PERU’. SORPRESA AL BALLOTTAGGIO PRESIDENZIALE.
(6 giugno 2016).

LIMA. Le elezioni presidenziali peruane sono state vinte al ballottaggio da Pedro Pablo Kuczynski, 77 anni, già economista presso la Banca mondiale, ministro dell’Energia negli anni Ottanta, quando esonerò le compagnie petrolifere straniere dalle imposte per attrarre investimenti, e ministro dell’Economia nel governo di Alejandro Toledo tra il 2001 ed il 2006.

Con il suo partito “Peruanos por el Kambio”, Kuczynski ha ottenuto il 50,82 % dei voti in una consultazione molto serrata: è riuscito così a sovvertire tutti i pronostici della vigilia che davano per favorita Keiko Fujimori che era stata la candidata più votata al primo turno.

Fujimori, però, si è fermata al 49,18% ed ha perso la seconda corsa presidenziale in cinque anni: nel 2011 fu, infatti, battuta da Ollanta Humala, proprio al secondo turno.

Su di lei pesa come un macigno l’esser la figlia primogenita di Alberto Fujimori, detto “el Chino” che governò con pugno di ferro il Perù tra il 1990 ed il 2000 ed ora sconta una pena di 25 anni di reclusione per gravi violazioni dei diritti umani commessi nei dieci anni del suo regime dittatoriale.

I suoi avversari hanno sostenuto, durante la campagna elettorale, che se fosse stata eletta Presidente della Repubblica, avrebbe amnistiato il padre e gli avrebbe permesso d’uscire di prigione.

Il nuovo capo dello Stato, che si insedierà ufficialmente in carica il 28 luglio prossimo, giorno dell’indipendenza nazionale, dovrà confrontarsi con una maggioranza parlamentare ostile: Fuerza Popular, il partito di Fujimori, infatti, controlla, insieme ai suoi alleati, il Congresso Nazionale.

Il Perù conta 31 milioni e 200mila abitanti, ha un Pil pro capite di 6.525 dollari e un indice di sviluppo umano pari a 0,725/1, tuttavia una fetta consistente della propria popolazione è emigrata all’estero in cerca d’un lavoro e forti sono i contrasti tra una minoranza di ricchi e milioni di poveri.

PIER LUIGI GIACOMONI