EDITORIALE

L’ERBAVOGLIO

(5 Gennaio 2026)

Quand’ero piccolo e dicevo “voglio“, invece che “vorrei“, mia madre rispondeva invariabilmente: «L’erbavoglio non esiste nemmeno nel giardino del re».

Ora invece i re del mondo, o quelli che si considerano tali fin a prova contraria, ritengon d’averla quell’erba:

Donald J. Trump, ad esempio, vuole Nicolás Maduro per darlo in pasto ai suoi tribunali, gli stessi che disprezza quando vorrebbero giudicarlo?

siccome è commander in chief delle forze armate statunitensi, dà l’ordine: «andate a Caracas, bombardate, ma prendetemi quel tipo!»

Non lo sfiora nemmeno l’idea che prima di far un’azione del genere deve chieder il permesso del Congresso: «Non l’abbiamo fatto – dice – perché ci avrebbero messo i bastoni fra le ruote e poi la notizia sarebbe trapelata».

così, come un ladro nella notte, manda i suoi militari aviotrasportati, s’impossessa del Presidente d’un altro paese e lo fa deportare in un carcere in attesa di giudizio.

Poi dall’Air Force One minaccia Cuba, il Messico, la Colombia e la Groenlandia: anzi, in questo caso dice: “La voglio perché ci serve”.

gli altri re o reucci del mondo prendon appunti:

Putin vuol tutta l’Ucraina,la Moldavia, i Paesi baltici?

Perché no!

Xi Jinping vuol Taiwan soprattutto per impadronirsi della sua fiorente industria di microchip?

Pronti, via!

E si potrebbero far tanti piccoli e grandi esempi.

Che se ne renda conto o meno, Trump ha dato il via ad una serie infinita di conflitti che interesseranno prima o poi tutto il globo.

Alla fine dell’ultima, gli uomini si eran detti “mai più guerre” dopo gli orrori d’un conflitto che aveva fatto milioni di morti e prodotto immani distruzioni.

A tal fine avevan creato l’ONU che avrebbe dovuto evitar l’esplodere di nuova violenza.

I potenti del III Millennio, invece, preferiscono andar per le spicce: dan ordini ai loro sottoposti per aver ciò che vogliono perché nei loro giardini l’erbavoglio c’è e cresce bella e forte.

Non stupiamoci allora se in futuro vedremo riaccendersi focolai magari spenti faticosamente da una diplomazia sempre più in affanno e se qualcuno magari in possesso dell’arma nucleare ne farà uso.

PIER LUIGI GIACOMONI