IO CARCERATO
(12 Ottobre 2025)

Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
[…] Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
(Matteo, Vangelo, Cap. 25, Vv. 34-36, 40)

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1. LA PRIMA VOLTA

La prima volta che la vidi mi sembrò sciocchina: non faceva altro che parlare dei suoi vestiti, delle scarpe firmate, dell’ultimo film visto. Insomma, insopportabile.

Smisi d’uscire con la sua compagnia e conobbi altri ragazzi che mi sembravano più ganzi: purtroppo si drogavano e spacciavano.

Feci società con un tipo equivoco che mi raccontava dei soldi che si facevano vendendo pasticche nelle discoteche: una notte, i carabinieri compirono una retata e fui catturato.

Non so come mai, lei lo venne a sapere. Qualche giorno dopo il mio arresto mi venne a trovare in carcere.

Per mezz’ora parlammo del più e del meno: allora mi sembrò un’altra persona, più seria e posata.

Alla fine del colloquio, promise che avrebbe trovato un difensore che m’avrebbe fatto uscire presto di prigione.

Suo padre, principe del foro di Bologna, accettò di difendermi. durante l’istruttoria m’incoraggiò ad esser collaborativo con gl’inquirenti, in questo modo, disse, il giudice ne avrebbe tenuto conto.

Perquisendo casa mia, i carabinieri però trovarono un sacco di droga: il tizio equivoco ce l’aveva messa a mia insaputa per far ricadere su di me la responsabilità più grande.

Anche se avevo seguito i consigli dell’illustre penalista, non potei evitare una condanna per detenzione e spaccio di stupefacenti.

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2. IN CARCERE

Tutte le settimane continuava a venirmi a trovare: stavamo insieme mezz’ora nel parlatorio. Mi prestava libri e m’incoraggiava a leggerli: ogni volta cresceva la confidenza tra noi.

Un giorno mi trasferiron in Sardegna: temevo che i nostri incontri si sarebbero interrotti perché, mi dicevo, doveva studiar all’università e dar esami.

Non fu così: le sue visite furon meno frequenti però continuarono e questo rese più sopportabile la detenzione.

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3. LA SCARCERAZIONE

La pena finì: mi fu solo imposto di passar due volte alla settimana dai carabinieri per firmare un registro.

All’uscita del carcere c’era lei con la sua macchina: «Dai – fece – sali che ti porto al mare.»

Durante il viaggio ci scambiammo poche parole: dopo un’ora giungemmo ad una villa che distava poco dalla spiaggia.

Il mare era uno spettacolo: acqua verdazzurra, spiaggia bianca,cielo azzurrissimo: ci cambiammo e via, in acqua.

A distanza di tanti anni il ricordo di quel bagno è ancora impresso nella mia mente : presto ci prese la passione. Ci baciammo, perdutamente innamorati.

Quella notte facemmo l’amore per la prima volta ed andammo avanti così per due giorni, sempre insieme, nudi e felici.

La terza mattina si presentò alla villa il maresciallo della locale stazione dei CC: avevo dimenticato d’andar a firmare .

Rischiavo d’esser nuovamente arrestato, ma quello fu clemente, promettendo però che l’avrebbe fatto se gliel’avessi data buca un’altra volta.

Fu un’estate fantastica,poi arrivò l’autunno e tornammo in continente: era necessario che mi trovassi presto un lavoro.

Per fortuna, Suo padre, grande avvocato, disse che aveva bisogno d’un segretario particolare, se volevo, m’avrebbe preso in prova per tre mesi e poi se tutto andava bene sarei entrato nel suo studio in pianta stabile.

Dovevo gestir l’agenda dei suoi appuntamenti, accompagnarlo in tribunale, far da filtro telefonico…

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4. IL MATRIMONIO

Finita l’università, laurea in giurisprudenza, anche lei s’impiegò in uno studio d’avvocati: divenne col tempo una che si occupava dei detenuti privi di tutela legale. Li andava a trovare, cercava d’ottenere riduzioni di pena, in qualche caso fece revisionare dei processi condotti poco scrupolosamente da difensori d’ufficio o impreparati.

Una sera, mentre eravamo in casa dopo aver cenato, mi colse di sorpresa proponendomi di sposarla:

«Sei davvero convinta d’aver come marito un ex detenuto e pure spacciatore?»

«Hai già saldato il tuo conto con la legge: ora sei un uomo libero e pulito.»

«Ma i tuoi amici, quelli di tuo padre la pensano come te?»

«Tra di loro ci son dei delinquenti che è meglio che tu non sappia nulla di loro. Bancarottieri, trafficoni vari, tutte persone che non stanno dietro le sbarre solo perché non si trovano prove sufficienti per inchiodarli alle loro responsabilità.»

Ci sposammo in un comune della provincia con pochi e selezionati invitati.

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5. OGGI

Lei ed io abbiam trascorso insieme quasi cinquant’anni: ora però son solo.

E’ morta ieri in un letto d’ospedale: un male incurabile l’ha divorata cellula dopo cellula. Era ridotta pelle ed ossa.

Anch’io soffro d’un male simile: spero perciò che signora morte venga a prendermi presto.

Non desidero altro che ricongiungermi con lei.

La nostra è stata una storia d’amore meravigliosa che i nostri quattro figli conoscono a grandi linee: non sanno che son stato un carcerato e che la loro madre veniva a trovarmi tutte le settimane.

Sanno però che ci siam amati fin all’ultimo giorno e che vorremmo continuare ad esser insieme anche nell’aldilà.

PIER LUIGI GIACOMONI