IL PROGRAMMA DEL NUOVO GOVERNO CONTE
(25 Settembre 2019)

ROMA. Il 9 Settembre scorso, il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ha presentato al Parlamento il

programma del suo secondo governo.

Pubblico qui di seguito il testo del discorso pronunciato dal Premier alla camera dei Deputati: avverto che il

testo del discorso è integrale, depurato dalle interpolazioni che si trovano nei resoconti parlamentari (applausi,

commenti, interventi del presidente della Camera per moderare gli eccessi di alcuni); la titolazione e la

paragrafazione del testo è opera mia ed è fatta per facilitarne la lettura.

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IL PROGRAMMA.

PREMESSA.

Signor Presidente, gentili deputate e gentili deputati, prima di avviare le mie comunicazioni in quest’Aula,

concedetemi innanzitutto di rivolgere un saluto e un ringraziamento al Presidente della Repubblica, il quale, anche

in queste ultime fasi, sì determinanti per la vita della nostra Repubblica, esercitando con scrupolo le proprie

prerogative costituzionali, ha guidato il Paese con equilibrio e saggezza ed è stato un riferimento imprescindibile

per tutti.
Oggi ci presentiamo per chiedere a voi, rappresentanti del popolo italiano, la fiducia sul nuovo Governo, che sarà

mio compito guidare con disciplina e onore. Mosso dal primario obiettivo del perseguimento dell’interesse

nazionale, ho sempre inteso il mio ruolo di Presidente del Consiglio come servizio al Paese; nell’esercitare le

funzioni di direzione e di guida della politica generale del Governo, ho cercato di guardare sempre al bene comune,

senza lasciare che prevaricassero interessi di parte o convenienze di singole forze politiche.
Il programma che mi accingo ad illustrare non è una mera elencazione di proposte eterogenee che si sovrappongono

l’una sull’altra, né tantomeno è la mera sommatoria delle diverse posizioni assunte dalle forze politiche che hanno

inteso sostenere questa iniziativa; è, al contrario, una sintesi programmatica che disegna l’Italia del futuro, è

un progetto di governo del Paese, fortemente connotato sul piano politico, che preannuncia specifiche risposte alle

attese e ai bisogni dei cittadini, risposte che ci impegniamo a realizzare con il lavoro e l’impegno delle donne e

degli uomini che qui mi affiancano; è un programma che ha l’ambizione di delineare la società in cui vogliamo

vivere noi stessi, che abbiamo già un po’ di anni sulle spalle, ma soprattutto la società che vogliamo consegnare

ai nostri figli e ai nostri nipoti, nella consapevolezza che il patto politico e sociale che oggi proponiamo a voi

e ai cittadini italiani si proietta necessariamente, per essere sostenibile, in una dimensione intergenerazionale.
Questo progetto politico segna l’inizio di una nuova, che confidiamo risolutiva, stagione riformatrice. Come più

volte hanno sollecitato le stesse forze di maggioranza, è un progetto che presenta elementi e caratteristiche di

forte novità: nuovo nella sua impostazione, nuovo nel suo impianto progettuale, nuovo nella determinazione ad

invertire gli indirizzi meno efficaci delle pregresse azioni, nuovo nelle modalità di elaborazione delle soluzioni

ai bisogni dei cittadini e alle urgenze che assillano la società, nuovo nel suo sforzo di affrontare, con la

massima rapidità, le questioni più sensibili e più critiche.
Nello stesso tempo questo progetto, per quanto ben avanzato sul terreno dei contenuti, ambisce a recuperare, con

umiltà, contando sull’aiuto di tutti, un metodo di condotta politica che valorizzi, traendo ispirazione dal

passato, dal nostro migliore passato, equilibrio e misura, sobrietà e rigore, affinché i nostri cittadini possano

guardarci con rinnovata fiducia, quella fiducia nelle istituzioni che è presupposto imprescindibile affinché

l’azione di Governo, e più in generale le iniziative di tutti i pubblici poteri possano rivelarsi realmente

efficaci.

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UN NUOVO UMANESIMO.

È un progetto politico di ampia portata, se mi permettete anche culturale. Vogliamo volgerci alle spalle il

frastuono dei proclami inutili, delle dichiarazioni bellicose e roboanti. Io e tutti i miei Ministri prendiamo il

solenne impegno, oggi, davanti a voi, a curare le parole, ad adoperare un lessico più consono, più rispettoso delle

persone, della diversità delle idee. Ci impegniamo a essere pazienti anche nel linguaggio, misurandolo

sull’esigenza della comprensione. La lingua del Governo sarà una lingua mite, perché siamo consapevoli che la forza

della nostra azione non si misurerà con l’arroganza delle nostre parole. I cittadini ci guardano, ci ascoltano,

attendono da noi una parola e un’azione all’altezza della funzione alla quale siamo chiamati. Si attendono da noi

consapevolezza del ruolo e anche un supplemento di umanità. Non possiamo deludere le loro aspettative. Faccio mie

le parole pronunciate da Giuseppe Saragat nella seduta inaugurale dell’Assemblea Costituente: “Fate che il volto di

questa Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto fra maggioranza e

minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della nazione, ma è

soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove

sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide”.
Lavoriamo dunque insieme, ogni giorno, nelle Aule parlamentari, nelle Commissioni e nel Governo per promuovere una

democrazia autenticamente umana. In questa prospettiva il nostro Governo si richiamerà costantemente a un quadro

consolidato di principi e valori in grado di offrire respiro e orizzonte alle proprie politiche. Sono principi che

ritengo non negoziabili, perché universali. Essi si collocano in una dimensione sovragovernativa, non hanno colore

politico. Sono i principi iscritti nella nostra Costituzione e che anche nei miei numerosi interventi pubblici ho

più volte richiamato sintetizzandoli con la formula riassuntiva “nuovo umanesimo”: il primato della persona, alla

quale la Repubblica riconosce i diritti inviolabili e allo stesso tempo richiede l’adempimento di inderogabili

doveri di solidarietà; il lavoro come supremo valore sociale, in quanto rende ogni uomo cittadino pleno iure in

grado di concorrere insieme agli altri al progresso materiale e spirituale della società; l’uguaglianza, nelle sue

varie declinazioni, formale, sostanziale; il principio di laicità e la tutela della libertà religiosa; il ripudio

della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti e la promozione della pace e della giustizia tra le nazioni.
All’interno di questi valori, in questa cornice di riferimento costituzionalmente caratterizzata, si ascrive la

nostra azione riformatrice, racchiusa in un programma del quale sarò il garante, il primo responsabile, e che

cercherò di tratteggiare nelle sue linee essenziali in questo mio intervento.

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OBIETTIVI A LUNGO TERMINE.

Gli obiettivi che abbiamo posto a fondamento di questa azione di Governo sono elementi essenziali di un progetto

riformatore che mira a far rinascere il Paese nel segno dello sviluppo, dell’innovazione, dell’equità sociale. Sono

molte le sfide che ci attendono, a partire dalla prossima sessione di bilancio, che dovrà indirizzare il Paese

verso una solida prospettiva di crescita e di sviluppo sostenibile pur in un quadro macroeconomico internazionale

caratterizzato da profonda incertezza. Le tensioni commerciali in atto, le conseguenti difficoltà di settori

cruciali come quello manifatturiero, caratterizzato da una catena del valore ormai pienamente integrata tra i Paesi

dell’Unione, ci obbligano a definire al più presto un’agenda riformatrice di ampio respiro, di lungo periodo, per

far crescere le migliori energie dell’Italia e concorrere a rilanciare la crescita sostenibile, l’occupazione, la

coesione sociale e territoriale in Europa.
Non possiamo limitarci a porre in essere azioni che intervengano marginalmente nella struttura del nostro sistema

Paese. Abbiamo l’opportunità storica di imprimere una svolta profonda nelle politiche economiche e sociali che

restituisca una prospettiva di sviluppo, di speranza ai giovani, alle famiglie a basso reddito, oltre a tutto il

sistema produttivo. Da troppi anni l’Italia fatica ad esprimere il proprio potenziale di sviluppo, cresce a ritmi

molto inferiori rispetto a quelli che potrebbero garantire sul piano sociale, ambientale ed economico uno sviluppo

armonico e sostenibile. Ne ha risentito la qualità della vita dei cittadini, la capacità dei giovani di perseguire

con piena fiducia i propri progetti di vita, la garanzia di una terza età serena, la capacità stessa della mano

pubblica di fornire beni collettivi di qualità, senza i quali non è possibile coltivare nessuna prospettiva di

progresso. Occorre dunque invertire questa tendenza, attraverso un’azione coordinata sul piano interno ma anche a

livello europeo.

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AUMENTARE L’OCCUPAZIONE.

La sfida sul piano interno è quella di ampliare la partecipazione alla vita lavorativa delle fasce di popolazione

finora escluse. Esse si concentrano soprattutto tra i giovani e le donne, particolarmente nel Mezzogiorno. Vogliamo

offrire loro, come a tutti gli altri lavoratori, opportunità di lavoro, salari adeguati, condizioni di vita degne

di un Paese civile, di un Paese che, fin dal 1948, ha sancito nella propria Carta fondamentale il diritto del

lavoratore a un’esistenza libera e dignitosa.

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PRIMA LA FAMIGLIA.

Dobbiamo perciò rimuovere gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento di questo primario obiettivo e che

purtroppo sono riconducibili alle più varie cause. Alcune di queste sono ascrivibili a dinamiche fortemente

condizionate dalla nostra storia economica, e non possono certo trovare soluzioni immediate, ma richiedono una

riflessione approfondita e sincera su come si è definita la struttura sociale e produttiva dell’Italia postbellica

e su come essa, dopo un trentennio di straordinario sviluppo economico, sociale e civile, ha affrontato l’impatto

delle profonde trasformazioni legate al nuovo ciclo della globalizzazione. Altre cause, invece, sono di più

immediata evidenza, e conseguentemente possono essere affrontate, e anche in prospettiva risolte, attraverso una

coraggiosa opera di riforma. Ne cito alcune: scarsa formazione e carente dotazione di conoscenze e di competenze,

difficoltà di conciliare vita familiare e vita lavorativa; scuole e università di qualità, asili nido, servizi alle

famiglie, specialmente quelle con i figli, saranno dunque le prime leve sulle quali agire
Il primo immediato intervento sarà sugli asili nido, non possiamo indugiare oltre
Rafforzare l’offerta e la qualità dell’educazione fin dal nido è un investimento strategico per il futuro della

nostra società, perché combatte le diseguaglianze sociali che purtroppo si manifestano sin dai primissimi anni di

vita e favorisce una più completa integrazione delle donne nella nostra comunità di vita sociale e lavorativa.

Dobbiamo contrastare la falsa mitologia per cui la cura della comunità familiare, dei figli e degli anziani possa

essere di ostacolo a una più intensa partecipazione al mercato del lavoro. Il simultaneo perseguimento di questi

obiettivi è possibile; è possibile con adeguate politiche di offerta di servizi alle famiglie, coerente

distribuzione del carico fiscale, lotta alla discriminazione di genere, in particolare nei luoghi di lavoro.
Questo Governo, come prima misura di intervento a favore delle famiglie con redditi bassi e medi, si adopererà con

le regioni per azzerare totalmente le rette per la frequenza di asili nido e micro nidi, a partire dal prossimo

anno scolastico 2020-2021 e per ampliare contestualmente l’offerta dei posti disponibili, soprattutto nel

Mezzogiorno. È una delle varie misure che introdurremo anche al fine di sostenere la natalità e contrastare così il

declino demografico.

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NO ALLA DISPERSIONE SCOLASTICA.

Per quanto riguarda la scuola occorre intervenire per migliorare la didattica, per contrastare la dispersione

scolastica, concentrando i nostri sforzi sulla professionalità dei docenti, ai quali occorre garantire la giusta

valorizzazione anche economica, in linea con quanto accade in altri Paesi europei. Occorre, anche in questo

contesto, contrastare il precariato, attraverso lo strumento di concorsi ordinari e straordinari che riconoscano il

valore dell’esperienza e, nello stesso tempo, valorizzino il merito, i meriti di chi con passione e con vocazione

vuole dedicarsi a far crescere le prossime generazioni. Inoltre, per assicurare l’effettività del diritto allo

studio valuteremo misure a sostegno delle famiglie meno abbienti, soprattutto nell’ottica di un innalzamento

dell’obbligo scolastico.

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FERMIAMO LA FUGA DEI CERVELLI.

Nello stesso tempo, occorre rafforzare e valorizzare il nostro sistema universitario e di ricerca che deve spingere

l’intero Paese verso le più avanzate frontiere della conoscenza. Occorre incrementare la partecipazione dei giovani

alla formazione terziaria, per colmare il divario che ci separa dai nostri partner europei, anche attraverso

politiche adeguate di sostegno al diritto allo studio. La qualità della nostra ricerca, già eccellente, può e deve

essere ulteriormente accresciuta, anche attraverso un più intenso coordinamento tra centri universitari ed enti di

ricerca dei quali va assolutamente favorita l’internazionalizzazione. Il sistema di reclutamento va allineato ai

migliori standard internazionali e va potenziato anche attraverso l’istituzione di un’agenzia nazionale, sul

modello di quelle istituite in altri Paesi europei, che possa coordinare e accrescere la qualità e l’efficacia

delle politiche pubbliche sulla ricerca. Nuove forme di finanziamento e formule innovative di partenariato pubblico

privato dovranno essere incentivate il più possibile, è in gioco il futuro dei nostri giovani migliori. Purtroppo

tra le tante eccellenze del nostro Paese ve ne è una che da troppi anni ormai stiamo esportando al di là delle

nostre intenzioni, mi riferisco alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi, soprattutto quelli del Sud, costretti ad

abbandonare i propri affetti, i territori in cui sono cresciuti, per trovare all’estero nuove opportunità di vita.

Occorre invertire questa tendenza che espone la nostra nazione al rischio di un inesorabile declino. I giovani sono

la spinta propulsiva, senza la quale ogni tentativo di rinnovamento si rivelerebbe vano.
Questo è il governo più giovane della storia della Repubblica – e non per merito di chi vi parla che ha innalzato

la soglia anagrafica -, non può rinnegare se stesso, deve assolutamente raccogliere e vincere questa sfida,

l’Italia dovrà essere laboratorio di innovazione, di opportunità e di idee, capace di offrire ai giovani solidi e

convincenti motivi per rimanere hic optime.

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LAVORO DI QUALITA’.

Gli anni della globalizzazione ci hanno insegnato che solo il lavoro di qualità è una garanzia contro la povertà,

contro l’insicurezza economica. Vogliamo perciò creare le condizioni affinché il tessuto del Paese sia fortemente e

altamente produttivo e basi la sua capacità di stare sui mercati non sul lavoro precario a basso costo, ma sulla

qualità e sull’innovazione dei prodotti.
Il modello di sviluppo che intendiamo perseguire è quello di una crescita integrale, inclusiva, che ponga al centro

il benessere del cittadino e del lavoratore, nella prospettiva di uno sviluppo equo e solidale. Ne abbiamo tutte le

possibilità; la nostra forza, che ci viene universalmente riconosciuta, è un sistema industriale in grado di fare

incontrare la produzione di massa con la capacità di personalizzazione del prodotto e anche la flessibilità nei

processi. Occorre rafforzare la determinazione e l’impegno affinché questa spiccata vocazione all’innovazione possa

essere adeguatamente sfruttata. Dobbiamo coordinare in questa medesima direzione l’intervento pubblico, ma anche

l’iniziativa privata. L’azione pubblica deve favorire questo processo, definendo le regole del gioco e una visione

di politica industriale, rilanciando gli investimenti pubblici, creando le condizioni materiali che consentano agli

attori privati di agire, investire e crescere. Per questo abbiamo voluto creare un ministero dedicato

all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione che aiuti le imprese, oltre che la medesima pubblica

amministrazione, a trasformare l’Italia in una vera e propria smart nation

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L’ITALIA E L’ECONOMIA 4.0.

Dobbiamo perseguire una strategia di azione che porti l’Italia a primeggiare a livello mondiale in tutte le

principali sfide che caratterizzano la quarta rivoluzione industriale. Una efficiente e razionale politica di

investimenti ci consentirà di crescere nella digitalizzazione, nella robotizzazione e nell’intelligenza

artificiale. Badate, questo impegno non riguarda solo l’industria; l’innovazione deve essere il motore che imprime

una nuova spinta a tutti i settori dell’economia e della società. La pubblica amministrazione dovrà essere alla

testa di questo processo, realizzando le infrastrutture materiali e immateriali necessarie. Occorrono in questa

direzione impegni concreti, dobbiamo lavorare perché i cittadini abbiano un’unica riassuntiva identità digitale di

qui a un anno, dobbiamo dotare il Paese di un’infrastruttura di comunicazione a banda larga nei prossimi anni,

dobbiamo rafforzare gli investimenti per il fondo di venture capital e sollecitare anche gli investimenti privati

nel campo dell’innovazione tecnologica.
La rivoluzione dell’innovazione non può realizzarsi tuttavia senza un’adeguata rete di infrastrutture tradizionali,

dei trasporti, delle reti dei servizi pubblici essenziali, senza un’attenta politica di difesa del territorio e

dell’ambiente. È necessario per questo ravvivare la dinamica degli investimenti, sia proseguendo nell’azione di

supporto alle pubbliche amministrazioni, sia nella definizione delle priorità fondamentali su cui concentrare nuove

risorse. Le infrastrutture in questa prospettiva sono essenziali per avviare una nuova strategia di crescita,

fondata sulla sostenibilità. Abbiamo bisogno di un sistema moderno, connesso, integrato, più sicuro che tenga conto

degli impatti sociali e ambientali delle opere.

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LE CONCESSIONI E GLI APPALTI.

Renderemo più efficiente, più razionale il sistema delle concessioni dei beni e dei servizi pubblici, operando una

progressiva ma inesorabile revisione di tutto il sistema.
Quanto al procedimento in tema di concessioni autostradali avviato a seguito del Ponte Morandi, voglio chiarire che

questo Governo porterà a completamento il procedimento senza nessuno sconto per gli interessi privati, avendo quale

obiettivo esclusivo la tutela dell’interesse pubblico e con esso la memoria, la memoria delle quarantatré vittime,

una tragedia che rimarrà una pagina indelebile della nostra storia patria.

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GREEN NEW DEAL.

Nella prospettiva di un’azione riformatrice coraggiosa e innovativa, obiettivo primario del Governo sarà la

realizzazione di un green new deal, che promuova la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più

diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione delle biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti

climatici. Siamo determinati ad introdurre una normativa che non consenta più il rilascio di nuove concessioni di

trivellazione per estrazione di idrocarburi.
Lo voglio dire chiaramente: chi verrà dopo di noi, semmai vorrà assumersi l’irresponsabilità di far tornare il

Paese indietro, dovrà farlo modificando questa nuova norma di legge. È anche per evitare questi rischi che ci

adopereremo affinché la protezione dell’ambiente, delle biodiversità e – auspico – anche dello sviluppo sostenibile

siano inseriti tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale. Tutto il sistema produttivo dovrà

orientarsi in questa direzione, promuovendo prassi socialmente responsabili che valgano a rendere quanto più

efficace la transizione ecologica e indirizzino l’intero sistema produttivo verso un’economia circolare, che

favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto.
D’altra parte, dobbiamo essere consapevoli che siamo di fronte a cambiamenti epocali, che impongono a tutti, a

tutti i livelli di governance, di ripensare modelli economici, sociali, di tutela ambientale, per creare nuove

opportunità di sviluppo personale, ridurre le disuguaglianze, fare in modo che altre non si creino in futuro e

conseguentemente garantire l’equità intergenerazionale, per non compromettere la qualità di vita delle generazioni

che verranno.
In questo quadro, anche l’agricoltura, l’agroalimentare rappresentano un comparto decisivo rispetto alle sfide che

attendono il Paese: è, dunque, necessario sviluppare la filiera agricola biologica, le migliori e più innovative

pratiche agronomiche, conservare e accrescere la qualità del territorio, sostenere le aziende agricole promosse dai

giovani, investire nella ricerca, individuando come prioritari la sostenibilità delle coltivazioni, il contrasto

dei mutamenti climatici, con particolare attenzione all’uso efficiente, attento della risorsa idrica.
Riserveremo la massima attenzione al rafforzamento delle regole europee per l’etichettatura, la tracciabilità degli

alimenti. Massima priorità dovranno poi assumere le politiche per la messa in sicurezza del territorio, per il

contrasto al dissesto idrogeologico e per l’accelerazione della ricostruzione delle aree terremotate, anche

attraverso l’adozione di una normativa organica che consenta finalmente, una volta per tutte, di rendere più

spedite le procedure, in particolare per la ricostruzione pubblica.
Ho incontrato una rappresentanza, come sapete, delle popolazioni colpite dal sisma durante le consultazioni per la

formazione di questo Governo. Più volte anche lo scorso anno mi sono recato nelle zone terremotate non solo del

Centro Italia. Desidero ripetere in quest’Aula quanto già ho affermato durante le consultazioni: la ricostruzione

sarà una questione prioritaria di questo Governo.
E lo confermo: è un impegno, lo è stato e lo sarà sempre, molto serio
Il mio primo impegno pubblico in Italia sarà proprio la visita ad alcuni comuni colpiti dal sisma: incontrerò

sindaci, rappresentanti delle istituzioni locali, semplici cittadini.

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ABBATTIMENTO DEL DIVARIO NORD-SUD.

L’azione di rilancio degli investimenti, inoltre, passa necessariamente dall’abbattimento del divario fra Nord e

Sud del Paese. A questo scopo occorre rilanciare un piano straordinario di investimenti per il Mezzogiorno, anche

attraverso l’istituzione di una banca pubblica per gli investimenti, che aiuti le imprese e dia impulso

all’accumulazione di capitale fisico, umano, sociale e naturale del Sud.
Per le aree più disagiate dobbiamo promuovere il coordinamento di tutti gli strumenti normativi esistenti, come i

contratti istituzionali di sviluppo, le zone economiche speciali e i contratti di rete, ed intervenire affinché i

fondi europei di sviluppo e coesione siano utilizzati al meglio per valorizzare i territori. In particolare, i

contratti istituzionali di sviluppo sono un esempio virtuoso di azione politica concreta e rapida, che abbiamo già

sperimentato con successo e che intendiamo riproporre in tutte le aree economicamente disagiate del Paese.

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RILANCIARE L’INDUSTRIA.

Ma per rilanciare efficacemente il nostro sistema produttivo, dobbiamo anche tener conto delle sue peculiarità e

quindi dei suoi punti di forza ma anche dei suoi punti di debolezza. Il nostro tessuto produttivo è composto – lo

sappiamo – per larga parte da piccole e medie imprese. Dobbiamo introdurre misure che incentivino queste imprese a

rafforzare la propria compagine sociale e a dimensionarsi in modo sempre più strutturato, sempre più consistente.

La sfida della competizione è molto dura. Piccolo è bello, senz’altro; ma il piccolo che è messo nelle condizioni

di rafforzarsi, di crescere, di internazionalizzarsi è ancora più bello.
Dobbiamo creare le premesse e le condizioni affinché chi voglia crescere, competere più a largo raggio, possa farlo

consolidando la propria posizione anche nei mercati globali.
Tutte le evidenze empiriche ci dicono d’altra parte che, quando l’impresa cresce, tende a retribuire meglio i

propri lavoratori; offre loro migliori condizioni di lavoro, maggiori occasioni di crescita professionale. Le

imprese che crescono mediamente investono di più nella ricerca, nello sviluppo; offrono opportunità di lavoro anche

ai nostri giovani altamente qualificati che, purtroppo, oggi sono costretti ad emigrare favorendo Paesi

concorrenti. Quindi consolidare e strutturare meglio le nostre imprese significa favorirne l’internazionalizzazione

e, quindi, incentivare anche il nostro export. Su questo fronte il Governo perseguirà una strategia di integrale

rafforzamento di tutti gli strumenti che consentono alle nostre aziende di navigare meglio nella competizione

globale. Promuoveremo ancor più intensamente il nostro made in Italy universalmente apprezzato; coinvolgeremo tutte

le nostre ambasciate in questa articolata strategia; porremo le basi per potenziare tutte le connesse attività di

sostegno alle nostre imprese esportatrici (consulenza giuridica ed economica, agevole accesso a un ampio ventaglio

di strumenti finanziari e assicurativi).

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RUOLO CHIAVE DEL TURISMO.

Una visione coerente e integrata dell’internazionalizzazione del Paese non può peraltro trascurare il ruolo di

traino del turismo. È un settore chiave che contribuisce più del 10 per cento al nostro PIL: dobbiamo potenziarlo

anche attraverso una seria revisione della sua governance pubblica. Occorre promuovere i multiformi percorsi del

turismo anche attraverso il recupero, la valorizzazione del nostro patrimonio naturale, storico, artistico,

culturale con attenzione particolare alle specificità di alcuni territori come quelli alpini. Obiettivi prioritari

dell’azione di Governo dovranno essere la conservazione e la valorizzazione dello straordinario patrimonio

artistico e culturale racchiuso nei nostri territori. Dobbiamo investire anche nelle imprese che si fondano sulla

creatività e che generano cultura, ampliando l’accesso ai consumi culturali. Da questi investimenti l’intera

società trarrà beneficio anche in termini di maggiore ricchezza e più ampia occupazione.

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UN FISCO PIU’ EQUO ED AMICHEVOLE.

Più in generale la crescita patrimoniale e dimensionale delle nostre imprese dovrà essere incoraggiata anche

attraverso un’attenta politica fiscale, evitando che quest’ultima diventi disincentivante nei confronti delle

imprese che assumono dimensioni più consistenti.
In primo luogo, va riconosciuto che gli italiani hanno il pieno diritto a confrontarsi con un fisco chiaro,

trasparente, amico dei cittadini e delle imprese. Per questa ragione occorre perseguire una riforma fiscale che

contempli la semplificazione della disciplina, una più efficace alleanza tra contribuente e amministrazione

finanziaria. L’obiettivo primario qui è alleggerire la pressione fiscale nel rispetto dei vincoli di equilibrio del

quadro di finanza pubblica. Questo Governo perseguirà una strategia molto chiara: tutti devono pagare le tasse ma

proprio tutti. Questo affinché tutti possano pagare meno.

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CUNEO FISCALE E SALARIO MINIMO.

In linea con il fondamentale principio costituzionale della progressività della tassazione, il nostro obiettivo

prioritario è ridurre le tasse sul lavoro, il cosiddetto cuneo fiscale e intendiamo operare questa riduzione a

totale vantaggio dei lavoratori e individuare una retribuzione giusta, il cosiddetto salario minimo, garantendo le

tutele massime a beneficio dei lavoratori anche attraverso il meccanismo, che peraltro era previsto nel nostro

dettato costituzionale e non è mai stato attuato, dell’efficacia erga omnes dei contratti collettivi sottoscritti

dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Occorre procedere finalmente all’approvazione di una

legge sulla rappresentanza sindacale, ovviamente sulla base di indici molto rigorosi. Vogliamo individuare il

giusto compenso anche per i lavoratori non dipendenti al fine di evitare forme di abuso e di sfruttamento che

solitamente affliggono i più giovani professionisti. Ci prefiggiamo di introdurre una legge sulla parità di genere

nelle retribuzioni. È una battaglia che intendiamo portare a termine al più presto in omaggio a tutte le donne.

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PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI SUL LAVORO.

Intendiamo realizzare un piano strategico di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali.

Il numero ancora troppo elevato di decessi e di gravi infortuni sul lavoro non può essere tollerato: è un allarme

al quale dobbiamo prestare la massima attenzione. Non possiamo, nessuno può rassegnarsi al fatto che in Italia,

nello svolgimento della propria attività lavorativa, si possa morire o subire gravi irreversibili danni fisici.

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NO ALL’IPERSFRUTTAMENTO.

Occorre anche contrastare le odiose forme di sfruttamento dei lavoratori che finiscono non in rari casi con

l’essere ridotti in condizioni analoghe a quelle che una volta avremmo definito condizioni di vera e propria

schiavitù.

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TUTELA DEL RISPARMIO.

Riporremo anche massima attenzione al problema della tutela dei risparmi dei cittadini. A tal fine occorre prendere

atto che i tre comparti, bancario, finanziario e assicurativo, appaiono sempre più intrecciati tra loro e le

attività di vigilanza dovrebbero ispirarsi a minimi comuni denominatori, con maggiore e più efficace coordinamento

tra le autorità competenti anche a livello europeo oltre che nazionale, così da garantire maggiore trasparenza, un

più accessibile e adeguato livello di informazione sui rischi, sulle condizioni di utilizzo dei risparmi e degli

investimenti degli italiani.

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CONTROLLO DEL DEBITO PUBBLICO.

Questa è la nostra visione che si sviluppa – lo comprendete – in un orizzonte temporale ampio che finisce per

abbracciare l’intero arco della legislatura. Realizzeremo questa visione tenendo conto dei vincoli di finanza

pubblica e della sostenibilità del debito che avvieremo lungo un percorso di riduzione. In questo modo noi potremo

arrivare a liberare anche nuove risorse da reinvestire, per realizzare a fondo, nel modo più incisivo, questa

complessiva e articolata stagione riformatrice.
Come dimostra la sensibile riduzione dei tassi rispetto ai livelli dello scorso ottobre, i mercati finanziari

stanno investendo con fiducia su questa nuova fase che l’Italia sta attraversando. La diminuzione della spesa per

interessi pagati sul nostro debito pubblico non stenterei a definirla una vera e propria riforma strutturale,

perché ci permette di allentare quello che oggi è stato il maggior freno alla crescita del nostro Paese negli

ultimi decenni.
Ogni euro risparmiato sulle prossime emissioni dei nostri titoli di Stato consente, infatti, di eliminare, direi

immediatamente, automaticamente, il capitolo più improduttivo della nostra spesa pubblica, in modo da liberare

risorse pronte per essere investite nelle infrastrutture, nella scuola, nella sanità, nella riduzione stessa del

carico fiscale che grava su cittadini e imprese. Il nostro è un progetto ambizioso, di lungo periodo, che

intendiamo perseguire già con la prossima manovra economica, sulla quale le forze politiche che compongono

l’Esecutivo hanno già avviato con me proficue interlocuzioni.
Siamo consapevoli che questa prossima manovra sarà impegnativa. La sfida più rilevante per quest’anno sarà evitare

l’aumento automatico dell’IVA e avviare un alleggerimento del cuneo fiscale. Le risorse saranno reperite con una

strategia organica e articolata, che includerà un controllo rigoroso della qualità della spesa corrente e, a questo

riguardo, dobbiamo completare e rendere efficaci le attività di spending review; includerà altresì un attento

riordino del sistema delle agevolazioni fiscali, delle tax expenditures, che salvaguardi, però, l’importante

funzione sociale e redistributiva di questo strumento, nonché, attraverso un’efficace strategia di contrasto

all’evasione da condurre con strumenti innovativi, un ampio ricorso alla digitalizzazione.

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NUOVI DIRITTI.

Il nostro progetto non si limita all’ambito strettamente economico-finanziario ma si estende anche al tema dei

diritti, delle riforme dell’assetto istituzionale, della sicurezza, della giustizia, della tutela dei beni comuni.
Promuoveremo una più efficace protezione dei diritti della persona, anche quelli di nuova generazione, rimuovendo

tutte le forme di diseguaglianza che impediscono il pieno sviluppo della persona, il suo partecipe coinvolgimento

nella vita politica sociale, economica e culturale del Paese.
È necessario rafforzare la tutela e i diritti dei minori, intervenire tramite più efficaci misure di sostegno in

favore delle famiglie – penso, ad esempio, all’assegno unico – con particolare attenzione alle famiglie numerose,

quelle prive di adeguate risorse economiche, ovviamente. In una società sempre più frammentata, dominata da un

individualismo che tende ad esaltare i forti e ad annullare i deboli, il ruolo sociale della famiglia diventa

sempre più insostituibile. È dunque doveroso realizzare una politica integrata per le famiglie che offra servizi e

condizioni di crescita qualitativamente adeguate in tutto il Paese, anche a sostegno – l’ho già detto – della

natalità.
Massima attenzione sarà riservata al tema, particolarmente sensibile e a me caro, della disabilità. Occorre

realizzare una razionale riunificazione normativa della disciplina in materia di sostegno alla disabilità e alla

non autosufficienza. C’è un progetto di codice delle disabilità: dobbiamo coltivare quel progetto, promuovendo

politiche non meramente assistenziali ma orientate all’inclusione sociale dei cittadini con disabilità e al pieno

esercizio di una cittadinanza attiva. Ci tengo a informare quest’Aula che le deleghe sulla disabilità saranno in

capo direttamente alla Presidenza del Consiglio.

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MENO PARLAMENTARI E NUOVA LEGGE ELETTORALE.

Per quanto riguarda il tema delle riforme costituzionali, è nostra intenzione chiedere l’inserimento nel primo

calendario utile della Camera dei deputati del disegno di legge costituzionale che prevede la riduzione del numero

dei parlamentari. Questa riforma dovrà essere affiancata da un percorso volto a incrementare le garanzie

costituzionali e di rappresentanza democratica, anche favorendo l’accesso democratico alle formazioni minori e

assicurando, nello stesso tempo, il pluralismo politico e il pluralismo territoriale. In particolare, occorrerà

avviare un percorso di riforma quanto più possibile condiviso qui, in sede parlamentare, del sistema elettorale

Contestualmente, il nostro obiettivo è procedere a una riforma dei requisiti di elettorato attivo e passivo per le

elezioni del Senato e della Camera, nonché avviare una revisione costituzionale volta a introdurre istituti che

assicurino maggiore equilibrio al sistema e contribuiscano a riavvicinare i cittadini alle istituzioni. Sarà un

percorso di ampio respiro, che caratterizzerà questa esperienza di Governo e che richiederà tempo, attenzione e

competenza. Ogni intervento sul testo costituzionale presuppone, infatti, una scrupolosa verifica degli effetti che

può produrre sull’attuale equilibrio di checks and balances così attentamente disegnato dai costituenti.

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AUTONOMIA COOPERATIVA.

Nel quadro delle riforme istituzionali è intenzione del Governo completare il processo che possa condurre a

un’autonomia differenziata, che abbiamo definito giusta e cooperativa. È un progetto di autonomia che deve

salvaguardare il principio di coesione nazionale e di solidarietà, nonché la tutela dell’unità giuridica ed

economica. Sarà essenziale definire i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali e

anche i fabbisogni standard, perché è quello poi che prevede – e, quindi, bisogna dare attuazione completa –

l’articolo 119, quinto comma, della Costituzione, che – ricordo a me stesso – prevede l’istituzione di un Fondo

perequativo volto a garantire a tutti i cittadini la medesima qualità dei servizi.
Queste cautele consentiranno di evitare che questo legittimo, sacrosanto e giusto processo riformatore possa

contribuire, suo malgrado, a creare un Paese a due velocità, che aggravi il divario tra il Nord e il Sud. Lo

sviluppo locale è un prezioso motore di crescita e di sviluppo e molti sono gli interventi che intendiamo proporre

per favorirlo.
È necessario, dunque, rivedere il Testo unico per gli enti locali, introducendo un’agenda urbana per lo sviluppo

sostenibile delle città, delle città metropolitane, di Roma capitale, il cui statuto dovrà essere profondamente

riformato perché sia più aderente al ruolo che la città riveste, anche in quanto sede delle massime istituzioni

della Repubblica. Dobbiamo, inoltre, attuare la legge per la valorizzazione dei piccoli comuni e sopprimere gli

enti inutili. In questo contesto occorre anche garantire e tutelare con la massima intensità le autonomie a statuto

speciale e le minoranze linguistiche.

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NUOVA GIUSTIZIA.

Il nostro Paese necessita, poi, di una riforma della giustizia civile, penale e tributaria, anche attraverso una

drastica riduzione dei tempi e una riforma del metodo di elezione dei membri del Consiglio superiore della

magistratura. Questo piano riformatore, in particolare, dovrà salvaguardare il fondamentale principio, ovviamente,

di indipendenza della magistratura dalla politica. Dobbiamo potenziare la lotta alle organizzazioni mafiose,

rendere sempre più efficace, come già anticipato, il contrasto all’evasione fiscale, anche prevedendo

l’inasprimento delle pene, incluse quelle detentive per i grandi evasori.

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TUTELA DEI BENI COMUNI.

La tutela dei beni comuni, infine, è un valore essenziale, che dobbiamo adoperarci per presidiare a tutti i

livelli. Intendiamo approvare in tempi celeri una legge sull’acqua pubblica, completando l’iter legislativo in

corso. Allo stesso modo, il Governo si impegnerà a difendere la sanità pubblica e universale, valorizzando il

merito, predisponendo un piano di assunzioni straordinarie di medici e infermieri, potenziandone i percorsi

formativi.

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PLURALISMO DELL’INFORMAZIONE.

Questo Governo sarà anche particolarmente sensibile nella promozione del pluralismo nell’informazione. Ringrazio in

proposito la stampa per il suo insostituibile ruolo di termometro della democrazia. La garanzia di un’informazione

libera, imparziale e indipendente è uno dei nodi nevralgici che definiscono l’affidabilità e la tenuta del nostro

Paese e delle sue istituzioni. La qualità del dibattito democratico dipende anche per buona parte dal contributo

critico che viene offerto ai cittadini tramite i mezzi di comunicazione. Confido che i professionisti

dell’informazione possano svolgere un’opera di costante stimolo affinché tutti gli esponenti della classe politica

si concentrino sempre più sul merito delle questioni piuttosto che sulle polemiche verbali.

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L’ITALIA E L’EUROPA.

Sul piano europeo la nostra azione di Governo potrà avviarsi in corrispondenza dell’insediamento di una nuova

Commissione a cui il nostro Paese ha contribuito in modo primario. L’Italia sarà protagonista di una fase di

rilancio di rinnovamento dell’Unione che punti a costruire un’Europa più solida, più inclusiva, più vicina ai

cittadini, più attenta alla sostenibilità ambientale, alla coesione sociale e territoriale. Peraltro, non si tratta

di indicazioni astratte, ma di obiettivi fondanti delle istituzioni euro-unitarie richiamati dall’articolo 3 del

Trattato sull’Unione europea, che intendiamo attuare pienamente. Per farlo è essenziale migliorare le politiche,

rafforzare gli strumenti, la governance economica dell’Unione europea per favorire la crescita, l’innovazione, la

sostenibilità sociale e ambientale, la coesione interna e la competitività nel quadro delle sfide globali. Il

Governo si impegnerà nelle sedi europee per realizzare un piano di investimenti sostenibili, per riformare l’unione

economica e monetaria, l’unione bancaria, a partire dall’istituzione di un bilancio dell’area euro, di uno schema

di assicurazione europeo contro la disoccupazione, di una garanzia europea dei depositi. In questo quadro occorre

anche migliorare il Patto di stabilità e di crescita e la sua applicazione per semplificarne le regole, evitare

effetti pro-ciclici e sostenere gli investimenti, a partire da quelli legati alla sostenibilità ambientale e

sociale. Un’impostazione di bilancio pro-ciclica, infatti, rischia di vanificare gli importanti sforzi compiuti sul

piano interno per rilanciare la crescita potenziale del Paese, deprimendo la crescita effettiva.
È necessario, infine, attuare il pilastro europeo dei diritti sociali e rafforzare, nell’ambito del sistema euro-

unitario, le politiche di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale. Dobbiamo ottenere che i profitti vengano

tassati dove effettivamente sono realizzati. Dobbiamo, infine, contrastare pratiche di concorrenza sleale, ma non

solo nel campo commerciale, anche nel campo fiscale, attraverso l’introduzione di un’aliquota minima europea per la

tassazione delle imprese. Queste sfide possono essere affrontate con successo a beneficio dell’interesse nazionale

se le istituzioni dell’Unione europea e la sua coesione interna ne usciranno rafforzate.
Difendere l’interesse nazionale significa, come ho sempre cercato di fare, mettere la propria patria al di sopra

di tutto e non farsi mai condizionare da pressioni di poteri economici, da indebite influenze esterne
È in questo modo che ho evitato due infrazioni, ma l’ho fatto come? Difendendo l’interesse nazionale in modo

efficace e prendendo parte e incidendo nei processi in corso, offrendo un proprio contributo critico in un’ottica

di costruttiva cooperazione e di rispetto del quadro normativo vigente. Insomma, rimango fermamente convinto, ieri

come oggi, che è dentro il perimetro dell’Unione europea, e non fuori da esso, che si deve operare alla ricerca del

benessere degli italiani, aggiornando e rivitalizzando un progetto che ha assicurato per decenni – e questa è

storia – pace, prosperità, sempre maggiori opportunità per i nostri cittadini, a partire dai più giovani.
Nel momento in cui l’Europa appare tuttavia sempre più bisognosa di rinnovarsi, occorre elaborare un vero progetto

comune, a cui tutti possono partecipare, in grado di intercettare i bisogni dei cittadini e delle imprese e di

fornire così quelle risposte sempre più improcrastinabili. In questa prospettiva, potrebbe essere utile partecipare

attivamente alla definizione – lancio qui l’idea – di una conferenza sul futuro dell’Europa per rilanciare, in un

mondo in rapida trasformazione, un nuovo protagonismo del nostro continente. Solo con un rigoroso impegno, con la

postura propria che si addice a uno Stato fondatore, possiamo ambire ad ottenere quei risultati verso i quali tutti

aspiriamo.

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RIMODULAZIONE DELLA POLITICA MIGRATORIA.

Penso anche all’epocale fenomeno migratorio, che va gestito con rigore e con responsabilità, perseguendo una

politica modulata su più livelli, basata su un approccio non più emergenziale, ma strutturale, che affronti la

questione nel suo complesso, anche attraverso la definizione di un’organica normativa che persegua la lotta al

traffico illegale di persone e l’immigrazione clandestina, ma che, nello stesso tempo, si dimostri capace di

affrontare ben più efficacemente i temi dell’integrazione per coloro che hanno diritto a rimanere e dei rimpatri

per coloro che non hanno titolo per rimanere. Rivedremo la disciplina in materia di sicurezza alla luce delle

osservazioni formulate dal Presidente della Repubblica, il che significa, vedete, recuperare, nella sostanza – e

c’eravamo già -, la formulazione originaria del più recente decreto-legge prima che intervenissero le integrazioni

che, in sede di conversione, ne hanno compromesso l’equilibrio complessivo.
In materia di immigrazione non possiamo più prescindere da un’effettiva solidarietà tra gli Stati membri

dell’Unione europea. Questa solidarietà finora è stata affermata, anche in documenti ufficiali; è stata

preannunciata nei fatti, ma non è stata ancora realizzata. Ho rappresentato con convinzione questa nostra visione

ai principali leader europei, continuerò a farlo nel Governo che sta nascendo, nei rapporti con i Paesi partner e i

nuovi vertici europei, da subito, con iniziative concrete che devono farci uscire, tra l’altro, da gestioni

emergenziali – su questo le nostre strutture sono già al lavoro -, ma anche con azioni lucide e coerenti con il

nostro approccio, come ad esempio l’istituzione di corridoi umanitari europei. I contatti che ho prontamente

avviato con la neo Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen mi fanno ben sperare e hanno già consentito

di individuare punti di convergenza decisamente promettenti.

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L’ITALIA NEL MONDO.

Le sfide globali attualmente in corso richiedono l’affermazione di un multilateralismo efficace, importante e

irrinunciabile punto di riferimento per un Paese, come il nostro, che vuole evitare di uscire ridimensionato da un

confronto condotto su scala globale. Su questo decisivo aspetto l’Italia si muoverà con coerenza in tutte le sedi

opportune e di concerto anche con gli altri Stati membri dell’Unione europea, a partire dai Vertici del G7 e del

G20; così, del resto, mi sono già posto in occasione dei recenti Summit G20 a Osaka e G7 a Biarritz. Ciò vale tanto

per temi globali, quali il contrasto al cambiamento climatico, quanto per l’attuale dibattito in tema di commercio,

in riferimento al quale siamo sempre più convinti che il protezionismo non rappresenti in nessun caso una risposta

adeguata. Sotto questi profili riteniamo che la difesa dei nostri interessi nazionali, unitamente a quella dei

nostri valori, debba essere condotta con una battaglia comune insieme agli altri Paesi europei. Ispirato da questo

convincimento, a tutela del nostro forte interesse nazionale, ho negoziato con determinazione il successo a

Bruxelles per evitare, per ben due volte in poco più di un semestre, una procedura di infrazione che sarebbe stata

esiziale per il nostro Paese.
Quanto più in generale alla politica estera, ritengo che l’Italia debba proseguire lungo i tre assi fondamentali

che storia, geografia, tradizione politico-culturale ci impongono, senza con questo perdere di vista le

opportunità, le sfide offerte dai nuovi assetti internazionali. Tali assi, oltre alla nostra responsabilità di

Stato membro fondatore dell’Unione europea, sono, come è noto, le relazioni transatlantiche, con il corollario

della nostra appartenenza alla NATO e l’imprescindibile legame con gli Stati Uniti e la stabilizzazione e lo

sviluppo del Mediterraneo allargato. Quest’ultima regione è segnata da crisi umanitarie e crescenti conflitti, ma

rimane anche terra di grandi opportunità, la cui realizzazione in termini di sicurezza, prosperità è nostro comune

interesse. Il mio incessante personale impegno a favore della stabilizzazione della Libia ha rappresentato la

conferma del livello di priorità attribuito da noi a quest’area del mondo, peraltro da me diffusamente visitata

allo scopo di promuovere proficui incontri, proficue relazioni politiche. Ma il mio personale impegno non intende

certamente fermarsi alla sponda sud del Mediterraneo; intendo, infatti, continuare a porre massima attenzione

all’Africa, sia rafforzando ulteriormente il dialogo ai più alti livelli, sia facendomi interprete in Europa del

ruolo positivo che questo continente deve poter svolgere nelle dinamiche internazionali. Allo stesso modo, dovremo

assicurare un rilancio della nostra azione nei Balcani, all’altezza del nostro tradizionale ruolo nella regione e

delle sfide e delle opportunità che da questa regione nascono.
L’azione di Governo che oggi si avvia investirà su queste direttrici per realizzare al meglio tutte le enormi

potenzialità che il nostro Paese esprime. Questo è lo spirito con cui intendiamo continuare a sviluppare i

rapporti, anche con i grandi attori globali (parlo di India, Russia, Cina) e con le aree di maggiore interesse per

il nostro sistema produttivo (parlo, ad esempio, del Sud-est asiatico). Tali rapporti, che anche in prospettiva

riteniamo di fondamentale importanza, dovranno essere declinati sempre e comunque, come ho appena detto, con

modalità compatibili con la nostra vocazione euro-atlantica. La difesa degli assi portanti della nostra politica

estera è tanto più fondamentale perché non scontata, in un quadro geopolitico in forte mutamento quale quello

attuale. Essa, rispetto al passato – attenzione -, non è più un automatismo, ma una scelta strategica sempre più

consapevole, che va perseguita con coerenza e linearità, anche al fine di conservare la massima credibilità al

nostro ruolo internazionale.

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PROMOZIONE DEL BRAND ITALIA.

Anche sul terreno culturale dovremo ancora con più determinazione promuovere l’Italia, il nostro brand anche

culturale, nel mondo, valorizzando, anche attraverso gli istituti di cultura, lo studio e la diffusione della

lingua italiana e, se mi permettete, preparandoci in questo modo nel modo migliore a celebrare il settimo

centenario della morte di Dante Alighieri nel 2021.

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NUOVA LEGGE SULLA CITTADINANZA.

Anche la legge sull’acquisto della cittadinanza italiana da parte di cittadini residenti all’estero che discendono

da famiglie italiane appare meritevole di una revisione, che, da una parte, valga a rimuovere alcuni profili di

disciplina discriminatori e, dall’altra, valga ad introdurre eventuali e anche ulteriori criteri rispetto a quelli

vigenti.

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BASTA COL RANCORE.

Ci aspetta un lavoro intenso: servono idee, determinazione, visione, per procedere senza incertezze nella

consapevolezza che abbiamo un’occasione unica per migliorare il Paese in cui viviamo e che affideremo ai nostri

figli. I cittadini, che in questi anni hanno vissuto gli effetti di una crisi senza precedenti, richiedono alle

istituzioni coraggio, alle forze politiche di mettere da parte nuovi egoismi e vecchi rancori, di proiettare lo

sguardo in avanti. Avviamo con coraggio da oggi una stagione di rilancio e di speranza, fondata sul dialogo, sul

confronto, a tutti i livelli: sul fronte interno, ascolteremo gli attori della vita sociale e civile, a partire

dagli attori istituzionali, ascolteremo le parti sociali, le associazioni di categoria, i rappresentanti del

variegato mondo, fondamentale mondo del terzo settore. Ascolterò tutti personalmente senza pregiudizi verso

nessuno. Ad analogo spirito costruttivo si ispireranno – ne sono certo – tutti i nostri interlocutori. Nel corso

della prima riunione del Consiglio dei ministri sono stato molto chiaro: abbiamo un’opportunità unica nell’avviare

una nuova stagione riformatrice, ma la sua realizzazione dipende moltissimo da noi, dalla determinazione,

dall’abnegazione, dal senso di responsabilità dei principali attori, che sono le forze politiche di maggioranza e i

Ministri, una squadra di Ministri competenti, provenienti da forze politiche differenti che avrà l’onore, ma anche

la responsabilità, di offrire al Paese un Governo stabile, un Governo autorevole. Dovremo mostrare coesione di

spirito e unità di azione, nel segno della collaborazione e della lealtà. Vedete, non sarà facile, dobbiamo esserne

consapevoli, saremo chiamati ad affrontare anche momenti duri, in cui forte risulterà la tentazione di indugiare

sul proprio particulare e di abbandonarsi alle polemiche anche aspre e conflittuali. Le forze politiche che hanno

dichiarato la propria disponibilità a sostenere questo Governo hanno dato prova di coraggio… Hanno messo da parte

i “pre-giudizi”, che – come riconosceva Hannah Arendt – esistono, sono molteplici in politica, sono in parte anche

ineliminabili e sono tipici di chi guarda al passato. Oggi hanno accettato di affidarsi ai giudizi e si impegnano a

sollecitare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. E per questo chiedo alle forze politiche, insieme con la

fiducia, un impegno da assumere con la massima trasparenza di fronte al Paese: non possiamo nei prossimi mesi

dissipare il tempo a disposizione in scontri e in litigi nell’interesse dei cittadini. Chiedo che il confronto sui

temi, sulle proposte, sugli indirizzi da perseguire si svolga sempre nelle sedi istituzionali, nelle Aule

parlamentari, nelle Commissioni, nei Consigli dei ministri perché dobbiamo dimostrare ai cittadini che siamo

sinceramente e intensamente impegnati a cambiare davvero il Paese, senza lasciarci distrarre da ragioni altre, che

non meritano di essere ricomprese in una schietta e onesta, se del caso anche vivace, dinamica politica. Come ho

più volte detto in passato – lo rivendico come parte qualificante dell’indirizzo politico di governo – dobbiamo

essere sobri nelle parole, operosi nelle azioni. Vedete, è una sobrietà che mi auguro possa risultare contagiosa e

orientare positivamente anche i comportamenti di tutti i cittadini, a iniziare da un uso responsabile dei social

network, che, non di rado, diventano ricettacoli di espressioni ingiuriose e di aggressioni verbali.
E, a questo proposito, non posso non stigmatizzare, ancora una volta, gli ignobili attacchi indirizzati nei giorni

scorsi a due mie Ministre, la senatrice Teresa Bellanova e l’onorevole Paola De Micheli, alle quali rinnovo la mia

partecipe vicinanza. Questo è il momento del coraggio di disegnare un Paese migliore, la determinazione di

perseguire questo obiettivo senza lasciarsi frenare dagli ostacoli.