GUINEA. I MILITARI SI PRENDONO LO STATO
(27 Settembre 2021)

CONAKRY. Con una sollevazione apparentemente improvvisa, i militari guineani, il 5 Settembre, si sono presi lo Stato: Presidente arrestato, istituzioni sciolte, costituzione cancellata, coprifuoco imposto, frontiere chiuse. Il tutto, senza versar una goccia di sangue.

Poche ore dopo aver consolidato il proprio potere, comparendo in televisione, il colonnello Mamady Doumbouya, capo delle forze speciali guineane, principale forza protagonista del putsch, ha detto: «Il dovere di un soldato è quello di salvare il proprio Paese. Non ci fidiamo più di dare il potere nelle mani di un uomo solo, lo daremo al popolo».

Negli stessi minuti, facevano il giro del mondo le immagini di Alpha Condé, rivestito di panni militari, nelle mani dei soldati, mentre una parte della popolazione festeggiava: al grido di “Liberté, liberté” gli abitanti della capitale facevano chiaramente intendere che non ne potevano più di Condé e del suo dispotismo.

«Il colpo di stato in Guinea è per molti versi – ha scritto il sito le Djeli – il punto di arrivo di una crisi cominciata due anni fa, nella quale il presidente deposto ha molte responsabilità. E’ evidente che a infuocare la situazione sono state le dispute, scoppiate [appunto] due anni fa, sull’opportunità che il presidente modificasse la costituzione per candidarsi a un terzo mandato, che ha poi ottenuto vincendo le elezioni dell’ottobre 2020.»

Tale vittoria, è avvenuta manipolando l’esito delle urne sia a marzo 2020 quando è stato rinnovato il Parlamento e accettata una nuova versione della costituzione, sia ad ottobre quando condé è stato dichiarato vincitore al primo turno con la maggioranza assoluta.

L’uomo che per decenni ha incarnato l’opposizione alla tirannia dei militari che hanno lungamente condizionato la vita politica della guinea è caduto nella trappola del potere: quando l’ha conquistato non lo voleva lasciare più.

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MAMADY DOUMBOUYA.

Il nuovo “uomo forte” della Guinea è comunque uno con una vasta esperienza internazionale e buone relazioni con Paesi esteri.

«Nato il 4 marzo 1980 nella regione di Kankan e sposo di un’ufficiale della Gendarmeria guineana – scrive il blogger Antonio Mazzeo – Mamady Doumbouya si è formato presso la Scuola di guerra francese, ottenendo pure un master in difesa all’Università Panthéon-Assas di Parigi. Secondo Radio France Internationale, Doumbouya ha partecipato ad alcune operazioni militari e a corsi di formazione in Afghanistan, Costa d’Avorio, Gabon, Senegal, Repubblica Centraficana, Gibuti, Cipro, Regno Unito e finanche in Israele. In quest’ultimo paese, il futuro comandante delle unità speciali dell’esercito guineano e poi golpista, avrebbe frequentato un corso d’addestramento all’ISA-International Security Academy, istituto privato e fornitore di servizi di sicurezza, intelligence a “anti-terrorismo”.»

Secondo la stessa fonte, «è uno dei militari dell’Africa occidentale che negli ultimi anni ha operato a stretto contatto con il Dipartimento della difesa USA. Due post apparsi sul profilo facebook dell’Ambasciata USA in Guinea-Conakry ritraggono infatti il colonnello golpista in due rilevanti eventi strategico-militari. Il primo, pubblicato il 15 ottobre 2018, ritrae l’allora maggiore Mamady, Doumbouya, descritto dall’ufficio stampa diplomatico quale “comandante dell’unità delle forze speciali dell’esercito della Guinea (GAF)”, accanto ad alcuni ufficiali del Pentagono e ai rappresentanti dell’Ufficio di cooperazione in materia di sicurezza del Dipartimento di Stato, a conclusione di un vertice tenutosi all’interno dell’ambasciata USA a ConAkry, finalizzato a “rinforzare la collaborazione reciproca e prepararsi a partecipare alla riunione di pianificazione delle esercitazioni militari all’estero denominate Flintock 2019 e a una conferenza internazionale sulla collaborazione delle forze speciali che si terrà in Germania”. A conclusione della nota, l’ufficio stampa dell’ambasciata USA enfatizza come i diplomatici statunitensi e AFRICOM “sostengono le unità speciali delle forze armate della Guinea.»

Nel febbraio 2019 l’ambasciata di washington nello Stato ovest-africano rende noto che «Nel quadro della cooperazione militare esistente tra gli Stati Uniti e la Guinea 26 militari guineani sotto il comando del colonnello Mamady Doumbouya sono partiti da Conakry lo scorso 12 febbraio con destinazione il Burkina Faso, per prendere parte ad un’esercitazione militare per conto del governo americano denominata Flintock 2019, accanto ai loro fratelli d’armi provenienti da più di 30 paesi africani e occidentali.»

«A Flintock 2019 – conclude Mazzeo – partecipò pure una task force del Comando Operazioni delle Forze Speciali italiane,.composta da incursori del 9° Reggimento Col Moschin dell’Esercito, del Gruppo Operativo GOI della Marina Militare, del 17° Stormo dell’Aeronautica e del GIS dell’Arma dei Carabinieri. In particolare presso il quartier generale istituito in Burkina Faso, i militari italiani hanno operato “in supporto alle attività di pianificazione degli staff dei Paesi africani partecipanti”, compreso ovviamente il GAF diretto dal colonnello Mamady Doumbouya.»

A riprova delle consolidate relazioni tra il Comando di US Africom e i vertici delle forze armate dello stato ovestafricano, dal 30 luglio al 2 agosto 2019, la capitale Conakry è stata scelta per ospitare il seminario annuale internazionale di “promozione della logistica militare” in ambito alleato, promosso dai militari statunitensi e a cui hanno partecipato i rappresentanti di 24 paesi africani e gli alti comandi operativi in ambito continentale.

Come si vede, quindi, Doumbouya dispone d’un backgroun militare di tutto rispetto che dimostra tra l’altro l’importanza strategica della Guinea nella lotta che si conduce nell’africa occidentale contro la guerriglia jihadista.

Già, perché ciò che rende fragili i governi costituzionali della regione è l’assillante presenza dei gruppi di al Qaeda per il Maghreb (AQMA) e di boko Haram (BH) che si muovono quasi indisturbati tra gli Stati compiendo attacchi sanguinosi contro la popolazione civile.

Questi guerriglieri sempre più potenti ed arroganti mettono a nudo la porosità delle frontiere e l’incapacità dei governi locali di controllare i propri territori di competenza.

Sul piano interno, il nuovo regime guineano deve preparare una nuova transizione dal momento che conakry è stata messa all’indice dalla comunità internazionale:

• le Nazioni Unite hanno condannato il golpe;
• l’Unione africana e l’ECOWAS, la comunità economica dell’Africa occidentale hanno decretato sanzioni contro i nuovi dirigenti.

Perciò, i presidenti di Ghana, Nana akuffo-Addo, e Costa d’Avorio, Alassane Ouattara, si sono recati in questi giorni nella capitale guineana per convincere la giunta militare ha stendere un calendario elettorale in vista della restituzione del potere ai civili.

Il timore dei principali dirigenti della regione è che presto altri golpe avvengano altrove, soprattutto dove le leadership sono più fatiscenti e in evidente declino, come in Camerun, Gabon, guinea Equatoriale, o dove le tensioni socioeconomiche sono più forti.

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LA GUINEA.

GEOGRAFIA.

Situata nell’Africa occidentale, lungo la costa dell’Atlantico, la Repubblica di Guinea occupa una superficie di 245.857 kmq. ed è popolata da 12,4 milioni d’abitanti (stima del 2018).

Nota informalmente come Guinea Conakry[1], confina a nord con Guinea-Bissau, Senegal, a nord-est col Mali, a sud-est con la Costa d’Avorio, a sud con sierra Leone e Liberia.

Il suo territorio ospita le sorgenti dei fiumi Niger, Senegal e Gambia.

La sua area può dividersi in quattro regioni principali.

• la Guinea marittima, una stretta striscia costiera;
• la Media Guinea, una regione interna pastorale, caratterizzata da forti escursioni termiche;
• l’Alta Guinea, a nord, copre anche alcune aree di Sierra Leone, Costa d’Avorio e Liberia: l’ambiente prevalente è la savana;
• la Guinea Forestale, che ospita un grande patrimonio di vegetazione alimentata da forti piogge stagionali.

E’ l’area più densamente abitata del Paese.

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POPOLAZIONE, LINGUE E RELIGIONI.

Come detto, in Guinea abitano circa 12 milioni di persone suddivise in diverse etnie:

• la più diffusa è quella dei Fula (40%). Abitano soprattutto nella regione montuosa del Futa Jalon.
• seguono i Mandinka (30%) che abitano soprattutto nella parte centro-orientale, nelle regioni di Kankan e Faranah;
• al terzo posto per numero di individui, si collocano sosso (in francese soussou), la cui lingua è il susu, i quali costituiscono il 20% della popolazione.

Sono concentrati quasi tutti a Conakry e nella regione di Kindia.

Il resto è distribuito in un’altra ventina di piccoli gruppi.

La lingua ufficiale è il francese, eredità della dominazione coloniale, ma si parlano anche diverse lingue locali: Fula, Maninka, Susu, Guerze sono le più utilizzate.
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Il susu, in particolare, è la lingua di Conakry, la capitale, ed assume perciò il ruolo di lingua franca, diffusa in vaste aree del paese.

La religione più praticata è l’Islam (85%), ma vi sono minoranze di cristiani (10%) e di credenti in culti tradizionali (5%).

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LO STATO E LE SUE ISTITUZIONI.

Fin al golpe del 5 Settembre, lo Stato era una repubblica presidenziale: il capo dello stato, eletto per un mandato di cinque anni, nominava il primo Ministro e i membri del gabinetto.

Il potere legislativo era affidato ad un’assemblea nazionale monocamerale.

Il territorio è ripartito sul piano amministrativo in 7 regioni, che a loro volta si dividono in 33 prefetture.

La capitale Conakry gode dello status di regione ed è una zona speciale, che ha una propria prefettura.

Le regioni sono:

1. Boké;
2. Conakry;
3. Faranah;
4. Kankan;
5. Kindia;
6. Labé;
7. Mamou;
8. Nzérékoré.

Circa i tre quarti dei guineani abitano in zone rurali: la capitale Conakry (3,6 milioni) raccoglie circa un quarto del totale degli abitanti.

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L’ECONOMIA.

L’agricoltura è l’attività economica prevalente: il 75% della popolazione lavora nel settore primario che comprende anche l’allevamento del bestiame.

Per il consumo interno si producono: riso, mais, sorgo, manioca e patate; per l’esportazione si coltivano caffè, ananas, agrumi, arachidi e palme da olio.

La Guinea, però, è ricchissima di materie prime d’origine minerale: è il secondo produttore mondiale di bauxite, il minerale da cui si estrae l’alluminio. vi sono inoltre miniere d’oro, diamanti, ferro, uranio. questo settore contribuisce al 38% del PIL.

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LA STORIA.

Parte integrante degl’imperi di Mali, Ghana e Songhai, che dominano l’Africa occidentale per diversi secoli, nel 500 è preda di milizie d’origine marocchina che spazzano via i songhai e getta le basi per un frazionamento politico dell’intera regione.

L’islamizzazione della regione avviene con gradualità e assume una forma sincretica adottando ritualità che confinano coi culti tradizionali presenti prima dell’arrivo del credo del Profeta: purtroppo, sono diffuse ancora ai nostri giorni pratiche preislamiche, come le mutilazioni genitali femminili, che a stento si riesce a contenere.

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LA TRATTA DEGLI SCHIAVI.

Con la scoperta dell’America, la colonizzazione di questo continente ed il conseguente crollo demografico tra le popolazioni native, si fa strada tra gli Europei il progetto di prelevare dall’Africa atlantica manodopera schiavistica che, deportata nel Nuovo Mondo, faccia da forza lavoro nelle piantagioni che i coloni di Spagna, Portogallo, Francia, Paesi Bassi ed Inghilterra hanno creato oltremare. E’ il cosiddeetto “commercio triangolare”: dall’Europa partono navigli carichi di merci diretti in Africa. Queste merci, tra cui spiccano alcool ed armi da fuoco, sono vendute ai capi locali in cambio di uomini e donne che vengono caricati nelle stive degli stessi vascelli e trasportati in america. Qui i superstiti sono venduti come schiavi ai piantatori di cotone, tabacco o zucchero nelle terre del Nuovo Mondo.

Questa pratica, che dura complessivamente tre secoli e mezzo, costa all’Africa atlantica milioni di persone, determinando un crollo demografico che solo in tempi recenti è stato compensato. Nell’altra costa,quella indiana, a prelevare gli schiavi neri sono gli Arabi.

La Guinea è direttamente coinvolta nella tratta: migliaia di Mandinka partono sulle navi negriere e sono deportati. La tratta degli schiavi si conclude a fine 800, secolo in cui agli Europei risulta chiaro che sarebbe meglio far lavorare gli africani nel loro continente invece che prelevarli e portarli oltremare.

La Francia è particolarmente interessata all’oves africano, anche se deve far i conti con la presenza di altri Paesi colonizzatori: in particolare la definizione dei confini della Guinea richiede un lungo processo negoziale con la Gran Bretagna, che controlla la Sierra Leone, e la Liberia, uno stato indipendente creato da ex schiavi riportati in Africa dagli Stati Uniti.

Comunque, a fine 800 la guinea entra a far parte dell’Africa Occidentale Francese (AOF) e ne seguirà le sorti: Parigi vi introduce il lavoro forzato nelle piantagioni di arachidi, caffè, palma da olio, cacao e quando scoppiano le guerre mondiali vi recluta giovani soldati africani che manda a morire sul fronte occidentale. .

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VERSO L’INDIPENDENZA.

Finito il secondo conflitto mondiale, la Francia coinvolge l’Africa nel suo processo di rinnovamento postbellico: ad alcuni decine di migliaia di africani è data la possibilità d’eleggere i deputati alle assemblee costituenti che devono stendere le due costituzioni della Quarta repubblica. Nel ’46 è abolito il lavoro forzato obbligatorio e nel decennio successivo vengono create autorità semiautonome nei diversi territori.

In Guinea, fin dal 1946, si mette in luce un movimento sindacale, da cui poi deriverà il Partito Democratico guineano (PDG), leader di questo movimento è ahmed Sékou touré (1922 – 1984), che per un certo periodo è sedotto dal progetto di creare un superstato ovest-africano che racchiuda tutti i territori dell’AOF. E’ l’ideologia panafricanista che per qualche tempo si farà strada, scontrandosi però con le rivendicazioni autonomiste di molte élites locali che non vedono l’ora di creare proprie entità statuali.

Il movimento di Sékou Touré tra il ’46 e il ’56 acquisisce molta popolarità perchè si batte per l’affermazione dei diritti di tutte le classi oppresse,operai, contadini, intellettuali, evoluées, tutte persone a qualche titolo oppresse dalla dominazione bianca.
Nel 1956, il parlamento francese approva la celeberrima legge quadro Defferre che prepara la strada verso l’indipendenza: i diversi territori vengono dotati di autorità locali autonome elette democraticamente: in Guinea il PDG vince massicciamente le elezioni legislative ed impone dei sindaci su scala locale al posto dei capi villaggio tradizionali.

Due anni più tardi, sono indetti dei referendum per stabilire se le nuove entià vogliono subito l’indipendenza o accettano d’entrare nella Comunità Francese, una sorta di Commonwealth nel quale Parigi conserva un ruolo di leadership.

Sékou Touré denuncia la legge quadro che definisce «complotto coloniale» perché a suo avviso produce l’effetto di dividere l’AOF in una congerie di Stati fragilissimi, incapaci di costituire una massa critica nei confronti della Francia.

Conseguenza, la maggioranza degli elettori guineani si pronuncia per l’indipendenza immediata: Parigi risponde con stizza tagliando dalla sera alla mattina gli aiuti finanziari e tecnici alla Repubblica ribelle. Obiettivo è strangolare economicamente il nuovo Stato: Sékou Touré, primo Presidente della Repubblica, chiede aiuto all’URSS, mentre all’interno impone un regime vieppiù autoritario. Tutti i partiti, tranne il PDG, sono al bando.

Per i successivi 26 anni la Guinea è retta col pugno di ferro da Sékou Touré che rimane al potere fin alla morte avvenuta nel 1984.

Successivamente sono le forze armate ad occupare il potere sotto la guida di Lamsana Conté che per 24 anni, fin al 2008, controlla lo Stato.

conté resiste perfino all’ondata multipartitica che investe l’intera Africa dopo la caduta dei regimi comunisti dell’europa Orientale: smessi i panni militari, il Presidente si fa rieleggere ripetutamente e il Partito Unitario del Popolo (PUP) è la formazione politica prevalente.

Morto Conté, si verificano una serie di colpi di Stato che tuttavia evidenziano i contrasti in seno alle forze armate, finché nel 2010 sono indette nuove elezioni presidenziali, mercé la stesura d’una nuova costituzione che limita a due consecutivi i mandati del Presidente.

Dalle urne, esce vincitore Alpha Condé, un uomo che ha speso gran parte della sua vita, trascorrendo anche molto tempo in carcere, lottando contro le diverse dittature che han caratterizzato la storia del suo paese.

Proprio Condé, come s’è detto all’inizio, è caduto nella trappola del potere: convinto d’aver il consenso sufficiente per continuare anche per un terzo mandato, nel 2020 ha fatto modificare la Costituzione in modo da potersi ripresentare candidato.

Ora però è un ennesimo leader rimosso dai militari e la guinea deve intraprendere una nuova transizione verso un regime civile, possibilmente più democratico.

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTE:

[1] Il nome Guinea in Africa è stato dato a tre stati: oltre alla guinea Conakry, di cui si parla in quest’articolo, ci sono la guinea-Bissau, ex colonia portoghese, che confina con la Conakry, e la Guinea Equatoriale, già possedimento spagnolo, che è situata al fondo del golfo di Guinea. L’Equatoriale confina col Camerun e il Gabon ed è attraversata appuunto dall’Equatore.
In Oceania esiste anche la Papua Nuova Guinea, stato isolano situato nella parte meridionale dell’omonima isola, la parte settentrionale della quale è sotto sovranità indonesiana.

Due curiosità:

1. Nel 1663, l’Inghilterra coniò una moneta d’oro che aveva nome Ghinea: laragione di questa denominazione derivava dall’origine dell’oro con cui era coniata. Si trattava, infatti, di metallo africano, proveniente dal golfo di Guinea. La Ghinea aveva un tasso di cambio variabile a seconda del contenuto d’oro: alla fine fu stabilito che valesse 21 scellini. Pur non esistendo più, fin al 1971 quando la Gran Bretagna adottò il sistema metrico decimale per le monete, la Ghinea esisteva come moneta di conto.

2. Sussistono tuttora nel calendario annuale delle gare ippiche, due corse ippiche a Londra che si chiamano rispettivamente “two thousand Guineas” e “one thousand Guineas”, perché al fantino che le vinceva, venivano date in premio 2.000 o mille Ghinee, una cifra davvero ragguardevole.