EL SALVADOR. CIRCA VENTI OMICIDI AL MESE
(4 settembre 2016).

SAN SALVADOR. Ricordate El Salvador? La lunga guerra civile, il durissimo scontro tra oligarchia terriera e Fronte Farabundo Martì, le torture, gli assassinii… Oscar Romero.

Ebbene, El Salvador, oggi questo piccolo Paese dell’America centrale pare sul’orlo di una nuova guerra civile: da un lato l’esercito e la polizia, dall’altro le bande criminali che infestano il Paese.
Del resto tutta l’america Centrale vive una nuova escalation di violenza: secondo un rapporto del Palazzo di Vetro, apparso nel 2012,
l’America Centrale è una delle regioni del mondo più violente.
Al primo posto c’è l’Honduras (91.4 omicidi ogni 100.000 abitanti), seguito appunto da El Salvador circa venti omicidi al mese, Guatemala e Belize.

La situazione è così grave che il 9 agosto scorso, durante l’Angelus di quella domenica il Papa
si volle soffermare sulla grave condizione di San Salvador “dove – ha spiegato il pontefice – negli ultimi tempi si sono aggravati i disagi della popolazione a causa della carestia, della crisi economica, di acuti contrasti sociali e della crescente violenza”.

Le Maras – All’indomani della fine della lunga guerra civile che sconvolse il Paese dal 1980 al 1992
si costituirono nel Paese le Maras, ossia bande criminali, composte soprattutto di giovani e giovanissimi, dediti a diverse attività illegali, tra cui lo spaccio di stupefacenti, il pizzo, la prostituzione.
Spesso, colui che vuol far parte d’una “mara” deve dimostrare coraggio e sprezzo per il pericolo commettendo un delitto il più efferato possibile.
Le “maras” ebbero origine fra i giovani salvadoregni in fuga a Los Angeles durante gli anni della citata guerra civile e, quando costoro vennero rimpatriati dagli Stati Uniti trasferirono le loro attività in El Salvador ed in altri Stati latino-americani e le loro pratiche
sbrigative nel regolare i conti coi membri di altre bande criminali.
Le principali “maras” sono il Barrio 18 e la Mara Salvatrucha (detta anche Ms 13), entrambe con ramificazioni internazionali di giovani dediti spesso alla micro delinquenza.;
Nel giugno 2013, ad esempio, a Milano sono state emesse 25 ordinanze di custodia cautelare per giovani latini appartenenti alla Mara Salvatrucha, che spesso si scontravano con altri anche a colpi di machete, o che aggredivano i passanti per rapinarli.
Si pensa che oggi in El Salvador siano circa 60 mila gli aderenti alle “Maras” su una popolazione globale di 6,2 milioni d’abitanti. Esse operano soprattutto a San salvador (1,3 milioni d’abitanti), ma il senso d’insicurezza è generalizzato a tutto il territorio nazionale (21.400 kmq.)

La situazione – La realtà di El Salvador è piuttosto grave, poiché la decisione del presidente Salvador Sanchez Céren di intervenire con mano ferma contro le bande criminali, che rappresentano ormai una sorta di soggetto politico, si sta concretizzando sempre più in una nuova guerra civile.
Secondo quanto indica la BBC da gennaio ad agosto di quest’anno sarebbero state uccise
4.232 persone, (pari ad una media di 17,41 omicidi al giorno), mentre nello stesso periodo del 2014 ne erano morte
2.533 (10,42 delitti quotidiani).
Il 17 luglio scorso le “maras” (o “pandillas”), hanno imposto nella capitale uno sciopero dei mezzi di trasporto pubblico per rispondere all’intransigenza del governo: almeno dieci fra conducenti e dipendenti delle aziende di trasporto pubblico, essendosi rifiutati di scioperare, sono stati barbaramente uccisi, come pure sono rimasti chiusi i negozi della città. La tensione è cresciuta quando le autorità
hanno inviato alle fermate dei camioncini sostitutivi per ridimensionare l’impatto dello sciopero sulla mobilità dei molti pendolari in vana attesa del mezzo di trasporto.
“Il messaggio delle bande criminali – scrive il sito notiziegeopolitiche.net – è evidente: ad El Salvador comandano loro, non il governo”.
Fra i provvedimenti più contestati dalle bande criminali vi è la decisione del governo di riportare alcuni boss della malavita nelle carceri di massima sicurezza, dopo che nel 2012 il governo presieduto da Mauricio Funes (2009-14) aveva loro concesso, a mo’ di ramoscello d’ulivo, di essere detenuto in carceri vicino alle famiglie, la possibilità di vedere le mogli e soprattutto di tenere un telefono in cella.
Il presidente della repubblica Salvador Sanchez Céren, eletto di stretta misura nel 2014
ha scelto, invece la linea dura: ha inviato per le strade oltre 6.000 soldati dell’esercito ed ha rafforzato la polizia, inoltre si è rifiutato d’aprire negoziati coi banditi.
“Non negozieremo con i criminali, li perseguiremo fino a portarli in carcere”, ha affermato, accusando l’opposizione di centro-destra di sobillare i disordini”.
Salvador Sanchez Céren, 70 anni, proviene dalle fila del Fronte Farabundo Martì per la Liberazione Nazionale (FMLN) lo stesso movimento politico che negli anni Ottanta si batté contro l’oligarchia delle 15 famiglie di latifondisti che da sempre reggevano il potere nel Paese e che finanziavano gli squadroni della morte, respoonsabili tra l’altro dell’assassinio dell’arcivescovo di san Salvador Oscar Arnulfo Romero recentemente beatificato.

PIERLUIGI GIACOMONI