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GIAPPONE L’ESERCITO DEL SOL LEVANTE INTERVERRA’ ALL’ESTERO

Marzo 29, 2016 • giacomoni

GIAPPONE L’ESERCITO DEL SOL LEVANTE INTERVERRA’ ALL’ESTERO
(29 marzo 2016).

Abe Shinzo Primo ministro giapponese

Abe Shinzo Primo ministro giapponese

TOKYO. Da oggi le forze armate del sol Levante potranno intervenire all’estero

E’ infatti stata approvata in via definitiva  la nuova legge sulla sicurezza nazionale.
Il provvedimento legislativo, fortemente Voluto dal Primo Ministro Abe Shinzo (PLD) permette alle forze di autodifesa d’intervenire in caso di attacchi a Paesi alleati che possano minacciare la sicurezza dello
stesso Giappone.

In pratica la nuova disciplina, aggirando l’art. 9 della costituzione nipponica, voluta dagli Stati Uniti all’indomani del secondo conflitto mondiale, stabilisce che l’impero del sol Levante potrà in futuro intervenire all’estero in difesa degli alleati. Il fatto che il Parlamento di Tokyo abbia approvato questo testo fa capire che in Asia orientale la tensione va aumentando e che gli stati Uniti, favorevoli a questa legge, desiderano che il Giappone divenga una potenza regionale in funzione anticinese.

Per il Primo Ministro Abe l’approvazione di questa legge è una vittoria della sua politica decisionista e nazionalista: il Capo del Governo di Sua Maestà Imperiale ha fin dal primo momento del suo ritorno alla testa dello stato impresso uno slancio di forti investimenti per rilanciare l’economia, dopo vent’anni di recessione, e nella sicurezza nazionale.

Abe Shinzo vuole inoltre dimostrare d’avere le idee chiare sulla situazione geopolitica in Asia orientale,
***
R. – Da un lato, ci sono motivi interni. Questa è una legge che, naturalmente, rafforza la sua immagine decisionista e che dà anche un’immagine di pugno
duro sulle questioni asiatiche. Dall’altro, ci sono questioni dinamiche che hanno a che vedere con la politica regionale e in primis la tensione con la
Cina. Non escluderei anche quella con la Corea del Nord. Naturalmente, però, la preoccupazione maggiore per il Giappone è la Cina: le dispute territoriali
sulle isole e, più in generale, la prospettiva di che tipo di relazione si instaurerà tra i due Paesi nei prossimi decenni.

D. – Quindi, appunto, su quali dinamiche influisce a livello internazionale?

R. – Questa nuova legge verrà presa con molta preoccupazione a Pechino, perché verrà letta immediatamente come una corsa al riarmo e alla maggiore aggressività
anche militare giapponese. Non possiamo dimenticare la storia del XX secolo in cui il Giappone ha avuto atteggiamenti imperialistici e colonialistici in
tutta l’Asia, inclusa la Manciuria e la Cina. Da questo punto di vista, la possibilità che l’esercito giapponese possa operare all’estero è una possibilità
che preoccupa la coscienza, la prospettiva politica di molti Paesi, in primis la Cina. Ma non soltanto la Cina, perché molti altri Paesi asiatici hanno
ancora vivi ricordi dell’imperialismo nipponico.

D. – Il legame tra Stati Uniti e Giappone verrà rafforzato?

R. – Certamente questo darà la possibilità di sviluppare ancora di più la partnership che, d’altronde, è già molto solida tra gli Sati Uniti e il Giappone.
La possibilità che il Giappone utilizzi le proprie forze armate all’estero certamente verrà sfruttata dagli Stati Uniti in maniera preventiva e per mettere pressione all’espansione cinese.

D. – Secondo lei, perché solo il 39% della popolazione giapponese è a favore della legge?

R. – Da un lato, c’è un’opposizione fisiologica, che è la posizione del governo attuale e, dall’altro, i giapponesi hanno interiorizzato molto la sconfitta
della Seconda Guerra Mondiale, a tal punto che in qualche modo si sentono ancora colpevoli per quello che hanno fatto durante la prima parte del Novecento
e poi nella Seconda Guerra Mondiale. Questo senso di colpa veniva in qualche modo messo a tacere attraverso una completa demilitarizzazione del Paese.
Con questo nuovo passo legislativo si riapre la porta ad un modo di pensare giapponese che però era una sorta di tabù, un qualcosa di cui non si poteva
né discutere né certamente mettere in pratica attraverso politiche militari.

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