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RIBELLI/2

JULIAN ASSANGE E’ LIBERO
(27 Giugno 2024)

SAIPAN. Julian Assange è libero: il 26 giugno ha patteggiato con la giustizia americana dichiarandosi colpevole del reato di cospirazione e venendo condannato da una giudice federale nelle isole Marianne del Nord a 62 mesi di reclusione, pena già scontata dal 2019 ad oggi nel carcere londinese di Belmarsh.

Al termine dell’udienza, il celebre giornalista d’inchiesta, è partito per l’Australia, suo paese d’origine: all’aeroporto di Canberra è stato accolto dal primo ministro Anthony Albanese che ha rivendicato il proprio impegno per ottenere la sua liberazione: definendo «giusta» la scelta di battersi per la scarcerazione di colui che agli antipodi è considerato un eroe,ha aggiunto: «Questo governo difende i cittadini australiani, non fa che questo».

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JULIAN ASSANGE

Julian Paul Assange nasce il 3 Luglio 1971 a Townsville, Queensland, Australia: fin da giovane, è un ribelle, appassionato d’informatica: ciò gli permette di diventar un Hacker, capace cioè d’entrar nei siti web per carpirne i segreti più nascosti.

La sua vita però cambia dopo l’11 Settembre 2001, quando vengon perpetrati a New York gli attentati alle Torri Gemelle.

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GLI USA DOPO IL 9/11

Quando quella fatidica data vengon abbattute le Twin Towers, da otto mesi è alla Casa Bianca George W. Bush Jr., che ha vinto in modo discutibile le presidenziali del 2000: intorno a lui si è ricostituito l’entourage che aveva collaborato col padre durante la prima guerra del Golfo (1991). L’amministrazione è sostenuta dai Neocons, un movimento collegato col Partito Repubblicano che sogna di ridisegnare la geopolitica del Medio Oriente, a vantaggio soprattutto di Israele e che sta dietro la pubblicazione d’un documento intitolato “il secolo della dominazione americana”..

Ciò che avviene quel giorno fa proprio al caso loro: gli Stati Uniti proclamano la “guerra eterna al terrorismo” e presto aggrediscono l’Afghanistan (7 ottobre 2001) e poi l’Iraq (20 marzo 2003).

Seguon anni di conflitto, cui partecipano anche diversi Stati occidentali, tra cui l’italia.

Le guerre sono spaventose:

– Eccidi di massa;
– arresti ed omicidi extragiudiziali;
– soprusi d’ogni tipo.

Il tutto, com’è noto, si conclude col ritiro delle forze occidentali: nel 2009, Obama ordina la partenza degli americani dall’Iraq; nel 2021 avviene la drammatica uscita di scena dall’Afghanistan.

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WIKILEAKS

in questo clima pesante, nasce nel 2006 Wikileaks.org, un sito web nel quale vengon raccolti e pubblicati 700mila documenti riservati provenienti da diversi rami dell’amministrazione americana.

In particolare, diventan di dominio pubblico:

1. Il manuale segreto della task force militare che gestisce i detenuti di Guantanamo, base americana a Cuba, dove son concentrati in una prigione inaccessibile centinaia di presunti terroristi sottoposti ad interrogatori e tormenti d’ogni genere.

Alcuni di questi detenuti soffrono di malattie mentali e dopo anni di prigionia non è dimostrato che siano parte della rete terroristica di Al Qaeda.

I presidenti succeduti a Bush Jr. non riescon a chiudere questo carcere, perché le alte sfere delle forze armate e dell’intelligence invocan sempre le superiori ragioni della sicurezza nazionale.

2. Vengon documentati anche visivamente i “collateral murder”: nel 2007, ad esempio, un elicottero Apache mitraglia dall’alto dei civili inermi a Baghdad. Tra le vittime vi sono bambini e una troupe di al Jazeera che sta filmando la scena.

La pubblicazione del video smentisce la versione ufficiale della strage che giustifica l’intervento, parlando di combattimenti in atto.

3. Il 25 luglio 2010, appare un corpus di documenti chiamato “Afghan War Diary“: 91mila relazioni inerenti la guerra in Afghanistan tra il 2004 e il 2009.

I resoconti, scritti da soldati e ufficiali dell’intelligence, descrivono principalmente azioni militari letali che coinvolgono l’esercito degli Stati Uniti.

Sono anche presentati verbali d’incontri con importanti personalità politiche locali.

Le relazioni riguardano solo attività compiute da militari statunitensi, non quelle compiute dalle forze speciali e dai paesi alleati.

4. appaiono 391.832 relazioni, “The Iraq War Logs“) che documentano la guerra e l’occupazione in Iraq, dal 1 gennaio 2004 al 31 dicembre 2009, ad eccezione del maggio 2004 e del marzo 2009.

Anche questi son documenti scritti dai soldati statunitensi impegnati sul campo: emergon così le storie di 109.032 morti iracheni, di cui 66.081 “civili”, 23.984 “nemici”, ossia i presunti “ribelli”, 15.196 membri dell’esercito di Baghdad e 3.771 vittime di fuoco amico.

La maggioranza dei morti son civili, 66mila, (il 60% del totale).

In Afghanistan, per esempio, le vittime civili son state nello stesso periodo, secondo gli “Afghan War Diary”, 20.000.

5. nel 2016, compaiono 30.322 email con allegati partiti e ricevuti dal server privato di Hillary Clinton quand’era Segretario di Stato

Le 50.547 pagine di documenti coprono il periodo tra il 30 giugno 2010 e il 12 agosto 2014. I messaggi son contenuti in un pdf che il dipartimento di Stato, in applicazione del
Freedom of Information Act, ha reso successivamente disponibili.

Poi, migliaia di cablogrammi inviati dagli ambasciatori USA in giro per il mondo, circolari riservate del dipartimento della Difesa, resoconti dell’extraordinary rendition, ossia le operazioni compiute dalla CIA per fermare presunti terroristi, caricarli su un aereo e inviarli in paesi compiacenti, come Egitto e giordania, dove sarebbero stati interrogati e torturati.

In questo modo, un cittadino tedesco, vittima d’un’extraordinary rendition, ha potuto dimostrare alla corte europea dei diritti dell’uomo d’esser stato rapito, picchiato e sodomizzato.

La più famosa exstraordinary rendition che riguarda l’Italia è l’arresto di Abu Omar, imam d’una moschea a Milano, prelevato da agenti CIA e portato in Egitto, senza che il governo italiano abbia mosso un dito per bloccare l’operazione.

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LE “TALPE”

WikiLeaks, per svolgere questo lavoro si è valsa di diverse “talpe”, persone che a proprio rischio e pericolo, han passato al sito documenti riservati.

Il più famoso è Bradley (Chelsea) Manning, soldato di stanza in Iraq, analista dell’intelligence, che segnato da quanto visto e vissuto, fornisce parecchio materiale.

Individuato, è condannato a 35 anni di carcere: Barack Obama lo grazia nel 2017, poco prima di lasciare la Casa Bianca.

Edward Snowden, altro agente CIA, scappa all’estero dopo aver fatto pesanti rivelazioni: oggi vive in Russia.

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WIKILEAKS E LA GRANDE STAMPA

Julian Assange, che dal 2006 coordina il sito,
offre ciò che ha a diverse testate internazionali:

New York Times, Le Monde, El País, the Guardian, L’Espresso fan parte tra gli altri d’un pool d’inchiesta internazionale: i giornalisti esaminan i documenti e procedon alle opportune verifiche.

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LE VICISSITUDINI GIUDIZIARIE

1. SVEZIA ALL’ATTACCO

18 novembre 2010: Il tribunale di Stoccolma spicca un mandato di cattura internazionale nei confronti di Julian Assange: due ragazze lo denunciano d’averle molestate e stuprate quand’era a Stoccolma.

Questi però respinge le accuse, affermando che gli svedesi, essendo al soldo degli americani, intendon in realtà impadronirsi di lui per poi consegnarlo agli Stati Uniti.

7 dicembre 2010: Assange, che è a Londra, si consegna a Scotland Yard che l’arresta in esecuzione del mandato svedese.

Il tribunale di Westminster, ritenendo che possa fuggire, gli nega la libertà su cauzione: un altro tribunale gliela concederà il 16 dicembre successivo.

Intanto, la Svezia presenta una richiesta d’estradizione al Regno Unito.

Nel 2019, le accuse svedesi cadranno definitivamente.

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2. SCENDE IN CAMPO L’ECUADOR

19 giugno 2012: Julian, temendo sempre d’esser consegnato alla Svezia, si rifugia nell’ambasciata ecuadoriana nella capitale britannica: il 16 agosto, il presidente Rafael Correa gli concede l’asilo politico.
Assange rimarrà nella legazione di Quito fin all’11 aprile 2019, quando l’ambasciatore autorizzerà Scotland Yard ad arrestarlo

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3. LA CIA LO SPIA

Mentre è nell’ambasciata di Quito, la CIA non smette di spiarlo.

Come rivela un articolo di El País, quando Assange è nella sede diplomatica, un dipendente dell’UC Global, una società incaricata di protegger l’edificio, lo spia, trasmettendo informazioni alla CIA.

Con Julian, son tenuti d’occhio la moglie Stella Morris e quanti entrano in contatto con loro.

La magistratura di Madrid vorrebbe vederci chiaro, perciò apre un’inchiesta e ordina alla polizia di fornire prove dello spionaggio, ma i poliziotti, scrive il quotidiano madrileno, fanno sparire parecchio materiale.

Nei giorni scorsi, il giudice Santiago Pedraz ha ordinato che il nucleo della Policía nacional che lotta contro il crimine informatico copi in sua presenza i file presenti nel cellulare di David Morales, il militare spagnolo al soldo della CIA.

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4. L’ARRESTO DEFINITIVO E IL PATTEGGIAMENTO

Prelevato, dunque, dall’ambasciata ecuadoriana, Assange è rinchiuso nel carcere di Belmarsh dove trascorrerà più di 5 anni: il Dipartimento statunitense della Giustizia presenta richiesta d’estradizione alla Gran Bretagna.

I capi d’imputazione sono 18, tra cui “cospirazione per aver hackerato i computer del governo per raccoglierne documenti segreti”.

Se l’estradizione fosse concessa Assange rischierebbe 175 anni di reclusione e non sarebbe esclusa la pena capitale.

Washington invoca l’Espionage Act del 1917 che non fa alcuna differenza tra chi diffonde informazioni riservate per attività spionistiche e chi lo fa per dar delle informazioni all’opinione pubblica su misfatti commessi dal Governo.

Il 24 giugno 2024: finalmente, il Justice Department e gli avvocati del giornalista raggiungon un’intesa: il fondatore di WikiLEAKS si dichiarerà colpevole di Cospirazione davanti a un giudice federale nelle isole Marianne settentrionali, possedimento americano nell’Oceano Pacifico, sarà condannato a 62 mesi di carcere, pena già scontata a Belmarsh e quindi potrà raggiungere l’Australia, paese di cui è cittadino.

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TUTTI CONTENTI?

A caldo, molti han festeggiato la notizia della liberazione del giornalista d’inchiesta più famoso del mondo, ma non tutti han manifestato felicità per l’accordo siglato.

L’ex vice presidente Mike Pence ha scritto su X, ex Twitter, che Assange col proprio comportamento ha messo a rischio la sicurezza degli Stati Uniti: tesi sostenuta dall’accusa anche durante il processo tenutosi a Saipan il 26 giugno.

altri si chiedono se Assange nel firmare gli accordi col governo americano si è anche impegnato a non svolgere in futuro attività di giornalismo investigativo.

In tribunale, ha rivendicato la bontà delle sue azioni, ribadendo l’importanza di rivelare verità  scomode: «Credo che il Primo Emendamento della Costituzione americana sulla libertà  di stampa e di parola – ha sottolineato – sia in contraddizione con la legge sullo spionaggio».

Altri temono che il patto siglato tra Washington e Assange lasci esposto il giornalismo d’inchiesta al rischio di altre indagini come quella subìta dall’australiano.
«riconoscendosi colpevole di una serie di reati, anche se minori, – scrive Patrick Boylan[1] – Assange confermerà la tesi del Dipartimento di Giustizia statunitense secondo la quale è reato divulgare informazioni segrete, per quanto ciò sia nell’interesse generale a difesa del diritto dei cittadini di sapere gli eventuali misfatti dei loro governanti che questi cercano di celare ponendoli sotto Segreto di Stato. Si tratta di un precedente estremamente pericoloso per la sopravvivenza del giornalismo investigativo ed è in palese contrasto con una sentenza del 1971 della Corte Suprema statunitense che dichiarava perfettamente legale rivelare materiale segretato purché sia stato fatto, appunto, nell’interesse generale.»
  
The Intercept, importante testata dedita al giornalismo investigativo scrive: «i difensori della libertà di stampa hanno accolto con favore la fine della saga di Assange, ma sono preoccupati per i risvolti che potrebbe nascondere»: citando Jameel Jaffer, direttore esecutivo del Knight First Amendment Institute della Columbia University, aggiunge: «Questo accordo prevede che Assange accetti la pena di cinque anni di carcere per attività che i giornalisti svolgono quotidianamente” e questo potrebbe risultare un pericoloso precedente.»

Infatti, se sono noti i documenti in base ai quali il giudice di Saipan ha rilasciato Assange, non sappiamo quali promesse son state fatte e quali impegni assunti a monte della stipula del patto.

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IN LIBRERIA

Su Julian Assange e Wikileaks è disponibile molto materiale: innanzitutto c’è il sito www.wikileaks.org.

chi voglia leggere, in italiano trova di Stefania Maurizi, Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e WikiLeaks, Chiarelettere, Milano 2021.

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTA:

[1] P. Boylan, I retroscena sulla liberazione di Assange e l’accordo con gli USA, lindipendente.online, 25 giugno 2024
L’autore ha pubblicato il libro Free Assange ed è co-fondatore del gruppo Free Assange Italia.

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