SENEGAL. PER UN SEGGIO MACKY SALL SALVA LA MAGGIORANZA
(30 Agosto 2022)

DAKAR. La coalizione guidata dal Presidente macky Sall è riuscita per il rotto della cuffia a salvare un seggio di maggioranza: conseguenza, non vi sarà coabitazione e il Presidente potrà governare fino alla fine del mandato.

Il 31 Luglio, infatti, in occasione delle elezioni legislative, la formazione governativa Benno Bokk Yakaar (BBY) si era aggiudicata 82 seggi su 165 (43 in meno rispetto a cinque anni fa); le opposizioni, dal canto loro avevano raccolto 80 seggi: Yewwi Askan Wi (YAW), guidata da Ousmane Sonko, 56 e Wallu Senegal (WS), dell’ex presidente Abdoulaye Wade, 24.

Rimanevano in bilico tre deputati, espressi da tre liste minori. Per settimane, i due fronti contrapposti han cercato d’attirarli nella propria orbita. Alla fine, uno di essi, Pape Diop, ex sindaco di Dakar, di Bokk Gis Gis, ha aderito a Benno Bokk Yakaar, permettendo alla compagine presidenziale di salvare una debole maggioranza (83 contro 82).

«Pape Diop – scrive Lucia Michelini[1] – ha annunciato di aver preso la decisione di unirsi alla coalizione presidenziale per evitare un blocco nel funzionamento delle istituzioni.»

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RISCHIO DI CRISI POLITICA

Per qualche giorno, il Senegal, una delle democrazie più consolidate dell’Africa, ha corso il rischio di precipitare in una grave crisi politico-istituzionale.

Chiuse le urne, le radio cominciano a diffondere dati parziali sullo scrutinio ed i supporter delle opposizioni si comunicano l’un l’altro entusiasti i dati in arrivo:

«La regione di Dakar è presa. Thies e anche Ziguinchor. Saint-Louis è dalla nostra parte. Stiamo avendo successo in tutte le città del Paese e nella diaspora».

In piena notte, BBY convoca una conferenza stampa. «Abbiamo vinto 30 dipartimenti su 46. Questo ci dà sicuramente la maggioranza. La nostra vittoria è senza appello», proclama, davanti alle telecamere, “Mimi” Touré, portavoce della coalizione presidenziale ed ex primo ministro.

«Menzogna volgare», replica a stretto giro Barthélémy Dias, alla radio privata RFM. «La coabitazione è inevitabile. Avete perso queste »elezioni a livello nazionale.» Segue un comunicato stampa della conferenza dei leader di YAW, che dichiara: «L’opinione pubblica nazionale e internazionale sarà informata circa ogni tentativo di manipolare le elezioni. Tutti i senegalesi sono invitati a difendere la vittoria del popolo.»

«La lotta politica – scrive Cyril Bensimon[2] – assume le sembianze di una crisi post-elettorale. In Senegal le elezioni non si svolgono mai senza incidenti, ma da più di vent’anni, dal riconoscimento della sconfitta da parte del presidente Abdou Diouf contro l’avversario Abdoulaye Wade, una tradizione non scritta vuole che il perdente riconosca la sua sconfitta la sera del voto. A quanto pare questa consuetudine sta venendo meno.»

Queste legislative erano l’ultimo appuntamento con le urne prima del febbraio 2024 quando si terranno le presidenziali. Per Macky Sall, in questo caso, era in palio la possibilità di riproporre la propria candidatura per un nuovo mandato. L’esiguità della maggioranza fa presumere che per il capo dello Stato sia venuto il momento di “preparare le valigie”, per usare l’espressione d’una sostenitrice dell’opposizione intervistata da le Monde.

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IL SENEGAL

Stato dell’Africa occidentale, affacciato sull’Oceano atlantico, confina con la Mauritania a nord, col Mali ad est, la Guinea a sud-est e la Guinea-Bissau a sud-ovest.

Il suo territorio circonda quello del Gambia, ex colonia britannica, indipendente dal 1965.

La regione della Casamance, a sud del gambia, di conseguenza, è quasi isolata dal resto del Paese. Insieme alle isole di Capo Verde, ex possedimento portoghese, cogestisce lo spazio marittimo che riguarda entrambi.

Indipendente dalla Francia, di cui era una colonia, dal 4 aprile 1960, occupa una superficie di 196.722 km²,la sua popolazione ammonta complessivamente a 16,6 milioni d’abitanti (2018). Molti senegalesi in questi decenni sono emigrati all’estero, compresa l’Italia, per cercarvi occasioni di riscatto economico.

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POPOLAZIONE, LINGUE, RELIGIONI

Come in quasi tutti i paesi africani, anche il Senegal ospita diverse etnie: i Wolof sono circa il 41%, i Fula il 18%, i Serer (16%; seguono Mandinka (14%), Jola (4%), Soninke (1%), altri 6%.

Le lingue più parlate sono Wolof e Francese, la religione più diffusa è l’Islam sunnita (95%) con minoranze di cristiani (4%) e fedi autoctone (1%).

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ORDINAMENTO DELLO STATO E SUDDIVISIONI AMMINISTRATIVE

La Repubblica del Senegal è fin dall’indipendenza uno stato con un ordinamento presidenziale sul modello della quinta repubblica francese.

Dopo l’ultima revisione della costituzione del 2018, il Capo dello Stato è anche capo dell’esecutivo: nomina e revoca i ministri e dirige la politica nazionale. La durata del mandato è di cinque anni e può esser rieletto solo una volta.

L’attuale Presidente è stato eletto per la prima volta nel 2012 per sette anni e confermato a larga maggioranza nel 2019. Per potersi presentar per una nuova elezione sarebbe necessario modificare nuovamente la legge fondamentale.

Il potere legislativo è esercitato da un’assemblea nazionale eletta ogni lustro: essa si compone di 165 membri, eletti a suffragio universale.

Il territorio è suddiviso in 14 regioni rette ognuna da un governatore e da un’assemblea territoriale. Ogni regione è suddivisa in dipartimenti (46 in totale) e comunità locali.

Le regioni sono:

1. Dakar;
2. Diourbel;
3. Fatick;
4. Kaffrine;
5. Kaolack;
6. Kédougou;
7. Kolda;
8. Louga;
9. Matam;
10. Saint-Louis;
11. Sédhiou;
12. Tambacounda;
13. Thiès;
14. Ziguinchor.

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STORIA

Ottenuta pacificamente l’indipendenza, fallito il progetto d’unificazione col Mali nell’ambito dell’ideologia panafricanista, il senegal diviene una repubblica indipendente guidata per vent’anni (1961-1981) da Léopold Sédar Senghor (1906-2001), poeta della “negritudine”[3].

Senghor è stato uno dei primi uomini politici di colore ad esser eletto all’Assemblea Nazionale francese nel 1946, assieme a Félix Oupphouèt Boigny, successivamente è divenuto uno dei leader del movimento per l’indipendenza delle colonie africane di Parigi.

Dopo il suo ritiro dalla politica attiva, (1981) gli succede il suo “delfino” Abdou Diouf, espressione del partito Socialista, formazione dominante della scena politica nazionale.

Durante la sua gestione:

1. Viene tentata la fusione col Gambia che però fallisce.

2. Scoppia il conflitto a bassa intensità nella Casamance: i guerriglieri dell’MFDC si battono per la secessione della regione meridionale con l’uso delle armi. Il Senegal accusa il MFDC di vendere clandestinamente legname pregiato ed altre materie prime per finanziare la guerriglia, i casamancesi replicano che Dakar sfrutta la loro area senza fornirle servizi e considerandola di Serie B. Finora tutti i tentativi di comporre questo conflitto sono falliti.

3. Nel 1989 scoppia una guerra con la Mauritania: da tempo in questo paese, prevalentemente arido e povero, covano tensioni tra popolazini di ceppo arabo-berbero e genti di pelle scura. La Mauritania vorrebbe espellere tutti i senegalesi che si trovano nel proprio territorio ed accusa Dakar d’estendere i propri interessi ben oltre le rive del fiume Senegal che fa da frontiera tra i due Stati.

Il 9 aprile ’89 scoppianoi primi combattimenti alla frontiera, poi senegalesi a Dakar e commercianti mauritani a Dakar subiscono orrende rappresaglie: persone vengono mutilate o arse vive. Le fronteire tra i due paesi vengon chiuse e centinaia di migliaia di persone sfollano dalle loro abitazioni.

Dopo due anni viene firmato un armistizio, ma una pace vera tra le due nazioni arriva solo nel 2011.

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DAL MONOPARTITISMO AL PLURALISMO

Per quarant’anni, dal 1960 al 2000 la scena politica nazionale è dominata dal Partito Socialista, ma nel 2000 Abdoullaye Wade, candidato del Partito Democratico vince le presidenziali.

La presidenza Wade parte sotto le migliori aspettative: il candidato promette di lottare contro la corruzione e il clientelismo che secondo lui ha caratterizzato le amministrazioni socialiste. Tuttavia, durante i dodici anni del suo governo scoppiano diversi scandali. la protesta popolare esplode quando Wade propone di modificare la costituzione (2011) in modo da eternare il proprio potere.

Nel 2012, a sorpresa, Macky Sall batte al secondo turno Wade che, malgrado l’età molto avanzata (96 anni), è tuttora uno dei protagonisti della politica senegalese.

Anche la presidenza Sall parte sotto i migliori auspici, ma una serie di errori, come la politica incerta di fronte al fenomeno pandemico hanno fatto evaporare il consenso.

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ECONOMIA

Ottenuta l’indipendenza, il Senegal applica la politica della “senegalizzazione dell’economia”. creati diversi enti pubblici, lo stato interviene soprattutto in agricoltura e nella pesca.

Successivamente, per accelerare l’industrializzazione nazionale, Dakar dà impulso agli investimenti stranieri: a tal fine è creata intorno alla capitale una vasta zona franca, dove gli operatori beneficiano di esenzioni fiscali e non sono soggetti ai controlli governativi. Il Senegal è un paese in via di sviluppo, ma data anche la maggior stabilità politica e sociale, la sua economia è più sviluppata rispetto a quella dei paesi vicini. Numerosi sono gli investimenti di capitali stranieri, soprattutto francesi.

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AGRICOLTURA E PESCA

In passato, fino a una ventina d’anni fa, la coltura principale era quella delle arachidi; adesso si sono sviluppate altre coltivazioni alimentari e la pesca, che hanno dato impulso allo sviluppo recente dell’industria: oleifici, impianti per la lavorazione del pesce, dello zucchero e della birra. Particolarmente importanti sono le piantagioni di cotone e di canna da zucchero. L’agricoltura di sussistenza fornisce miglio, mais e manioca, ma non è sufficiente a sfamare una popolazione in rapida crescita. Consistente è l’allevamento di bovini, caprini e ovini.

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MINIERE E INDUSTRIE

Il sottosuolo fornisce fosfati minerali di titanio e recentemente sono stati trovati importanti giacimenti petroliferi. Le industrie principali sono quelle alimentari e tessili; in crescita l’industria chimica, meccanica e delle calzature. Discrete sono le reti stradale e ferroviaria. In progressivo sviluppo è anche il turismo, soprattutto balneare. Dal 2000 un cavo a fibra ottica collega il Senegal con il Sudamerica e l’Europa.

Dalla diaspora giungono notevoli rimesse in valuta pregiata.

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MEDIA E LIBERTA’ DI STAMPA

La scena mediatica senegalese è piuttosto diversificata: la costituzione garantisce la libertà di informazione e gli abusi contro i giornalisti sono relativamente rari, afferma Reporter Senza Frontiere (RSF). Alcuni argomenti restano tabù, come la corruzione in ambito politico.

La radio è il mezzo di comunicazione di massa più influente: sono cresciute come funghi stazioni commerciali e comunitarie che diffondono programmi in tutte le lingue parlate nel paese.

Ogni mattina escono una ventina di quotidiani sia in francese che in wolof.
BBC World Service e Radio France Internationale sono udibili sull’FM a Dakar.
Nel 2016 c’erano 3,6 milioni di INTERNAUTI (Internetlivestats.com). L’accesso è illimitato.

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTE:

[1] L. Michelini, Senegal, maggioranza risicata per Macky Sall, nigrizia.it, 19 agosto 2022
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[2] C. Bensimon, Au Sénégal, risque de crise politique alors que les deux camps se disputent la victoire aux législatives, lemonde.fr, 2 Agosto 2022
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[3] La Negritudine (négritude in francese) è un movimento letterario, culturale e politico sviluppatosi nel XX secolo nelle colonie francofone che coinvolge scrittori africani e afroamericani. Gli esponenti di questo movimento (fra cui Léopold Sédar Senghor, Léon-Gontran Damas, Aimé Césaire, e Guy Tirolien) si proponevano di affrancare i propri popoli dal complesso di inferiorità imposto dai colonizzatori attraverso l’orgogliosa rivendicazione delle qualità peculiari proprie dei neri (la loro “negritudine”). Nel 1948 viene pubblicata, a cura di Senghor stesso, l’Antologia della nuova poesia negra e malgascia di lingua francese, preceduta da uno studio di Sartre, in cui la negritudine è paragonata a Orfeo alla ricerca di Euridice, ovvero il nero alla ricerca di sé stesso, nello sforzo di risalire alle proprie radici, attraverso la propria storia, i propri difetti, le proprie trasformazioni.
Dopo Senghor, la négritude diventa l’insieme dei valori culturali dell’Africa nera. Per Césaire, questa parola designa in primo luogo il rifiuto: rifiuto dell’assimilazione culturale; rifiuto di una certa immagine del nero pacifico, incapace di costruire una civiltà. La cultura prevale sulla politica.

Negli anni Sessanta e Settanta diversi autori africani e creoli prendono le distanze dalla Negritudine: il poeta nigeriano Wole Soyinka, premio Nobel per la letteratura, ha per esempio osservato:
«La tigre non proclama la sua “tigritudine”. Essa assale la sua preda e la divora.»
Lo stesso Césaire, che ha coniato il termine, se ne è progressivamente allontanato. Fabien Eboussi Boulaga, in Autenticità africana e filosofia, denuncia l’idea della negritudine come feticcio ed espressione della “colonizzazione mentale” degli europei sugli africani.