LA SLOVENIA CAMBIA VERSO
(3 Maggio 2022)

LUBIANA. Con le elezioni politiche del 24 aprile scorso la Slovenia cambia verso e si allontana dall’Ungheria di viktor orbán a cui guardava il premier uscente Janez Janša.

gli elettori hanno infatti accolto la proposta lanciata da Robert Golob, leader del Movimento Libertà, che ha battuto Janša piuttosto nettamente e creato le condizioni per un governo di coalizione aperto all’Europa e di stampo decisamente diverso rispetto a quello uscente.

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I RISULTATI.

Nel dettaglio, il Movimento Libertà col 34,5% dei voti ottiene 41 dei 90 seggi della Camera di Stato; il Partito democratico di Janša raccoglie il 23,5% e manda in parlamento 27 deputati.

bene i democristiani di Nuova Slovenia (7%) con 8 eletti e i socialdemocratici (6,7%) e 7 mandati.

Completa il quadro la sinistra massimalista che elegge 5 parlamentari.

La soglia di sbarramento al 4% si è rivelata letale per una serie di altre formazioni politiche: «Rottamati – scrive Stefano Lusa[1] – due ex capi di governo. Alenka Bratušek e Marjan Šarec, che con i loro rispettivi partiti restano fuori dal parlamento. Analoga sorte anche per il ministro dell’Economia Zdravko Pocivalšek, che aveva ereditato il suo partito da Miro Cerar, un altro che aveva vinto dal nulla le elezioni e che aveva assunto le redini dell’esecutivo prima di uscire rapidamente dalla scena politica slovena. Sparisce il Partito dei pensionati, che nelle precedenti elezioni aveva sempre fatto il tergicristallo tra i governi di centrodestra e di centrosinistra. Non passano nemmeno i nazionalisti di Zmago Jelinčič, che nell’ultimo dibattito televisivo se n’era andato indispettito prima della conclusione della trasmissione, finendo a gambe all’aria e regalando così al paese un momento di sublime comicità.

L’Alleanza dell’arco costituzionale, che aveva dato battaglia in parlamento al governo Janša, ne esce distrutta. I loro inconsistenti leader, convinti di poter ambire a prestigiosi incarichi di governo, non hanno saputo costruire un progetto politico credibile e i cittadini hanno preferito affidarsi ad un volto nuovo per mandare all’opposizione Janša.»

Toccherà allora a Robert Golob, 53 anni, ex manager goriziano d’un gigante della distribuzione dell’energia elettrica, senza una precedente esperienza politica, formare un governo di coalizione che dovrebbe contare sull’appoggio tanto dei socialdemocratici, quanto dei due parlamentari che rappresentano le minoranze linguistiche italiana e ungherese.

Il nuovo leader potrebbe anche coinvolgere Nuova Slovenia, lasciando comunque fuori dall’esecutivo i massimalisti che già nel 2020 fecero cadere il governo Šarec per futili motivi, riconsegnando ilpotere a Jansa.

«In ogni modo più che per Golob – conclude Lusa – e il suo indefinito programma gli sloveni hanno ancora una volta votato contro Janez Janša e contro il suo progetto politico. Per il leader del centrodestra l’intento non era altro che liberare la Slovenia dal suo passato comunista e da quegli uomini legati al vecchio regime che continuano a controllarla. I suoi oppositori invece erano convinti che bisognasse evitare a tutti i costi che la Slovenia diventasse l’ennesima democrazia illiberale dell’Europa di mezzo. Sta di fatto che Janša non ha mai nascosto le sue velleità di ridisegnare il paese e non ha rinunciato ai suoi propositi nemmeno quando non ha più avuto una solida maggioranza in parlamento. In questi mesi non ha mancato di piazzare un po’ dappertutto i suoi uomini e di prendere il controllo di svariate strutture. Ora Golob promette di cancellare rapidamente tutta una serie di provvedimenti considerati dannosi e di ridare alla Slovenia entusiasmo e libertà.»

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BALCANI ED EUROPA.

Le elezioni generali in Slovenia, col loro esito, si collocano decisamente in controtendenza rispetto a quanto accaduto in altri Paesi dell’Europa orientale e dei Balcani. Se a belgrado, Budapest, Varsavia prevale la destra nazionalista, eurofoba e revanscista, a Lubiana, Praga e Sofia prende quota l’opzione eurofila e liberale. Va tuttavia notato che per molti di questi Stati, anche di piccole dimensioni, il processo di costruzione d’una società democratica è e sarà ancora lungo poiché l’eredità comunista pesa e peserà ancora parecchio. L’elettorato poi è molto volatile e da uno scrutinio all’altro sposta il proprio consenso cercando d’affidarsi sempre a qualcosa di nuovo che poi talvolta delude le apsettative.

Va notato che stavolta in Slovenia è cresciuta tantissimo la partecipazione rispetto a quattro anni fa: nel 2018 votò il 52%, quest’anno il 69%. Un sussulto di partecipazione politica che nonpuò che giovare alla giovane democrazia slovena.

Per l’Europa che tra 2004 e 2013 ha incorporato tanti paesi dell’Est la vittoria di Golob sembra una buona notizia. Si tratta di vedere se le promesse fatte in campagna elettorale dal nuovo premier in pectore troveranno conferma e se sarà soddisfatta di lui l’opinione pubblica a Lubiana.

PIER LUIGI GIACOMONI

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NOTA:

[1] S. Lusa, Slovenia elezioni: “La gente balla”, www.balcanicaucaso.org, 25 aprile 2022.