IL VANGELO DI OGGI
Il cibo
(22 Giugno 2025)
Corpus domini: anche questa una volta era una festa infrasettimanale: sessanta giorni dopo Pasqua si celebrava il “corpo del signore”, ossia la festa dell’Eucaristia.
Secondo una leggenda medievale, a Bolsena nel 1264 viveva un prete che non credeva che l’ostia e il vino fossero rispettivamente, dopo la consacrazione corpo e sangue di Cristo.
Un giorno, mentre diceva messa e, per l’appunto, era arrivato al momento in cui il celebrante dichiara che pane e vino son corpo e sangue di Gesù crocifisso, l’ostia si trasformò in un pezzo di carne pulsante e il vino in sangue umano.
Da qui discende questa festività: in realtà, nella storia del Cristianesimo la Transustanziazione fu dibattuta per secoli in diversi concili.
Martin Lutero (1483 – 1546), fondatore del protestantesimo, arriva a dire che la comunione è la semplice commemorazione dell’Ultima cena e pane e vino rimangon quello che sono.
Poiché quest’anno la Pasqua è stata altissima (20 aprile) questa festa cade a ridosso dell’estate e chiude il lungo ciclo delle ricorrenze mobili ad essa collegate: molte han un soggetto religioso, altre, come il Carnevale, più “laico” e godereccio.
Questa settimana è proseguito il bombardamento delle città iraniane e israeliane: i giornali ci han raccontato le sofferenze degli abitanti di Tel Aviv che han dovuto raggiungere i rifugi per sfuggire i missili di Teheran, son stati meno particolareggiati su quanto patiscono i teheranesi, ma possiamo immaginare che anche per loro… il momento sia assai infelice.
Ultim’ora: nella notte gli americani han bombardato tre siti nucleari iraniani.
Intanto, a Gaza si muore mentre la popolazione s’accalca ai posti di distribuzione del cibo: è ormai evidente che la strategia di Tzahal è quella di far vittime tra la gente comune per spinger Hamas ad arrendersi.
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VANGELO
Luca, Cap. 9, Vv. 11-17
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.
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COMMENTO
Il cibo è stato per secoli una preoccupazione per l’uomo: ogni anno ci si chiedeva come sarebbero andati i raccolti, perché le bizze del meteo potevan scatenare la carestia.
I momenti clou dell’anno eran l’inizio dell’estate, mietitura, e l’autunno, la vendemmia: se c’erano pane e vino la vita era salva.
Ecco perché alle nostre latitudini l’Eucaristia si celebra con pane e vino.
Anche per Gesù questi eran i nutrimenti fondamentali della sua esistenza e continueranno ad esserlo per secoli.
Oggi noi non diamo al cibo più quell’importanza che gli veniva attribuita secoli fa, perché viviamo nell’abbondanza: basta andar in un qualsiasi supermercato per incontrare enormi quantità di carne, pasta, frutta, verdure, formaggi…
Eppure la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per agricoltura e alimentazione, ci dice che circa 800 milioni di persone sono nel mondo a rischio fame e molti altri son sottoalimentati.
Forse allora quando gettiamo nella spazzatura qualcosa di commestibile dovremmo fermarci un attimo e riflettere sull’uso che facciamo della roba che si mangia di cui altri si ciberebbero volentieri.
PIER LUIGI GIACOMONI
