IL VANGELO DI OGGI

La riconciliazione

(30 Marzo 2025)

Quarta domenica di Quaresima: nel mondo c’è subbuglio.

In Turchia, dove è stato arrestato il sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, il popolo protesta contro il regime di Recep Tayyip Erdogan che è leader del Paese da quasi trent’anni e gestisce il potere con metodo autoritario.

Erdogan non vuol perder il potere e prova ad eliminare tutti coloro che potrebbero toglierglielo: il sindaco di Istanbul è molto popolare e gli osservatori lo descrivon come il più accreditato tra coloro che potrebbero diventar presidente.

Qualcosa di simile sta accadendo in Serbia, dove i giovani da mesi protestan contro il regime di Aleksandar Vućić.

Origine della protesta? Il crollo del tetto della stazione di Novi Sad, Vojvodina, costruito poco tempo fa e precipitato inaspettatamente su quanti stavan aspettando il treno: 16 morti.

Si ritiene che l’incidente sia legato alla corruzione dilagante nel paese balcanico: l’impresa che ha costruito la stazione, e quindi il tetto per aggiudicarsi l’appalto ha pagato mazzette a destra e manca, poi ha utilizzato materiali scadenti.

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VANGELO

Luca, Cap. 15, Vv. 1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

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COMMENTO

Com’è difficile riconciliarsi, far pace, superar le offese! Quanti chili di rancore accumuliamo in una vita verso chiuunque, in qualsiasi momento, ci abbia offeso?

Eppure il rancore non risolve i conflitti: essi rimangon lì, ad un certo punto non ci si ricorda nemmeno cosa li abbia originati.

Nei libri di storia si narra di guerre durate venti, trenta o addirittura cent’anni: alla fine se qualcuno avesse domandato “qual è stata la causa d’una guerra così lunga?”, nessuno avrebbe saputo rispondere perché chi l’aveva scatenata era già passato a miglior vita.

Questo padre, di fronte al figlio reprobo che ha sperperato i soldi, non prova rancore, ma decreta una gran festa con musica e cibo.

E dopo cosa sarà successo?

Non lo sappiamo, ma possiamo immaginare che l’altro fratello, quello che protesta, le abbia provate tutte pur d’alimentar il conflitto.

E noi come ci collochiamo? Siamo disposti a perdonare anche i torti che fan più male o teniamo il punto?

PIER LUIGI GIACOMONI