 2014 – ha scritto Avvenire – un altro referendum per un tetto sull’immigrazione, sempre promosso dall’Unione democratica di centro, passò a sorpresa con il 50,33% di sì malgrado l’opposizione degli altri partiti. Ma allora il Parlamento ne annacquò l’applicazione, perché altrimenti la Svizzera sarebbe dovuta uscire da Schengen. E così anche l’iniziativa popolare «prima i nostri», approvata con un referendum in Ticino nel 2016, alla fine non ha avuto applicazione.»

Il risultato della votazione del 27 Settembre, oltre a confermare i sondaggi della vigilia che prevedevano un massiccio rifiuto del progetto di modifiche costituzionali, certifica che almeno per il momento per l’elettorato svizzero la presenza degli stranieri, il loro contributo all’economia e la stabilità complessiva del sistema sono da preferire a nuovi shock che potrebbero riverberarsi su tutti gli aspetti della vita socioeconomica di un Paese che è stato duramente colpito dalla pandemia da CoVid-19.

PIER LUIGI GIACOMONI