KOSOVO
IMPASSE ISTITUZIONALE A PRISTINA
(7 Marzo 2026)
PRISTINA. Le istituzioni del Kosovo, la più giovane repubblica europea nata solo nel 2008, sono bloccate.
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FUMATA NERA
Nelle prossime settimane, probabilmente a metà aprile, i cittadini del piccolo stato saran chiamati per la terza volta in poco più d’un anno a rinnovare il parlamento: la camera eletta il 28 dicembre 2025 non è riuscita infatti ad eleggere il nuovo presidente della repubblica che avrebbe dovuto insediarsi il 4 aprile, e Vjosa Osmani, prima cittadina, l’ha sciolta, invitando i partiti ad individuare una data per il voto.
«Un parlamento che non può eleggere un presidente non può trascinare il processo all’infinito» ha detto commentando la fumata nera: «Questa situazione era del tutto evitabile. È molto deplorevole che questi deputati non abbiano tenuto nel dovuto conto gl’interessi del popolo».
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MURO CONTRO MURO
Eppure il Paese aveva scelto: a dicembre il partito nazionalista di sinistra Vetevendosje (Autodeterminazione) aveva conseguito la maggioranza assoluta, ma per procedere al voto per il nuovo Presidente occorreva la presenza in aula di almeno 80 deputati su 120. l’opposizione non intendeva contribuire in alcun modo all’elezione come Presidente dell’attuale Ministro per gli Affari Esteri Glauk Konjufca, perciò ha fatto mancare il numero legale
Le minoranze avrebbero votato un candidato super partes, fors’anche la stessa Osmani che non appartiene al partito di governo, ma il premier Albin Kurti non ne ha voluto sapere. Del resto, i suoi detrattori l’accusano d’aver uno stile di governo autoritario e d’esser assetato di potere.
Vjosa Osmani, 43 anni, è considerata poi troppo indipendente e poco disponibile ad assecondare le volontà del primo ministro.
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A BELGRADO INTANTO…
Intanto a Belgrado circolano insistenti voci d’un accordo segreto tra Aleksandar Vućić e Donald J. Trump: il leader serbo riconoscerebbe de facto l’indipendenza del Kosovo, garantendosi il sostegno statunitense alla permanenza al potere.
Le ragioni che sugerirebbero d’acconsentire ad una simile intesa sarebbero almeno due:
1. Trump, Sciogliendo una volta per tutte il nodo kosovaro, conseguirebbe un successo diplomatico che sarebbe uno schiaffo dato in faccia all’UE e alla Russia.
2. Vućić avrebbe mano libera per soffocare i media indipendenti ancora operativi in Serbia, evitando sanzioni americane per corruzione, brogli e mancato rispetto dello Stato di diritto, sulla base della nuova normativa sulla democrazia nei Balcani, approvata dal Congresso.
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VERSO BRUXELLES
Belgrado, però, teme che altri Stati balcanici taglino il traguardo europeo prima di lei, perciò Vućić ha proposto all’UE di aprire parzialmente le proprie porte agli Stati balcanici ancora candidati, allargando anche a loro gli accordi di Schengen che danno libertà di movimento a cose e persone.
Al momento non si sa cosa ne pensino nella capitale comunitaria.
PIER LUIGI GIACOMONI
