LA NOTTE DELL’ANGOSCIA
(28 Settembre 2025)
«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il
colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel
remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a
conoscere il ghiaccio.»
(G. García Márquez, cent’anni di solitudine, Cap. I)
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1. LO CHEF STELLATO
Hai sessant’anni, hai dietro le spalle una lunga carriera di chef di fama mondiale, sei diventato ricco, molto ricco.
Le televisioni di mezzo mondo fan a agara per averti ospite nei loro programmi di cucina, offrendoti cachet stratosferici.
Allora perché hai accettato l’invito del pericoloso e feroce Granduca Ermete IV noto per il suo sadismo, adoratore di sé stesso, paranoico al punto di temere d’esser ammazzato in mille modi diversi?
si sa che ha già messo a morte molti dei tuoi predecessori, cuochi, anche loro di chiara fama, che non avevan superato la prova delle assaggiatrici.
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2. L’ARRIVO
Malgrado tutti gli avvertimenti, sei partito: giunto all’aeroporto del Grannducato, t’han accolto come un eroe: tappeto rosso, banda dei gendarmi ad eseguire l’inno nazionale, picchetto d’onore e poi lui, il Granduca in alta uniforme.
Truce in volto, senza tante cerimonie ti fa condurre a Palazzo:
«Ben arrivato, vi ho chiamato perché presto ci sarà una gran festa in questo paese: l’eccellentissimo Senato mi ha concesso una nuova onorificenza, Gran Maestro delle Arti e dei Mestieri.
Generosi i senatori! [risatella]
Perciò ho ordinato per quel giorno “un enorme apparato con la più ricca pompa: canti, fuochi artificiali, gran cena e gran ballo, perché ognuno impari com’io tratto color che a me son cari”.
Io vo’ che sia Magnifica la festa!”
(L. da Ponte, le nozze di Figaro, atto terzo)
Intendo rispettar il contratto firmato: alla fine riceverete un milione in monete d’oro, ma se… se durante la cena una delle mie assaggiatrici, cinque ragazze che a casa loro fan la fame, incaricate d’assaggiar preventivamente i cibi a me destinati dovessero sentirsi male a causa, che so, d’un veleno o qualche altra diavoleria, sarete ritenuto responsabile del loro malore e condannato a morire, non senza esser crudelmente interrogato.
E’ tutto chiaro?»
Hai annuito, mentre un brivido ti percorre la schiena.
Comunque, ti metti al lavoro, prepari un menu di diciotto portate con cibi freddi e caldi, dolci e salati, accompagnati da vini bianchi, rossi e rosati, spumanti e prosecchi.
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3. LA FESTA
La giornata festosa comincia con l’alzabandiera e poi 41 salve di cannone: per l’Avenida Ermete III, si compie una parata militare con carri armati, e bersaglieri che corrono inneggiando al Granduca, che osserva compiaciuto dalla tribuna d’onore.
si levan in volo quindi gli aerei della pattuglia acrobatica che volteggian emettendo scie coi colori nazionali.
A mezzogiorno in punto, il Presidente del Senato, un vegliardo d’antico pelo, forse di novant’anni o più, s’avvicina al sovrano e, dopo aver letto con voce tremante la delibera, conferisce l’alta onorificenza.
Segue un primo pranzo leggero: nel pomeriggio, all’ippodromo, la corsa del palio: ovviamente vince il cavallo del Granduca!
Al tramonto, nella grande sala del Palazzo la “gran cena”: comincian ad arrivare le portate: antipasti caldi e freddi, minestra in brodo, carne, pesce, verdure, formaggi… dolci.
Fin al tiramisù, nessun problema, poi il dramma: due assaggiatrici cadon a terra prese da convulsioni. Una di loro muore quasi istantaneamente.
Ermete è furioso: i suoi nemici l’han colpito proprio nel momento del suo dolce preferito: comunque si prosegue.
Si balla, canta, gioca: a mezzanotte, i fuochi artificiali.
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4. L’ARRESTO
A tarda ora finisce tutto e cala un silenzio carico d’angoscia: le guardie t’han arrestato per ordine d’Ermete: t’han spogliato e gettato in un’umida e fredda cella. L’ultimo suono che hai udito, il crà-crà della chiave che t’ha rinchiuso lì dentro.
In teoria potresti sdraiarti sul pavimento, ma è percorso da orribili scarafaggi, altri insetti, forse zanzare, ti pungono qui e là.
Odi il campanile che batte le ore: l’una, le due, le tre…
l’angoscia sta divorandoti: sei nudo, hai freddo, sete…
Le quattro, le cinque, le sei… un’altra volta crà-crà: una guardia apre:
«Vestiti! Il Granduca vuol vederti!»
ti getta addosso una lurida veste.
«Unò, duè, unò, duè!», i giannizzeri s’avvicinano col loro passo cadenzato
“Forse, ti dici “è il plotone d’esecuzione!”
Nient’affatto: sei ragazzoni, alti due metri, armati fin ai denti, ti conducon al palazzo, sala del trono: lì c’è Ermete, di nero vestito, con le sue medaglie sul petto.
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5. LA TORTURA
«spogliatelo! Lo voglio nudo come un verme!», ordina:
«Che bravo! hai tentato d’avvelenarmi! Adesso te la farò pagare!»
«No, signore», dici «Non son stato io.»
un pugno terribile ti colpisce in faccia, crolli a terra: alcuni ridono sguaiatamente:
«Cerca invan difesa e scusa:
il tuo ceffo già t’accusa.
Vedo ben che vuoi mentir!
«Mente il ceffo, io già non mento», replichi con voce malferma
(L. da Ponte: Le nozze di Figaro, atto secondo)
Arriva un calcio in pancia: gemi.
«I miei han trovato arsenico nel tiramisù: ce l’hai messo tu, vero?»
«No, signore, ve lo giuro!»,
Altro calcio, piangi: senti un dolore terribile, qualcuno t’ha spento addosso una sigaretta. Ti senti perduto. Vorresti che ti desser la morte subito. Intanto svieni.
Ti gettan addosso dell’acqua fredda:
«Dài ragazzi, non esagerate!» dice ipocritamente Ermete che però gode a vederti soffrire.
«Se mi racconti la vera verità non morrai, sarai impacchettato ed espulso… se continuerai a raccontar frottole però t’ammazzerò come un cane con le mie mani.»
«Ascoltatemi, Signore», provi a dire con le tue ultime forze: «il tiramisù l’ho fatto la mattina stessa della festa, l’ho assaggiato per esser sicuro che non ci fossero problemi, poi l’ho messo in frigo perché si conservasse fin al momento opportuno. Ad un certo punto, un tizio che non conosco mi ha fatto uscire dalla cucina: credo che fosse un nobile, un senatore… non so. Mi ha trattenuto fuori un bel po’ con un sacco di chiacchiere. Poi mi ha permesso di rientrare per dare le ultime disposizioni.
A quel punto, cominciata la cena, ho diretto le operazioni per la distribuzione dei piatti: quand’ho aperto il frigo per prender il tiramisù mi sembrava tutto in ordine…»
Un altro calcio, un’altra sigaretta accesa: ti contorci dal dolore: gemi e svieni nuovamente.
Altra acqua gelida. Sghignazzi.
«Bene, ragazzi, ci siam divertiti abbastanza con quest’idiota: non vale la pena farne un eroe. Lo rimandiam nel suo paese, gli paghiam il milione promesso, perché la cena, a parte il tiramisù, era buona, ma se osa raccontar in giro ciò che gli è successo qui da noi… be’, l’ammazziam a casa sua.»
T’han dato i tuoi vestiti, t’han condotto all’aeroporto con tanto d’ordine d’espulsione perpetuo. Dentro una borsa c’eran le monete d’oro che t’avevan promesso: tornato in Italia, rifiuti ogni intervista ed ogni apparizione in TV: ti chiudi nel tuo privato, perché l’esperienza che hai vissuto t’ha traumatizzato.
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6. OGGI
Da allora nessuno più t’ha visto in video: abiti nella tua villa in campagna. Dicon che porti una barba lunga ed incolta. Qualcuno sostiene che sembri un barbone: non parli con nessuno.
Una domestica ti prepara i pasti e fa le pulizie: tu lasci che il tempo ti scivoli addosso: un giorno, però, la TV, ormai unica compagna della tua vita, dà una notizia che ti colpisce: «Ermete IV, rimasto vittima d’una congiura. I militari prendon il controllo del Palazzo e proclaman la Repubblica.
S’ignora la sorte del sovrano, qualcuno dice sia morto nei combattimenti, altri giuran sia scappato col tesoro.»
Per te non cambia nulla, ma “se quello – ti dici – ci ha rimesso le penne, posso morir contento, perché un mostro come quello ha avuto ciò che merita.”
PIER LUIGI GIACOMONI
