BURUNDI

C’E’ UN SOLO PARTITO: QUELLO DI GOVERNO

(15 Giugno 2025)

GITEGA. Le elezioni legislative del 5 Giugno in Burundi han visto l’affermazione d’un solo partito, quello di governo.

Secondo i dati pubblicati dalla Commissione elettorale il 12 Giugno, il CNDD-FDD ha raccolto il 96,51% dei voti ed eletto tutti i 100 deputati che compongono l’Assemblea Nazionale, cui van aggiunti tre parlamentari rappresentativi delle minoranze etniche e 20 cooptati dal Presidente della Repubblica.
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In base alla legge elettorale, le liste che non raggiungon alle elezioni almeno il 2% non ottengon seggi: l’UProNa, partito al potere durante i decenni di dominio dei Tutsi, avrebbe raccolto solo l’1,38%.

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L’opposizione, frazionata in diversi gruppi, denuncia brogli:

«La democrazia in Burundi è morta», dichiara ad esempio all’AFP Olivier Nkurunziza, segretario generale dell’UProNa:

secondo la sua denuncia, in alcuni collegi elettorali, il partito al potere ha ottenuto il 100% deii voti, senza nemmeno una scheda bianca o nulla.

Altri partiti parlano di voti multipli, schede precompilate inserite nelle urne, voti comprati dai candidati governativi, arresti arbitrari.

Insomma, tutto il repertorio già più volte visto in tante circostanze,sia qui che altrove
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COME IN RUANDA

Quindi, come in Ruanda un anno fa il governo di Gitega rastrella tutto il potere senza lasciarne nemmeno un po’ alle minoranze:

A Kigali il 15 Luglio 2024 l’FPR aveva ottenuto il 99% delle preferenze, ora in Burundi si assiste alla stessa scena. Anche allora come oggi vengon denunciate irregolarità nelle operazioni di voto e scrutinio.

di fronte alla duplice crisi che investe l’Africa dei Grandi Laghi coi conflitti in atto nell’est dell’RDC ed al coinvolgimento di fatto di tutti i paesi dell’area, anche a Gitega si riducon gli spazi di libertà e i critici son messi all’indice.

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CRISI SOCIOENCONOMICA

Secondo l’ONU e le ong attive nel paese gemello del Ruanda, negli ultimi anni si è accentuato l’autoritarismo del regime al potere, mentre la Banca Mondiale dichiara che i tre quarti della popolazione (12 milioni d’abitanti su una superficie di poco più di 27.000 kmq vive sotto la soglia di povertà

«È in corso una profonda crisi socioeconomica – dice all’AFP un analista economico locale che preferisce mantener l’anonimato – caratterizzata da carenze d’ogni tipo e da un’inflazione mensile superiore al 40%».

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BURUNDI: UNA STORIA DI VIOLENZA

Colonia tedesca fin al 1920, da quel momento diviene un possedimento belga che l’include nel protettorato del Ruanda-Urundi: anche qui son introdotte le carte d’identità contenenti l’indicazione dell’appartenenza etnica, tutsi, Hutu Twa.

Più tardi questi documenti saran utilizzati per colpire atrocemente gli avversari.

1959: In Ruanda scoppia la “rivoluzione sociale” ceh porta all’abbattimento della monarchia tutsi e alla proclamazione della repubblica hutu. Per anni i Tutsi ruandesi che riescon a sfuggire ai pogrmm organizzati dal ParMe-Hutu si rifugian nel paese vicino, sperando di salvar la pelle.

1962, 1 Luglio: è proclamata l’indipendenza, il potere è nelle mani d’un re che entra presto in conflitto col governo costituzionale;

1966: al termine d’un anno di forti tensioni il 18 Novembre è abbattuta la monarchia, proclamata la repubblica, controllata dalle forze armate che crean un partito unico, l’UProNa (Unione per il Progresso Nazionale).

1993: dopo la breve presidenza di Melchior Ndadaye, primo presidente eletto nella storia nazionale, trucidato durante un tentato golpe, il paese è sconvolto da una guerra interna che s’inscrive nel più ampio conflitto che investe tutta l’Africa dei Grandi Laghi e che precede di pochi mesi l’apocalisse che sconvolge il ruanda nel 1994.

2005: stipulati gli accordi di pace, sale al potere Pierre Nkurunziza che per 15 anni regge le sorti del paese col pugno di ferro, sfuggendo anche ad un tentato putsch nel 2015: nel 2020, forse dopo aver contratto il CoViD-19 il presidente muore.

Al suo posto s’insedia Evariste Ndayishimiye, ex militare, che dopo queste elezioni parlamentari sarà confermato in carica per altri cinque anni.

PIER LUIGI GIACOMONI