CHIARIAMOCI LE IDEE
(11 giugno 2016).

BUDRIO (BO). Col titolo “chiariamoci le idee”, ieri sera una settantina di persone si sono riunite nella biblioteca comunale di Budrio per ascoltare il Prof. salvatore Vassallo che ha cercato, appunto , di chiarire le idee a proposito della riforma costituzionale appena approvata dal Parlamento e che ad ottobre sarà sottoposta a referendum confermativo.

vassallo ha cercato di dimostrare come in realtà le ragioni di chi si oppone al progetto di revisione della seconda parte della Costituzione “ordinamento della Repubblica” siano fondate più su slogan che su motivazioni vere.

Proviamo, allora, a riassumere quanto detto dallo studioso.

1. Elezione del Presidente della Repubblica.

Vi è chi sostiene che col nuovo assetto costituzionale il Presidente del Consiglio potrebbe determinare facilmente il titolare del Quirinale.

Vassallo sottolinea che, essendo stati modificati i quorum per l’elezione (nei primi tre scrutini ci vogliono i due terzi degli aventi diritto, dal quarto i tre quinti), nessun partito da solo avrà mai una simile maggioranza nelle due Camere chiamate al voto, perché nessuno avrà mai 438 voti, senza contare i franchi tiratori.

2. formazione del nuovo Senato.

Prima di tutto, il regime del bicameralismo perfetto e paritario in Europa non esiste in nessun Paese, per cui l’assunto secondo cui il modello istituzionale prefigurato porterebbe allo stato autoritario farebbe presumere che il 95% dei regimi democratici attualmente in funzione dovrebbero essere in realtà classificati come delle dittature mascherate.

In Secondo luogo, nei principali paesi europei le Camere alte o sono elette dagli enti locali (senato francese) o dai governi regionali (bundesrat tedesco) od un misto tra queste due soluzioni (senato spagnolo).

Un’eccezione assoluta in tal senso è la Camera dei Lords britannica interamente nominata dalla Regina, dietro suggerimento del Primo Ministro di turno.

Il Senato, come prefigurato dalla legge di revisione costituzionale, prevede:
– 74 seggi eletti dai Consigli regionali, dopo ogni elezione regionale;
– 21 sindaci, scelti dagli stessi legislativi regionali;
– 5 senatori nominati dal Capo dello Stato per sette anni.

Proprio i risultati delle recenti elezioni amministrative fanno intuire che sia difficile che un solo partito possa controllare entrambe le Camere con mano ferrea.

3. La nuova Camera dei Deputati.

A parte il fatto che la legge elettorale non è ancorata alla Costituzione e, quindi, una sua eventuale revisione non richiederebbe una modifica del testo costituzionale, la futura Camera dei Deputati diverrà, come avviene oggi in quasi tutta Europa, la Camera politica del Paese.

In base alla legge elettorale nota come “Italicum”, che entrerà in vigore il 1o luglio prossimo, il partito che conquisterà o al primo o al secondo turno la maggioranza avrà il 55% dei seggi (340 su 630).

Tale maggioranza è ben inferiore a quella che si potrebbe ottenere introducendo un sistema elettorale come quelli in vigore in Francia (uninominale con ballottaggio) od in Gran Bretagna (uninominale a turno unico).

In ogni caso, basterebbe che una trentina di deputati di maggioranza si ribellasse per costringere il Presidente del Consiglio a rassegnar le dimissioni.

4. la forma di governo.

La legge di revisione costituzionale non ha modificato la forma di governo prevista dalla Costituzione del 1948: il Presidente del Consiglio dei Ministri continuerà ad esser nominato dal capo dello Stato ed i ministri, una volta nominati, non potranno esser rimossi dalla carica.

Diversamente da oggi, il governo per restare in carica dovrà godere della fiducia di una sola Camera.

I progetti di revisione costituzionale abbozzati in passato (il testo della bicamerale del 1998 o la costituzione di Lorenzago del 2005) prevedevano invece che il Primo Ministro avesse il potere di nominare e revocare i ministri e potesse proporre al capo dello Stato di sciogliere il Parlamento.

5. Il procedimento legislativo.

con l’approvazione della legge costituzionale il normale procedimento legislativo sarà:
– il progetto di legge viene proposto alla Camera dei Deputati che lo esamina ed eventualmente lo approva;
– il testo viene trasmesso al Senato che entro dieci giorni deve decidere se sollevare dei dubbi e poi entro trenta giorni può rinviarlo alla Camera con modifiche;
– a questo punto la Camera ha l’ultima parola e può sia accogliere gli emendamenti di fonte senatoriale, sia ribadire il proprio appoggio al testo precedentemente licenziato.

In alcuni casi ben circostanziati Camera e Senato sono in posizione di parità (modifiche alla costituzione, trattati comunitari…).
6. pesi e contrappesi.

Vi è chi sostiene che con la nuova configurazione costituzionale vengono meno quei pesi e contrappesi che fan sì che oggi il governo non sia onnipotente.

A parte il fatto che nella storia repubblicana i governi sono stati perlopiù deboli o debolissimi, rimangono inalterati i quorum per l’elezione dei giudici della corte costituzionale e dei membri laici del Consiglio superiore della Magistratura.

Lo stesso governo, come si è già detto, è vincolato al rapporto fiduciario con la sua maggioranza e, in caso di crisi, non è detto che il Presidente della Repubblica disponga lo scioglimento della Camera.

7. Il Senato non è elettivo.

Un’altra obiezione che vien mossa è che il Senato non è elettivo, ma formato da nominati.

Prima di tutto in quasi tutte le Regioni sono stati aboliti i listini, cioè quelle liste di candidati al Consiglio Regionale che, in base alla legge Tatarella del 1995 entravano in Consiglio Regionale col Presidente eletto, senz’aver bisogno di raccogliere le preferenze.

Poi, il nuovo Senato sarebbe formato da consiglieri regionali eletti con le preferenze e, se a far parte della delegazione regionale, vi fosse anche il governatore, questi sarebbe il più votato di tutti.

Quindi, solo i cinque senatori di nomina presidenziale sarebbero dei nominati.

8. Le conseguenze del no.

In caso di vittoria del “no” si aprirebbe una fase politica ed istituzionale molto complessa:

A. Occorrerebbe varare una legge elettorale per la designazione del Senato che eviti la paralisi delle nostre istituzioni.

Il Senato, così come disegnato dalla costituzione del 1948, può non “fare crisi” solo se è una specie di fotocopia della Camera.

ciò accadeva nella Prima repubblica dove i rapporti di forza tra i diversi partiti erano simili sia a Montecitorio che a Palazzo Madama.

Con l’introduzione di leggi elettorali diverse (Mattarellum, porcellum…) si è creata una situazione per cui i governi corrono spesso il rischio d’andare in crisi perché il Senato può voltar loro le spalle (vedi voto di sfiducia al Prodi II del gennaio 2008).

L’eventuale convocazione delle elezioni politiche col sistema della proporzionale pura, come stabilito dalla Corte costituzionale con la sentenza che ha cancellato le norme sulle maggioranze regionali previste con la L. 270/2005, creerebbe una situazione di paralisi, gravida di conseguenze.

B. inevitabili dimissioni del Governo.

Se prevarranno i “no” il Governo sarà costretto a rassegnar le dimissioni, non perché il Presidente del Consiglio si sta impegnando nella campagna elettorale in prima persona, ma perché, all’atto della nomina, il Presidente Napolitano ha vincolato al conferimento dell’incarico la realizzazione delle riforme istituzionali che il Paese attende da decenni.

Il rischio è, quindi, un tracollo del Paese e delle sue istituzioni.

C. Col “no” rimangono in vigore le Province, i conflitti di attribuzione tra Regioni e stato, il CNEL, il quorum per la validità dei referendum.

La nuova legge costituzionale, infatti, sopprime definitivamente le Province, lascia in vigore le Città Metropolitane, sopprime il CNEL ed abbassa il quorum per rendere valido un referendum abrogativo.

Inoltre, risolve i problemi di attribuzione di competenze tra Stato e Regioni eliminando i numerosi contenziosi attualmente giacenti davanti alla corte Costituzionale.

Tutto questo è sulle spalle del cittadino che ad ottobre deve decidere se dire “Sì” oppure “no” alla più grande riforma della nostra costituzione mai promossa.

Una riforma che non manca di pecche e punti deboli, ma che probabilmente può dare un contributo rilevante all’ammodernamento del nostro assetto statuale.

PIERLUIGI GIACOMONI