LA CROAZIA NUOVAMENTE ALLE URNE
(11 Settembre 2016)

ZAGABRIA. oggi 3,8 milioni di elettori croati sono stati chiamati di nuovo alle urne per eleggere un nuovo parlamento.

Il vecchio Sabor, eletto solo dieci mesi fa, non ha prodotto una maggioranza stabile ed il governo presieduto da Tihomir Oreškovic, è crollato a giugno in seguito all’approvazione con 125 voti contro 15 d’una mozione di sfiducia, promossa dall’HDZ, uno dei partner di coalizione.

Oreškovic. «Mi dispiace, ero venuto qui con le migliori intenzioni per aiutare il mio paese. Sono un patriota e mi piacciono le sfide e questa era un’esperienza. Sono un po’ triste perché penso che avremmo potuto fare molto di più.»

Tihomir Oreškovic, dopo nemmeno cinque mesi alla guida dell’esecutivo, è stato costretto a rassegnar le dimissioni:
il suo governo è stato il più breve della storia della Croazia indipendente, nato fragile dopo due mesi e mezzo di faticose consultazioni.

L’esecutivo è stato vittima della traballante alleanza tra Hdz e Most (Ponte degl’indipendenti) ed il Premier ha finito per fare da capro espiatorio per le interminabili dispute tra i partiti incapaci di cooperare insieme.

Oreškovic, un manager croato-canadese con alle spalle una carriera di 25 anni nel settore farmaceutico era stato individuato, poiché indipendente, come soluzione di compromesso per traghettare il Paese fuori da una difficile situazione parlamentare, con l’obiettivo di stemperare i contrasti che avevano caratterizzato l’appena conclusa campagna elettorale.

Difendendo in Parlamento il proprio operato, ha sostenuto che il vero motivo della mozione di sfiducia, presentata contro di lui, era la nomina, decisa personalmente dal Premier, di Daniel Markic come capo della SOA, l’Agenzia di intelligence e sicurezza.
Markic era un nome sgradito a Tomislav Karamarko, presidente del maggior partito della coalizione.
«All’inizio avevamo tutti degli obiettivi comuni e la speranza che avremmo potuto migliorare la situazione economica e le condizioni di vita. Sfortunatamente, vediamo che la comunicazione con certi individui,
non funziona. Qualcuno pensava che sarei stato una marionetta.»?

Questa coalizione conservatrice, che in questi pochi mesi si è fatta conoscere più per i continui litigi tra i partner che per le riforme approvate, si è spaccata definitivamente quando la comunicazione si è interrotta tra i suoi due principali leader, i vice-premier Tomislav Karamarko (Hdz) e Božo Petrov (Most). Dopo settimane di accuse reciproche e richieste di dimissioni lanciate da una parte all’altra della maggioranza, l’Hdz ha deciso di porre fine all’esperienza di governo, trovando il sostegno dei socialdemocratici (Sdp) e di altri partiti minori.

In questi mesi, oltretutto, Zagabria si è spostata gradualmente verso destra, prendendosela con le minoranze etniche, in primo luogo la serba e coi media indipendenti.

Ciò ha suscitato preoccupazioni a livello internazionale ed ha raffreddato le relazioni con Belgrado.

Grande incertezza. I sondaggi della vigilia non assegnano la vittoria a nessuna delle due principali coalizioni e si profila, quindi, uno stallo politico, simile a quello maturato dopo le elezioni legislative dello scorso anno.

Le ultime indagini demoscopiche condotte alla vigilia del voto, annunciano risultati simili a quelli di 10 mesi fa.

Viene dato solo un esiguo vantaggio per la Coalizione popolare guidata dall’SDP.
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«Questo emerge – scrive Osservatorio sui Balcani – nel sondaggio telefonico svolto dall’Agenzia Hendal per la tv pubblica (HRT) su un campione di 10.000 persone nei 10 collegi elettorali che eleggeranno 140 dei 151 seggi del Sabor.»?
(I restanti 11 sono riservati o alle minoranze linguistiche, otto in tutto, o ai croati della diaspora e di Bosnia-Erzegovina, tre posti).

La Coalizione popolare è data dall’Agenzia Hendal a 61 seggi, mentre l’HDZ a 56. Di nuovo l’ago della bilancia sarebbe MOST, accreditato di 13 seggi, ma un ruolo più cruciale che in passato potrebbe giocarlo anche il partito Zivi zid (barriera umana) con 6 seggi. Quest’ultimo è un partito relativamente nuovo e anti-sistema, sorto dal movimento civico che impediva l’esproprio delle case ai cittadini indebitati, ed è guidato da Ivan Velibor Sincic, il quale si è candidato anche alle scorse elezioni presidenziali nel 2014, ottenendo il 16% dei voti. Alla precedente tornata elettorale il solo Sincic era riuscito a entrare in parlamento. Le cifre fornite dal sondaggio, se confermate, rappresenterebbero per Zivi zid un grande successo.

Sempre secondo questa indagine, la coalizione del sindaco di Zagabria Milan Bandic, dell’ex vicepremier Radimir Cacic e di altri partiti minori non riuscirebbe ad ottenere nemmeno un seggio. Sarebbe un vero insuccesso dato che alle scorse elezioni ne aveva ottenuti 3.

I sondaggi commissionati dal quotidiano Jutarnji list e dalla tv privata RTL danno la Coalizione popolare a 62 seggi, l’HDZ a 55, MOST a 12, mentre Zivi zid e la coalizione di Bandic otterrebbero 3 seggi ciascuno.

Spariglia un po’ le carte invece l’indagine condotta dall’agenzia Ipsos puls per conto del quotidiano Vecernji list e della tv privata NOVA. Quest’ultima attribuisce un risultato migliore per i partiti al di fuori delle due grandi famiglie di centro-destra e centro-sinistra. Secondo questo sondaggio la Coalizione popolare si fermerebbe a 55 seggi, l’HDZ a 53, mentre MOST otterrebbe 12 seggi, Zivi zid 8 e la coalizione di Bandic 7. Risultati che renderebbero possibile la formazione d’una maggioranza senza MOST, in coalizione con Zivi zid, che però finora non ha dimostrato di essere pronto ad allearsi con nessuno.

Questo potrebbe condurre ad un lunghissimo periodo di trattative coi partiti minori al fine di formare una maggioranza parlamentare.

L’HDZ. l’Hrvatska demotratska Zajednica, (Comunità democratica croata) è il partito che ha governato per più tempo dalla nascita della Croazia dopo la dissoluzione della Iugoslavia.

Dalla fine di luglio, è guidata dall’eurodeputato Andrej Plenkovic, un ex diplomatico di carriera che si è fatto una reputazione di moderato, rispetto al suo predecessore Tomislav Karamarko, decisamente più estremista e nazionalista.

Ha svolto una campagna elettorale pacata e a tratti noiosa. Molto probabilmente si è trattato di una strategia per spostare quanto più possibile il partito verso l’elettorato di centro ed intercettare i voti di chi alle scorse elezioni si è espresso per MOST, deluso proprio da Karamarko che aveva stretto alleanza con l’estrema destra.

Malgrado l’HDZ abbia deciso a queste elezioni di correre da sola, ha candidato nelle sue liste esponenti di Hrast, (Movimento per una Croazia di successo), partito di destra, che è favorevole all’abolizione del diritto all’aborto e lotta per una maggior influenza nel paese della Chiesa cattolica.

Plenkovic, probabilmente per motivare al voto anche quella parte della sua base più nazionalista ed anticomunista ha di nuovo sollevato il tema dei crimini commessi dai comunisti ai tempi della Iugoslavia, caro alla retorica dell’HDZ.

La coalizione popolare. Il centro-sinistra si presenta a queste elezioni unito, sotto il nome di Coalizione Popolare.

E’ formato dal Partito Socialdemocratico croato (SDP) e da altre quattro formazioni politiche minori.

Il suo leader, Zoran Milanovic spera di ritornare al governo della Croazia come nella legislatura 2011-2015.

Tuttavia Milanovic è accusato di populismo e d’istrionismo: durante la campagna elettorale ha persino aperto ad una possibile grande coalizione con l’HDZ o perlomeno, con la parte moderata di essa.

MOST. Ago della bilancia potrebbe essere ancora una volta MOST (il Ponte degli Indipendenti), un partito nato in antitesi alle due forze politiche maggiori.
Già nella passata breve legislatura si pronunciò sia contro una coalizione con l’HDZ, sia coi socialdemocratici, però, come abbiamo visto, si coalizzò per breve tempo con l’HDZ.

Ora ha presentato un pacchetto di proposte che il Parlamento dovrebbe esaminare fin dalla sua apertura, ancor prima che si formi il governo: HDZ ed SDP non le hanno respinte, ma nemmeno accettate nella speranza d’attirare il “ponte” nella loro orbita.

Le incognite del futuro. La campagna elettorale appena conclusa è stata caratterizzata dal riemergere della retorica nazionalista che ha caratterizzato la vita politica croata negli anni Novanta, durante il decennio del regime di Franjo Tudjman.

Sono rimaste, invece, in ombra sia la difficile situazione economica che la montante corruzione che ha coinvolto più di un uomo politico, anche di primo piano.

Sul piano economico, secondo l’UE, Zagabria dovrebbe metter in atto un pacchetto di severe riforme strutturali: l’eventuale riedizione di un governo debole fa temere che i suggeriti cambiamenti non verranno attuati tanto facilmente.

I primi dati. Secondo le prime informazioni che giungono da Zagabria la coalizione popolare conquisterebbe 58 seggi, l’HDZ 57, MOST 11, Zivi zid 7, la Dieta Democratica Istriana 4.

Pare delinearsi, quindi, quel pareggio già annunciato dai sondaggi: toccherà quindi alla presidente
della Repubblica Kolinda Grabar-Kitarovic individuare la strada per dare alla Croazia un governo.

Così, anche Zagabria, continua a vivere in quell’instabilità che sta caratterizzando la situazione politica di altri Paesi europei.

PIER LUIGI GIACOMONI