NIGERIA

MUHAMMADU BUHARI NON C’E’ PIU’

(24 Luglio 2025)

LONDRA. Muhammadu Buhari, ex presidente della Nigeria, non c’è più: il 13 Luglio si è spento in un ospedale londinese all’età di 82 anni: la causa del decesso non è stata rivelata dalle autorità di Abuja, ma si sa da tempo che soffriva di cuore e spesso, anche durante gli anni della sua presidenza, s’assentava per recarsi in Gran Bretagna per sottoporsi a periodiche cure.

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CENNI BIOGRAFICI

Nato il 17 dicembre 1942 a Daura, nella regione di Katsina, Nigeria settentrionale, è il ventitreesimo figlio di Adamu Buhari, un capo villaggio con tre mogli. Perso il padre a 4 anni, è cresciuto dalla madre.

Frequentata la scuola coranica e il collegio, intraprende la carriera militare nel 1961, un anno dopo l’indipendenza del suo paese.

Nel 1963 diventa ufficiale e quattro anni dopo partecipa dalla parte delle forze unioniste alla guerra interna provocata dal tentativo di secessione della regione sudorientale del Biafra (1967 – 70).

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AL POTERE

Il 29 Luglio 1975, partecipa al colpo di Stato che rovescia il Gen. Yakubu Gowon: la nuova giunta gli affida la direzione della Nigerian Oil Company e poi lo nomina governatore di diverse province.

1979: ristabilita la democrazia: Alhaji Shehu Shagari, eletto presidente. Quattro anni più tardi, Buhari fa parte di quel gruppo d’ufficiali che lo rovescia, inaugurando un lungo periodo di gestione militare che si conclude nel 1998.

Messo alla testa del Consiglio Militare Provvisorio, il nuovo leader attua un programma assai repressivo: presentatosi come campione dell’ordine e della disciplina, la sua missione dichiarata è combattere la corruzione e la cattiva gestione. A tal fine, non tollera il dissenso: dichiara “guerra all’indisciplina”, i soldati son inviati per le strade a frustare quanti cercan di saltare le file per salir sugli autobus o entrar nei luoghi pubblci.

I Funzionari statali che si presentan in ritardo in ufficio son costretti ad eseguir “salti della rana” in stile militare.

Un draconiano decreto restringe la libertà di stampa, imponendo ai giornali la censura sulle notizie.

Da notare che in precedenza la stampa nigeriana era ritenuta una delle più libere di tutta l’Africa.

Infine, centinaia di persone finiscon incarcerate sotto pesanti accuse di corruzione, Contrabbando di droga, falsificazione o incendi dolosi e non di rado i tribunali infliggon la pena capitale.

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LA “TRAVERSATA DEL DESERTO”

Il 26 Agosto 1985, nuovo golpe: Buhari è messo agli arresti domiciliari per quattro anni dal suo successore Ibrahim Babangida (1985 – 1993).

Si deve attendere la fine dell’epoca dei regimi militari (1998) perché buhari ricompaia sulla scena:

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ETERNO CANDIDATO

Ristabilita la democrazia, Buhari tenta di farsi elegger capo dello Stato: per questo si candida per tre volte consecutivamente: 2003, 2007 e 2011.

Nel 2015, presentandosi come uomo d’ordine batte il Presidente uscente Goodluck Jonathan: durante la campagna si propone come l’unico che possa metter fine al terrorismo islamista di Boko Haram, che periodicamente devasta gli Stati del nord Nigeriano, muovendosi anche tra un Paese e l’altro e collegandosi con altri movimenti jihadisti che operano in tutto il sahel.

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luci ed ombre

Benché più volte abbia affermato d’aver sconfitto i ribelli, in realtà le aggressioni son continuate per anni mentre non vengon ritrovate 82 delle 270 ragazze rapite nel 2015 a Chibok proprio dai fanatici islamici.

Nel 2020, poi, son represse nel sangue le proteste giovanili contro la violenza della polizia che non esita a sparar sui dimostranti.

Anche se la Nigeria ha assunto negli anni un ruolo di leadership nell’Africa occidentale, soprattutto a causa della sua forza economica, determinata dalla presenza d’ingenti riserve petrolifere nel delta del fiume Niger, il paese è tuttora estremamente fragile e le sue istituzioni non son ancora state ripulite da corruzione e malcostume: ultime statistiche indican ad esempio che il suo PIL è calato divenendo il quarto nel continente africano, dopo aver occupato per anni il secondo posto alle spalle del Sud Africa.

PIER LUIGI GIACOMONI