I GOVERNI DEL PRESIDENTE
(16 Febbraio 2021)

BOLOGNA. L’amico Domenico Cella ha scritto in questi giorni alcune note sulla crisi politica in atto che mi stimolano a fare alcune riflessioni.

Tra l’altro, osserva che il «governo del Presidente»  che si è formato segna «una deviazione dalla nostra Costituzione» ed aggiunge che «Dal Presidente della Repubblica mi sarei aspettato piuttosto una (più) energica prospettazione delle elezioni anticipate».

Nei giorni successivi, gli argomenti sollevati sono stati oggetto di numerosi interventi d’illustri intellettuali sui nostri giornali:

• Michele Ainis su Repubblica[1] sostiene che tanto il Capo dello stato, quanto il Presidente incaricato hanno rispettato scrupolosamente la costituzione, applicando quanto disposto dall’art. 92;
• Mauro Volpi sul Manifesto[2] pensa invece che la formazione del governo Draghi rappresenti un drammatico «oscuramento della costituzione»;
• Più moderatamente, sullo stesso giornale, Massimo Villone[3] osserva che tutti i governi che si formano in Italia, anche quelli a guida tecnica come l’attuale, debbono comunque sottoporsi al voto di fiducia delle Camere.

Semmai, soggiunge, al nuovo esecutivo si può chiedere di non far uso dei DPCM, che sfuggono al controllo parlamentare ed anche del Capo dello Stato, di non ricorrere ai voti di fiducia per far approvare i disegni di legge e d’avere un rapporto diverso col Parlamento.

• Infine per Massimo Cacciari su La Stampa[4] il governo Draghi è comunque un commissariamento della politica, il secondo in dieci anni, il quarto in trenta, e toccherà presto alle forze politiche dimostrare d’esser in grado di gestire il Paese e farlo uscire dal vicolo cieco in cui sembra essersi cacciato ancora una volta.

Ma l’amico Cella mi chiede d’esprimere il mio punto di vista in merito: premesso che non son un costituzionalista, ma un semplice uomo della strada, un cittadino impegnato in politica e così via, a me pare che sia eccessivo sostenere che è stata violata la Costituzione.

Se ci si basa su quanto sta scritto nella nostra legge fondamentale è evidente che il Presidente della Repubblica nelle situazioni di crisi di governo ha ampia facoltà di movimento: può nominare Presidente del Consiglio chiunque (artt. 87, 92), può disporre lo scioglimento immediato delle Camere (artt. 87 e 88), o anche una sola di esse e via di questo passo.

In Costituzione non ci sono né le consultazioni, né i mandati esplorativi né tantomeno gli incarichi dati con riserva: tutto questo fa parte della prassi: in astratto, il Quirinale potrebbe nominare un Presidente del Consiglio che gli propone un consiglio dei Ministri fatto di persone di sua scelta e che va in parlamento per ottenere la fiducia. Se non l’ottiene, il Capo dello Stato può sentirsi libero di decretare la fine della legislatura e indìre nuove elezioni politiche generali.

Sarebbe allora la nostra una repubblica semipresidenziale? Forse no, ma i costituenti hanno preferito evidentemente non esser troppo precisi nel fissare la forma di governo proprio per evitare di legar troppo le mani al Capo dello Stato ed implicitamente al Capo del Governo.

Nella situazione d’oggi, il Quirinale non se l’è sentita di sciogliere il Parlamento, data l’emergenza pandemica in atto, come ha specificato nel suo videomessaggio lo stesso Mattarella dandone ragione al Paese[5].

Per quanto mi riguarda, non ho apprezzato nulla di questa crisi:

Primo, perché mi sembrava uno sproposito grande come un palazzo far cadere un governo nel pieno di una pandemia ed in vista del negoziato europeo sul PNRR[6]: il testo elaborato dal governo non andava bene? Se ne poteva tranquillamente riscrivere un altro.

Secondo, perché era evidente fin dall’inizio che l’obiettivo fondamentale era quello di sostituire il Presidente del Consiglio Conte col Prof. Draghi: lo dimostra il fatto che son spariti completamente dai radar quei temi, come il MES, che venivano piazzati lì come una bomba al solo scopo di far deflagrare la coalizione.

Vi è chi sostiene, ed è giusto darne conto, che chi ha provocato la crisi della coalizione di centro-sinistra che reggeva il governo appena caduto, avesse due obiettivi da realizzare:

1. divenire il punto di riferimento d’un grande centro che di volta in volta s’allea o con la destra o con la sinistra;
2. divenire la punta di lancia della Confindustria e farsene interprete in sede politica.

Può darsi: di fatto, alla fine si è costituito un governo di tutti che ha lasciato all’estrema destra il monopolio dell’opposizione e questo a me pare un errore gravissimo.

Sarebbe stato preferibile formare un governo esclusivamente composto da tecnici che chiede la fiducia invece di costituire un Ministero tecnico-politico, nel quale è evidente che i Ministri d’origine parlamentare avranno meno potere dei tecnici.

La dialettica parlamentare non ne sarebbe uscita umiliata e il governo non sarebbe diventato il terreno di scontro tra forze politiche d’opposto orientamento.

E’ facile prevedere che presto, anzi ce ne sono già le avvisaglie, Lega, PD, M5S e FI si scontreranno su singoli provvedimenti o sulle inadeguatezze di singoli Ministri.

Ci vorrà tutta l’abilità del Presidente del Consiglio e forse anche del Capo dello Stato per tenere a galla una barca che potrebbe affondare in poche settimane.

PIER LUIGI GIACOMONI
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NOTE:

[1] M. Ainis, Le mosse di Draghi e la rivincita della Costituzione, La Repubblica, 12 Febbraio 2021.
[2] M. Volpi, La formazione del governo segnata dall’oscuramento della Costituzione, Il Manifesto, 13 Febbraio 2021
[3] M. Villone, Errori politici, non strappi costituzionali, Il Manifesto, 14 Febbraio 2021
[4] M. Cacciari, democrazia ultimo atto, La Stampa, 15 Febbraio 2021
[5] cfr. https://www.quirinale.it/elementi/52026 per leggere la dichiarazione rilasciata dal Presidente della Repubblica dopo il fallimento del mandato esplorativo conferito al Presidente della Camera Roberto Fico del 2 Febbraio 2021.
[6] PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Bozza aggiornata al 12 gennaio 2021