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FARSI SPEZZAR LE OSSA PER UN PUGNO DI EURO

Ago 14, 2018 • Pierluigi Giacomoni

FARSI SPEZZAR LE OSSA PER UN PUGNO DI EURO
(14 Agosto 2018)

PALERMO. Farsi spezzare le ossa per un pugno di euro: è questa la sconvolgente realtà che è emersa nei giorni scorsi da un’indagine condotta dalla polizia di Palermo.

Una banda, composta da undici persone, nel frattempo finita agli arresti, intascava gli indennizzi dalle assicurazioni per falsi incidenti: si dice che abbiano preso circa 150.000 euro,mentre ai poveretti cui hanno spaccato le ossa, le briciole: alle vittime consenzienti poche centinaia di euro, 300 per un braccio, 400 per una gamba, talvolta nulla.

«Le vittime – scrive Repubblica – le cercavano giovani, tra i 20 e i 30 anni, perché così – spiegano dalla procura di Palermo – i risarcimenti sarebbero stati più alti .
Soldi intascati con falsi incidenti e fratture vere provocate a palermitani reclutati nelle periferie, tra i bisognosi e i tossicodipendenti, per truffare le assicurazioni.»
***
I porcellini d’India. Le intercettazioni della mobile palermitana hanno svelato retroscena definiti dal questore Renato Cortese raccapriccianti.
Tra i capi e gli organizzatori di incidenti e uomini senza scrupoli che fratturavano le ossa c’erano anche un’infermiera che forniva l’anestetico, e un perito assicurativo.

Per compiere i loro misfatti usavano spranghe, dischi di ghisa come quelli utilizzati in palestra e blocchi di cemento: le vittime, che venivano chiamate nelle intercettazioni telefoniche “i porcellini d’India”, come ha rivelato una di loro, Francesca, 27 anni, venivano condotte in un capannone abbandonato di Bagheria, grosso centro alle porte del capoluogo siciliano.

Lì era iniettato l’anestetico poi si fratturavano le ossa coi dischi di ghisa del peso di cinquanta chili.
Si faceva un largo uso di droghe sia per attutire il dolore, sia perché gli stessi malviventi ne facevano uso.

Francesca ed un altro ragazzo sono stati poi portati in un luogo dove era stato provocato un incidente stradale.

Lì c’era una moto e una macchina già con i segni di uno scontro.
C’era anche il falso investitore. Han detto ai due disgraziati di sdraiarsi per terra per far finta d’esser rimasti feriti nello scontro, poi son arrivati i soccorritori.

«In ospedale – aggiunge Francesca – ho raccontato che quelle fratture erano state causate dall’incidente.»

Successivamente, alla ragazza han dato 500 euro, poi più niente: poiché la banda aveva sistemato i mezzi incidentati in modo non compatibile col tipo di scontro, l’assicurazione s’è insospettita e non ha più pagato. Ad esempio, la moto era ancora sul cavalletto, per cui non poteva essersi scontrata con alcunché. Così sono partite le indagini e Francesca, ad un certo punto, ha vuotato il sacco: ha fatto i nomi dei suoi carnefici ed ha raccontato ciò di cui è stata testimone.

Poiché la banda voleva che la giovane si presentasse alle visite per ottenere l’indennizzo e lei non l’ha fatto, sono partite le minacce via cellulare: «mi hanno scritto che mi avrebbero spaccato tutte le ossa e hanno perseguitato anche mio padre.»

Alla fine sono stati tutti arrestati: Francesca però si è dovuta sottoporre a due interventi chirurgici e potrebbe riportare danni permanenti.

Problema risolto? Neanche per sogno: pare che la pratica di rompere le ossa dolosamente per ottenere soldi dalle assicurazioni sia diffusa non solo a Palermo, ma anche a Milano e Torino e le compagnie d’assicurazione son in allarme.
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Dare il sangue per denaro. La vicenda ricorda storie narrate in diversi libri ambientati nel Terzo Mondo. Ne “la città della Gioia” di Dominique Lapierre, ambientato a Calcutta (India) si racconta che ai poveri che vivon per la strada si offron poche rupie in cambio del loro sangue e non ci si fa scrupolo di verificare se il prezioso liquido sia a posto o infetto; altrove vengono denunciati casi sempre più diffusi di prelievo di organi da bambini e adolescenti che vivono per le strade. Questo alimenta il traffico clandestino di parti del corpo da trapiantare a pazienti che han bisogno di un fegato, un polmone o di un cuore nuovo e poco importa che il donatore sia un Menino da rua di una favela di Rio de Janeiro. In Italia stessa spariscono ogni anno migliaia di bambini e l’UNICEF teme che molti di loro alimentino i tristi mercati del sesso a pagamento, dei trapianti, del lavoro minorile e delle adozioni clandestine.

Una molteplice turpe realtà che, ripugnante com’è, tendiamo a rimuovere perché sconvolge le nostre coscienze di persone benestanti e benpensanti.

PIER LUIGI GIACOMONI

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