REGNO UNITO
TEMPESTA PERFETTA NEL LABOUR PARTY
(15 Maggio 2026)
LONDRA. I risultati delle elezioni amministrative del 7 maggio han scatenato una tempesta perfetta nel Partito Laburista che dal Luglio 2024 governa la Gran Bretagna.
Dalle urne il partito è uscito azzoppato: ha perso voti e seggi in Scozia, il governo del Galles ed oltre 1.500 seggi nelle amministrazioni locali in Inghilterra.
Appena pubblicati i risultati elettorali, nel partito di governo è scoppiata una guerra di potere tra Sir Keir Starmer, primo Ministro in carica e una serie di nomi che da tempo si preparavano per prender il suo posto.
Come spesso accade, dunque, la crisi di un governo non avviene perché l’opposizione diventa maggioranza ma perché nella compagini governativa scoppian dissidi insanabili.
Vediamo allora di ricostruire brevemente i fatti.
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PRIMA DELLE AMMINISTRATIVE
Erano mesi che si rincorrevano sondaggi che certificavano l’impopolarità del Primo Ministro Starmer: periodicamente comparivano sui giornali articoli che definivan come prossime le sue dimissioni.
Era ovviamente una campagna volta ad indebolire un uomo che forse non è un capopopolo, ma che ha avuto il merito di rimettere in corsa un partito che pareva destinato a perdere un’elezione dietro l’altra.
Il 4 Luglio 2024, conseguendo una maggioranza schiacciante ai Comuni, sembrava destinato ad un quinquennio tranquillo, poi diversi avvenimenti han messo a nudo la debolezza della Gran Bretagna sia sul piano interno che sulla scena internazionale.
In ambito nazionale, il Paese in questi decenni ha smesso di produrre qualcosa, la Brexit ha spinto molte imprese a spostarsi nell’UE, abbandonando diverse aree industriali a sé stesse.
Sul piano internazionale, il ritorno al potere di Donald J. Trump, oltre ad avvantaggiare Nigel Farage, leader del partito d’estrema destra Reform UK, ha indebolito il ruolo del regno di Carlo III come partner preferenziale degli Stati Uniti.
A tutto ciò s’aggiunge la politica economica intrapresa da Londra, in particolare dal Cancelliere dello Schacchiere Rechel Reeves che ha tagliato una serie di interventi in campo sociale a vantaggio della spesa militare.
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IL VOTO DEL 7 MAGGIO
Come avevan già indicato alcune suppletive, i votanti nelle varie elezioni svoltesi il 7 Maggio han voltato le spalle ai laburisti ed ai conservatori:
• in Inghilterra, il partito più votato è stato Reform UK cui va il 26%, seguito dai Verdi (18%) e i liberaldemocratici.
Alle urne però si è presentato solo il 34% degl’interessati.
• in Scozia e Galles il successo ha arriso ai due partiti nazionalisti: il SNP che però ha perso sei seggi nell’assemblea di Holyrood, e il Plaid Cymru che è diventato lo schieramento più forte a Cardiff.
Considerato che in Irlanda del Nord la premier locale è un’esponente dello Sinn Féin, è evidente che in tutto il regno i più votati sono i nazionalisti mentre i partiti tradizionali della scena politica sono quanto mai impopolari.
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LA GUERRA FRATRICIDA
Dal 1945 al 2007, la Gran Bretagna ha avuto 11 Primi ministri: da quando Sir Anthony C. Blair ha lasciato il N. 10 di Downing Street se ne sono avuti 6.
Di questi, uno, Sir Gordon Brown, laburista, gli altri tutti conservatori.
Ora la guerra fratricida sta investendo il Labour ed è un tutti contro tutti:coloro che aspirano a sostituir Starmer sostengono d’aver idee innovative in grado di garantire un successo alle prossime generali (luglio 2029): l’impressione però è che questo partito, che ha avuto molti meriti nella storia novecentesca britannica sia entrato in una spirale autodistruttiva che avvantaggia solo i diversi populisti in campo, spianando loro la strada verso il potere.
E’ una dinamica che abbiamo già visto manifestarsi in altri partiti della sinistra europea: si dimostra ancora una volta che in un mondo globalizzato come quello in cui viviamo la semplice risposta nazionale a problemi che travalicano le frontiere è del tutto insufficiente.
I populisti alla Farage non hanno questo problema: loro sparano slogan di facile assimilazione, prendono i voti poi quando sono al governo scaricano su chi li ha preceduti i loro fallimenti.
Negli anni Trenta del XX secolo, dopo la crisi di Wall Street del 1929 in tutta l’Europa i vari fascismi presero il potere ed imposero i loro totalitarismi: anche nel Regno Unito Sir Oswald Mosley fondò un locale partito fascista: la politica britannica, pur colpita dalla crisi economica, fece di tutto per bloccare l’avanzata dell’ultradestra.
Riuscirà il regno di Carlo III ancora una volta a sbarrar il passo agli estremisti del XXI secolo, uscendo dal vicolo cieco in cui s’è cacciato con le sue mani.
PIER LUIGI GIACOMONI
