EDITORIALE: BOLOGNA A SOVRANITA’ LIMITATA
(25 Settembre 2016)

BOLOGNA. La vicenda delle feste notturne che si tengono quotidianamente in piazza Verdi, via Petroni e zone
circonvicine, sottolinea in modo assolutamente evidente che Bologna non è sovrana in un’area importante del suo
centro storico: la zona universitaria. Lì le leggi del Paese, le ordinanze del sindaco, le forze dell’ordine, di
ogni ordine e grado, non hanno alcun potere. Se una delle cinque o sei polizie di cui disponiamo in Italia passa a
vedere cosa succede, non accade nulla.

Non viene emessa nessuna sanzione, nessuna ammenda, nemmeno un bonario rimbrotto o una ramanzina. Niente di niente!
Lo si evince leggendo i resoconti dei giornali locali, che mettono nero su bianco, che la notte lì non c’è né tetto
né legge.

Le leggi che dispongono che a una certa ora, diciamo a mezzanotte, tutti a nanna? violate, perché fino alle quattro
antimeridiane, risuonano i bonghi e quando non son bonghi, son chitarre!

Le ordinanze del sindaco antialcol? Violate perché ci son soggetti che vendono bottiglie di birra a due euro a chi
staziona nella piazza!

Il diritto al sonno dei residenti? Insignificante cosa, rispetto al diritto dei ragazzi a divertirsi finché non fa
giorno!

La tutela della sanità pubblica? Inesistente, dal momento che, vien riferito, è addirittura difficile sedersi per
terra, giacché la pavimentazione di Piazza Verdi è ricoperta di cocci di bottiglia.

Insomma, diciamolo, la zona universitaria non fa parte di Bologna, né dell’Italia e forse nemmeno dell’Europa: è
una repubblica a parte, come San Marino, il Vaticano. E’ una repubblica notturna,anarchica, governata da leggi
proprie e da organismi propri: i collettivi che di quel luogo fanno ciò che vogliono.

Ai residenti di quella zona non va bene, e si capisce, ma va bene alla città tutta che le cose continuino così?

I cittadini che pagano le tasse, tolti quelli che le evadono, ovviamente, son contenti di constatare che le forze
dell’ordine non fanno nulla o addirittura sbottano: «Risolvetevelo voi questo problema!»?

Non è giunto il momento che la città si riappropri d’un’area così importante?

Nei giorni scorsi, rispondendo ad un’interrogazione consiliare, l’assessore alla sicurezza ha detto che la
municipalità non vuole scontri coi giovani, è stata promessa una task force sulla sicurezza, ci sarà presto un
tavolo con questura, polizia municipale e quartiere S. Stefano.

Per fare che? Intervenire, ristabilire la legalità diurna e notturna o lasciare che tutto prosegua come fino alla
scorsa notte?

Bologna deve esser una città amica dei giovani, ma non deve consentire ad una minoranza che passa le notti a far
rumore, a spaccar bottiglie, ad ubriacarsi, di dominar incontrastata piazza Verdi.

La zona universitaria fa parte di Bologna, dell’Italia e dell’Europa: anche lì devono valere le regole che valgono
altrove, compreso il diritto al sonno per chi vi abita e lavora.

Se uno viola le leggi gli si devono applicare le sanzioni previste. Perché non può esser consentita in ciò nessuna
deroga. In Costituzione non c’è un articolo che predica il diritto al caos, ma molti che parlano di libertà
regolata da precise norme, perché anche la libertà ha dei limiti.

PIER LUIGI GIACOMONI