VERSO LE ELEZIONI REGIONALI IN FRANCIA
(3 settembre 2015).

PARIGI. Con la ripresa dell’attività politica dopo la pausa estiva, in Francia è iniziata anche la campagna

elettorale per le elezioni regionali in calendario per le prime due domeniche di dicembre.

Si tratta dell’ultimo vero test elettorale prima del doppio appuntamento del 2017 quando verranno eletti il nuovo

Presidente della Repubblica e la nuova Assemblea nazionale.

L’impressione che si ricava, seguendo il dibattito politico nei media d’Oltralpe
è che la classe politica francese si trovi in una condizione simile a quella che noi Italiani ben conosciamo.

La situazione. Al momento, Capo dello Stato è, come noto, François Hollande, mentre il Capo del Governo è Manuel

Vals. L’esecutivo si regge su una coalizione di sinistra riformista che tuttavia ha subito nelle ultime tornate

elettorali (europee 2014 e municipali 2015) una serie di gravi sconfitte.
All’opposizione vi sono: il Fronte Nazionale, i repubblicani (ex UMP) ed il fronte delle sinistre.

Il Fronte Nazionale, pur essendo in testa nei sondaggi d’opinione, è lacerato al suo interno da diversi contrasti;

I Repubblicani sono dilaniati tra sostenitori di Sarkozy e supporter di Alain Juppé, entrambi in corsa per le

presidenziali;

il Fronte delle Sinistre è atomizzato in una miriade di formazioni politiche in lotta tra loro.

La maggioranza presidenziale. Se Atene piange, sparta non ride! Anche i socialisti, partito chiave della coalizione

governativa, sono divisi tra riformisti e sostenitori delle posizioni tradizionali del PS.
Se n’è avuta una chiara manifestazione quando nei giorni scorsi il Ministro per l’Economia ha attaccato la legge

sulle 35 ore settimanali introdotta ai tempi del Governo Jospin ed abolita da Sarkozy quando salì all’Eliseo.

In generale, mi pare che il dibattito politico francese sia animato, vivace, ma talvolta astratto,

intellettualistico, per addetti ai lavori, mentre fuori prevale tra la popolazione il disincanto, la delusione,

l’insoddisfazione per l’inconcludenza della politica di fronte ai problemi dell’economia, della disoccupazione e

dello sviluppo economico.

Anche in Francia, come da noi, il livello di astensionismo è molto alto e pare che aumenterà.

Se a dicembre il Fronte Nazionale dovesse ottenere una buona affermazione ed impadronirsi della presidenza di

alcune regioni, per questa classe politica ideologica, in stato di perenne lotta intestina, poco concreta, potrebbe

prendere avvio una fase lunga e faticosa di rinnovamento nelle persone e nelle idee.

PIERLUIGI GIACOMONI